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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Pasqua di neve

Poesia

Enrico Testa
Edizioni Einaudi

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 22/04/2008

Testa, in questa sua splendida raccolta poetica, appare agitato e impaziente, cerca di sfogare un malessere interiore e profondo inconsolabile e ineluttabile: lasciatemi stare, cos si legge in uno degli ultimi versi di questo libro. La lettura conduce a una molteplicit di bivi, di incertezze. E anche prendendo una strada che pare retta, in un secondo tempo narrativo diventa curva e stretta, c il rischio di incidentare. E un libro complesso nella forma e veloce nel procedere. Il soggetto sempre in movimento come a non voler fermarsi nello spazio di una pausa salutare per lasciare che altri pensieri, magari di resurrezione, prendano il sopravvento. E come se qualcuno inseguisse il soggetto e questo continuamente fuggisse trascinandosi dietro il lettore cercando di convincerlo della delusione dellorigine di questo mondo. Il libro concentrato sul leitmotiv della separazione e non lascia scampo: il distacco linevitabile destino del mondo affettivo, e la morte ne lapice estremo e definitivo. Lautore si attorciglia nel dolore del ricordo di momenti passati, rivissuti nello stare nei luoghi che lo vide in compagnia del suo soggetto affettivo: sono passati pi di ventanni / da che ci incontrammo / nellombra dei tigli sul viale. / [] / Torniamo indietro / riprendiamo daccapo. / Scorrono via veloci i vagoni / [] / Seduto sulla panchina alla fermata / un batticuore rivedere nel parco / la tua sottile figura nuziale / [].

Testa propone, attraverso i suoi versi ben orchestrati e con variet linguistica lodevole, una visione del mondo disunita, in cui le varie parti cadono in un conflitto irreparabile che lo destina inevitabilmente alla rovina: [] / E loro, strinati dalla primavera improvvisa, / sempre l a chiedersi / se siano alleati, o nemici, / i libri, i fiori, le luci fugaci, i soffi vischiosi, le voci / dolci acute invadenti / nascoste nelle cortecce o nelle fessure, / e per quanto tempo potranno ancora durare / le imposte cadenti marce di salmastro / [].

Un bel libro, una bella prova di scrittura legata alla vita, ai gesti del quotidiano in parte si evincono dal libro le abitudinarie azioni dello scrittore. Egli parte sempre da scene e azioni esteriori ben precise per condurre verso i processi intellettivi e affettivi da cui scaturisce il suo pensiero.

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