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Lampi

Narrativa

Jean Echenoz
Adelphi

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 03/07/2012 12:00:00

Un bambino può vedere la luce, nascere, mentre un impressionante temporale squarcia l’atmosfera, i fulmini illuminano la casa in cui avviene il travaglio e le pendole si arrestano, come se il temporale immane segnasse anche la fine del mondo, e diventare una persona normale? Secondo Echenoz no. L’elettricità che ha accolto la nascita del bimbo, in qualche modo, lo accompagnerà per tutta la strana esistenza. E se quel bimbo si chiama Nikola Tesla, tutto acquista un senso, chiaro, come la luce di un fulmine, appunto. I misteri attorno alla nascita dovuti al torrenziale acquazzone cominciano subito, infatti non si sa esattamente quale sia il giorno in cui il bimbo ha visto la luce, era prima o dopo la mezzanotte? Non si sa, di conseguenza si ignora quale sia l’esatto giorno in cui collocare il genetliaco del genio. Ma poi, nel volgere degli anni, Tesla avrà ben altri problemi che il compleanno, la sua mente infatti continua a concepire invenzioni in modo vorticoso, che acquisiscono subito una forma compiuta nella mente di Tesla, quasi riuscisse a vedere, con uno sguardo “interiore”, un progetto già bell’e pronto. A questo fa seguito una notevole abilità manuale, e così dall’idea alla realizzazione il passo è assai breve. Se poi non c’è tempo di depositare un brevetto fatto per bene, è affare trascurabile, là per là, ma si rivelerà fonte di frustrazione e una enorme mole di mancati guadagni per il geniale inventore. Tesla, praticamente, inventa e scopre tutto quello che conosco relativamente all’elettricità; purtroppo, se nessuno è profeta in patria (Tesla emigra ben presto nei più accoglienti Stati Uniti) raramente lo è anche nei tempi in cui vive, e così, sebbene osannato per i suoi vistosi esperimenti in cui crea fulmini e saette, sovente le sue idee vengono definite visionarie e non prese in considerazione. E si parla di idee veramente folli o irrealizzabili? il lettore giudicherà: radar, radio, televisione, solo per citarne alcune. Un progetto cui Tesla ha lavorato molto e che colpisce assai per la larghezza di vedute è un metodo per produrre energia a bassissimo costo e distribuirla praticamente a chiunque in modo facile e gratuito. Si potrà facilmente immaginare come quest’ultimo aggettivo abbia suonato male alle orecchie dei magnati dell’energia che avrebbero dovuto finanziare gli studi.

Intorno a tutto questo Echenoz costruisce il “personaggio” Tesla, che nel romanzo si cela dietro il nome di Gregor, spogliando il volume della caratteristica di biografia. Allora il nostro Gregor è molto schivo, sembrerebbe asessuato, con una grande passione per gli uccelli, attenzione ai più maliziosi, uccelli nel senso di volatili, egli infatti ama visceralmente i pennuti, giungendo a metter in piedi una sorta di clinica per pennuti malati. E negli ultimi anni della propria vita, deluso ed amareggiato per le incomprensioni, si dedica esclusivamente ad essere veterinario di piccioni raccattati a Central Park. Forse riconosceva nei volatili emissari di entità aliene con le quali ha sempre cercato di comunicare attraverso potenti antenne radio. Inoltre il nostro Gregor appare come un incorreggibile dandy, sempre elegante e un po’ istrione, per la sua propensione a fare dimostrazioni mirabolanti delle sue scoperte. pare che negli ultimi anni dei suoi studi Gregor/Nikola abbia inventato un arma formidabile, il possesso della quale avrebbe reso una nazione invincibile, ma qua, tra l’istrionismo e la follia ha prevalso il buon senso e il voler aiutare l’umanità. Gregor taglia il progetto di questa micidiale arma in cinque parti e ne invia ciascuna a una grande potenza in modo che le stesse avrebbero dovuto pacificamente incontrarsi per mettere insieme il progetto che sarebbe così stato di proprietà comune e quindi mero deterrente di ulteriori guerre. Purtroppo anche questa idea cadde nel vuoto. Gregor si spense a New York il 7 gennaio 1943 in seguito a quello che Echenoz ci presenta come un rocambolesco incidente che avrebbe potuto trovare collocazione più nel Lohengrin che su una strada della metropoli. Ma così è, Echenoz si è assai divertito a raccontare la vita di questo scienziato, con toni accorati e un po’ burleschi, stemperando il tutto con la consueta dose di ironia cui questo scrittore ci ha abituati.

Il libro è veloce da leggere e leggero per il lettore, in quanto le 176 pagine sono stampate con un insolito grande formato, adatto anche agli occhi meno acuti, o per far apparire più polputo un breve racconto? Oltre i misteri dell’elettricità siamo di fronte anche ai misteri della maison Adelphi.



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