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Wojtek

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 29/05/2023 21:09:36

WOJTEK

Sembrava proprio che nessuna materia potesse interessarlo, soprattutto storia a cui tenevo molto. E dire che spesso avevo cercato di coinvolgerlo, illusa di possedere una prometeica forza. E invece non possedevo proprio nulla, se non una certa propensione a adirarmi con facilit. E questo lui lo coglieva, lo fiutava istintivamente e mi rispondeva picche.
Diceva che non lo interessava ci che era accaduto nel passato, che era tutto molto noioso e che non valeva la pena imparare date e fatti per poi dimenticarli quasi subito. Quindi non intendeva applicarsi nello studio per mandare a memoria lezioni noiose che non ascoltava nemmeno.
I colleghi mi consigliavano di proporgli racconti di fantasia a contenuto educativo e con riferimenti allattualit, ma a me il fantasy non mai piaciuto. Preferisco il realismo, il verosimile. Anche le fiabe mi annoiano, soprattutto quelle moderne e non desidero cimentarmi nella spiegazione di testi che io per prima non amo.
Per, il fatto che Igino Triossi si incaponisse a rifiutare tutto ci che gli mettevo nel piatto, dalla storia di Colombo alle imprese di Gengis Khan, dalla scoperta della tomba di Tutankhamon ai viaggi di Marco Polo, costituiva per me motivo di tormento e di contrariet.
E poi cera lesame di licenza.
Di che cosa avrebbe parlato questo ragazzo di fronte alla commissione esaminatrice? Che cosa sarebbe stata in grado di insegnargli la sua professoressa? Cerano tutte le attenuanti del caso, ma un docente ha bisogno di vedere il frutto del proprio lavoro, ha bisogno di gratificazioni per poter proseguire il suo cammino.
IginoGino, come lo chiamavamo tutti, se ne stava costantemente a testa ingi, le braccia allungate sul banco, con le mani perennemente sporche di bianchetto e di segni di biro, a ridacchiare e a parlare tra s, perso nel suo mondo, o a lanciarmi messaggi del tutto estemporanei che richiedevano paziente comprensione.
Erano giornate di indicibile malessere per me. Pensavo fosse disumano costringere docente e discente alla stessa frustrante tortura. Mi chiedevo perch dovessi sottopormi a un compito cos ingrato, perch mi importasse tanto di un solo studente che a volte mi appariva come un puntolino sperduto tra la folla, mentre ce n'erano molti altri ad attendermi allorizzonte. Sentivo, tuttavia, che mi risultava impossibile tollerare la sua insofferenza che sfociava nellirriverenza.
Unamica, insegnante alla scuola media di Imola, mi invit a trascorrere il week end da lei.
Accettai di buon grado, sperando che si potesse allentare lassedio a cui mi sentivo sottoposta, lassedio dei genitori che si aspettavano miracoli dallinsegnante di sostegno, dei colleghi che insidiosi alludevano al mio svolgere un incarico destinato ad un solo alunno. Speravo anche di ricevere qualche nuovo stimolo, qualche inopinato momento di illuminazione.
Partecipammo alla presentazione di un libro per linfanzia nel quale lautore raccontava una storia vera, la storia dellorso Wojtek, il guerriero sorridente, che era stato salvato da due bambini e poi adottato dal Secondo Corpo dArmata polacco del generale Anders. Insignito del grado di caporale addetto ai rifornimenti, lo straordinario soldato aveva contributo alla liberazione dellItalia dal nazifascismo.
Lautore sottoline il momento di ingresso a Imola delle truppe polacche alleate, con lorso Wojtek in bella vista dentro un camion.
Decisi di proporre la storia a Gino. La consideravo la mia ultima carta.
Il luned mattina mi presentai a scuola con un enorme orso di peluche al quale avevo applicato una medaglia di sottile latta con inciso, mediante la tecnica dello sbalzo imparata da studentessa alla scuola media, il nome Wojtek.
Avevo chiesto alla collega di inglese di farmi raggiungere da Gino direttamente nellaula. Misi la montagna di peluche sulla sedia della cattedra e mi accomodai al suo fianco.
Gino sobbalz davanti allinattesa presenza e si arrest stando in piedi in mezzo allaula.
-Ma assomiglia allorso che c nel rifugio! - disse subito guardandolo incuriosito- vabb che quello bianco.
-S, ma questo non stato catturato dagli esploratori. Questo un soldato che ha combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale ed morto di morte naturale in uno zoo.
-Ma va! Un soldato!? Ma sparava?
-No, non sparava! Portava cibo, casse di rifornimenti per lesercito.
Gino meravigliato. Guarda loggetto e ci gira un po intorno. Poi, gli accarezza una zampa.
- Uh! Come morbido! Ma questo un giocattolo, non il vero orso.
- Certo, non potrebbe. Ma serve per immaginare quello vero. Immaginare come sarebbe.
- Ma veniva dal Polo Nord?
Gino sembra improvvisamente molto lucido.
-No, dalla Siria, poi dallIran dove i polacchi avevano allestito un campo per prepararsi ad affrontare la guerra in Italia.
Gino abbassa la testa. Gli nuova questa cosa dei polacchi in Italia.
-S, i polacchi erano nemici dei tedeschi perch la Germania aveva umiliato la loro terra e, perci, aiutarono lItalia.
Gino mi guarda. Sembra assente. Ma si rimette in ascolto.
Il cuore mi batte.
Spero.
Adesso stringe tra le mani la medaglia di latta e io gli dir del nome, uguale a quello del giovane soldato che teneva lorso con s e che racconter la sua storia molti anni dopo la fine della guerra, gli dir della battaglia di Montecassino, dellinfermeria, del generale Anders e tutto ci che mi riuscir.

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