Il libro di Mastroberardino rinnova il romanzo industriale che ha visto in Paolo Volponi uno dei maggiori rappresentanti: ricordiamo il suo Memoriale, che riguardava il punto di vista operaio, mentre le Mosche del capitale passavano al livello della gestione e progettazione. Anche nel cinema, un Ermanno Olmi, ad esempio, riprendeva i due livelli: se Il posto parlava di giovani alla ricerca del lavoro, con La circostanza ci si spostava nel mondo dellalta borghesia. Ottieri ci ha lasciato lormai classico Donnarumma allassalto e pi recentemente Ermanno Rea La dismissione sulla fine di Bagnoli. Ma il clima rarefatto di questo romanzo dellirpino Mastroberardino, titolare dellomonima e prestigiosa azienda vinicola di famiglia, ci riporta anche, pure per la questione dei tagli al personale, al surreale Lultimo duello di Luigi Compagnone (ricordiamo: due impiegati devono giocarsi in uno scontro allultimo sangue la conservazione del posto di lavoro).
Ebbene, anche Umano errare un romanzo aziendale, aziendale pi che industriale, seppure non si fa capire, volutamente, di cosa si occupino le due aziende competitors, lExtensa e la Tetragon (non a caso tetragona nel nome), poi fuse nella Extetra. Non sappiamo dunque cosa producano queste aziende, non sappiamo dove si trovino, e i protagonisti hanno cognomi italiani, inglesi, tedeschi, spagnoli, per mantenere il tutto in clima indefinito e straniante. anche se i profili dei personaggi vengono pure delineati in modo particolareggiato, un modo particolareggiato che per richiama in fondo, per dirla con Jung, dei tipi psicologici, cio siamo di fronte a delle fisionomie paradigmatiche. Ritratti di uno spregiudicato cinismo, pur nellevoluzione delle rispettive personalit, non statiche dunque, ma colte nella loro evoluzione ante quem (nellanalessi narrativa), nonch nel corso del romanzo: cosi com tipico di romanzo in quanto genere che ricostruisce i percorsi esistenziali dei protagonisti e il momento di svolta in tale crescita: ci vale soprattutto per i due deuteragonisti, Stephan Berger e Elda Spencer, dei quali si coglie lintimo contrasto tra istinto e ragione, che tema di tutto il romanzo. Anche Elda, nella sua corazza (nella corazza che s costruita per protezione ma che diventa prigione), sente il bisogno di deragliare, di uscire dal binario sul quale ha messo la propria vita, ma che quello che impongono le circostanze. C qualcosa di pirandelliano in questa ricerca didentit dei personaggi e del clich cui invece vuole condannarli la societ (vedi anche lillustrazione di copertina dello stesso autore in cui campeggia un volto indefinito, incompleto, di donna fronteggiato da un uccello in volo) e il romanzo stesso ha qualcosa di teatrale: anzi, diciamo che la metafora teatrale e la pi insistita, accanto a quella bellica o sportiva, di incontro-scontro qual la vita. Lincipit stesso del romanzo teatrale con Stephan che fa ingresso nel wine bar (ci ricorda lEntr Carla dellaltrettanto teatrale romanzo borghese Gli indifferenti di Moravia). Quel locale nel quale casualmente sono convenuti gli altri personaggi, Elda, appunto, il capo, e Simone e Costanza, tutti coinvolti nel gioco che si creer tra le aziende interessate. Cosi ci vengono presentate le caratteristiche dei personaggi attraverso un monologo interiore ricostruito da un narratore onnisciente che ci immerge nel calderone dei pensieri degli interessati. Un romanzo affabulatorio che appare come un meccanismo, un marchingegno gi nel movimento di ingranaggi che ci presenta appunto i personaggi, agganciati come in ruota dentata che gira.
Questo meccanismo e il linguaggio tecnico-burocratico nel quale personaggi e vicende vengono immersi sono, formalmente, la trascrizione del contenuto, che quello del freddo meccanismo degli affari, un meccanismo che vuole tenere al bando i sentimenti, sentimenti che invece trapelano nelle triangolazioni amorose (un controverso gioco di affinit elettive) che si creano fino a determinare decisioni che non sono poi il prodotto di disincarnate analisi. Lumano, troppo umano sempre li a incombere. Se larmamentario metaforico sembra diventare troppo pesante e probabilmente lo e sembra soffocare il dipanarsi della storia che coinvolge di pi quando portata avanti in modo snello , pero senzaltro funzionale al mondo che vuole descrivere. E la resa di unopera letteraria va considerata appunto anche nella proporzione tra storia e racconto, ci che si vuol dire e come lo si dice. Pensiamo appunto alla ridondanza tecnica di un romanzo come il gi ricordato volponiano Mosche del capitale.
Lindeterminatezza degli ambienti, che rimane tale, pur nellaffabulazione avvolgente, d poi un carattere di genericit, che si fa per universalit. Il cinismo degli scontri aziendali diventa a sua volta metafora della vita tutta. Un meccanismo che, pirandellianamente, ci stritola e dal quale, pirandellianamente, si vuole uscire con un colpo di scena. Come quello che ci propone il finale e che, nella sua ambiguit, non sveliamo.
Lumano errare dunque quello di tutti noi. Errare nel senso di aggirarci nella vita. Errare nel senso di sbagliare. Anche qui una proficua ambiguit.