Scherza sì ma non inganna
Questa favola anagramma
Non è fatta per la nanna
Ma piuttosto per star sveglio
Mentre spero per il meglio
ZIA MORCADÈ
C’era una volta, sotto una volta cerulea, un re magnanimo di nome Animo, sovrano di tanti stati. Gli stati d’Animo erano sempre in conflitto tra loro, ma il re non si scoraggiava…Animo!Animo! Lo acclamava il popolo che di lui si fidava. Discendeva da una famiglia di amorevoli e saggi sovrani, era figlio d’Arte. La madre, che si chiamava appunto Arte, era diventata regina sposando il padre Renato divenuto re eccezionalmente alla nascita. Quando Renato era ancora nel grembo della madre regina, il padre re morì tragicamente, di conseguenza divenne re appena nato, per questo fu chiamato Renato.
Renato ed Arte non solo trasmisero ad Animo tutto l’amore per il regno giardino, gli lasciarono in eredità una macchina giardiniera, antica e moderna, unica nel suo genere, chiamata affettuosamente Zia Morcadè. Essendo quest’ultima una macchina programmata e programmabile, nonostante godesse di sana e robusta costituzione, doveva essere usata bene affinché riuscisse nel compito di governare al meglio l’immenso giardino che rischiava senza cura di seccare e inaridire, terra di soprusi naturali conquistata da sterpaia soffocante; di contro con il troppo controllo rischiava di diventare un pratino asettico, senza spazio né possibilità per quei fiori e frutti, dalla bellezza peculiare, di sorprendere esprimendosi in tutta la loro unicità.
Zia Morcadè, proprio per la sua funzione così preziosa, era in costante pericolo! Aveva molti nemici che non volevano funzionasse bene! C’era chi cercava di manometterla, di corromperla, di scoraggiarla, o distruggerla del tutto! Se tra moglie e marito non si mette il dito, figuriamoci se si può mettere la mano tra popolo e regno…manometterla era fuori discussione finché ci sarebbe stato Animo a combattere contro chi fosse intenzionato a danneggiarla. Di loschi figuri dalle mire malevoli ce ne erano molti. Lino ad esempio, dal modo regale anche se un po’ brusco, come regalino dava un bruscolino a chi si faceva corrompere per aiutarlo a corrompere. C’era Costanza I, con la volontà ferrea d’esser nubile per questo conosciuta da tutti come la Volubile. Guidava un gruppo di spaesati senza punti di riferimento ed era riuscita a creare la setta dei “so' tutti uguali” insieme ad un altro terribile personaggio avverso a zia Morcadè…la temibile Enza, Enza Indiffer. Queste ultime creavano terreno fertile a Chiara detta la Scura che con vestiti anacronistici, promettendo sicurezza, faceva presa sugli istinti più beceri della popolazione con discorsi a braccio, tono teso e "tanti saluti" a Zia Morcadè.
La minaccia più grande però veniva dal popolo stesso perché, come la vita per le fate o per i sogni, affinché zia Morcadè vivesse funzionante, il popolo doveva credere fermamente in lei. Sul foglietto illustrativo i presupposti fondamentali per una corretta manutenzione erano una sensibile educazione, un’attenzione ed un impegno verso il bene comune. Ma il popolo troppo spesso non riusciva a guardare al di là del proprio orticello dimenticando che altro non era che un piccolo tassello dell’immenso giardino. Continuava la processione testa bassa, consumandosi nella strada consumata, verso la famelica gola della divinità Nomiaeco, la quale richiedeva continui sacrifici ai più mentre risuonavano echeggianti le grasse risate dei pochi, la ristretta cerchia dei custodi del tempio.
Altri invece preferivano rifugiarsi in un appartamento del palazzo in via dell'apparenza, sempre affollato. Quelli dell'appartenenza, come venivano chiamati, pagavano questo soggiorno liberandosi delle pesanti monete del ragionamento, della critica e del giudizio su ciò che è giusto o ciò che è sbagliato. Uniti in squadre ingurgitavano ogni pozione dei cuochi maghi della magione, fatte di gustose frasi fatte, latte di capri espiatori e frittate rigirate, false notizie glassate di doppiopesismo. L'importante era soltanto la vittoria della propria squadra, anche se non concorreva al bene comune, compreso quello degli stessi popolani che vi appartenevano.
Per fortuna erano ancora in molti a credere in Zia Morcadè, nella sua grande valenza ed utilità, guardando all'immenso giardino con amore, rispetto, responsabilità, verso ogni sfumatura e colore, dove la vita umana ha lo stesso immenso valore, che sia vicina o lontana. E così, giunti alla fine di questa storia torniamo al punto di partenza. Dopo aver anche noi gridato e sostenuto Animo, ci ritrovammo con un po' di spirito in corpo, seduti in osteria, prima di chiedere il conto, a chiederci quando ci si renderà conto che per contare bisogna chieder conto, imparando a far di conto…rollando se bisogna la manier del viver, senza abbandonarsi a venditor di fumo, in poche parole...CONTROLLANDO!
Vi chiederete dove sia la MorAle della storia...bene, quando incontrerete una Sandra dai capelli neri chiedetegliela (finale maschilista con stile, quindi stilista maschio del tipo…la passerella è tutto per me). Metafora semplice per dire che il più delle volte si comincia seriamente, ma poi va tutto a
p…erdigiorno, creduloni ed incuranti...che Dio ce la mandi bona!
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