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Il cattolico adulto

Argomento: Società

Articolo di Aldo Vitale 

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Pubblicato il 14/03/2017 19:19:53

Guida bioeticamente scorretta per cattolici adulti.

 

Il cattolico adulto lo sa, sa di essere diverso, aperto ai tempi che mutano e che richiedono un mutare della Chiesa, del suo rigore dottrinale, del suo essere astratta istituzione.

 

Sì, lo si sa: il cattolico adulto è uno che la sa lunga, mica come quei cattolici bigotti che ancora credono nei sacramenti, nella confessione, magari nella presenza reale del Salvatore nell’eucaristia, nell’indissolubilità del matrimonio, nella verità della rivelazione cristiana o perfino in posti da isteria collettiva di massa come Fatima, Lourdes o Medjugorje.

Il cattolico adulto lo sa, lo sa bene che quello che conta è la speranza nell’uomo, nella possibilità di essere tolleranti e moderni, non come chi ritiene che vi siano principi e norme universali; il cattolico adulto sa bene che ciò che conta è la fede di portare il progresso nella società, nella concretezza delle opere, non nell’astrazione dello spirito; ciò che conta per il cattolico adulto è la carità per il prossimo, come assistenza dei più poveri e degli emarginati, non con l’asettico rigore del rispetto di astratte verità teologiche e morali.

Tutto questo, e in effetti anche ben altro, il cattolico adulto ce l’ha sempre ben presente, ed è ciò che lo distingue, grazie a Dio (pensa tra sé), dagli altri, dagli altri cattolici, intolleranti e retrogradi che dopo un rosario, magari predicano una assurda verità assoluta sull’uomo riflesso di una ancor più assurda verità su Dio, o che magari ritengono che la Chiesa non debba essere un insieme di operatori sociali per il benessere umano, ma la sposa mistica del Cristo.

No, il cattolico adulto è maturo, non ha più bisogno di madre Chiesa che gli indichi la via; quello è tipico di quei cattolici che, appunto, adulti non sono, né nella fede, né nell’agire sociale e politico. Il cattolico adulto lo sa, sa di essere diverso, aperto ai tempi che mutano e che richiedono un mutare della Chiesa, del suo rigore dottrinale, del suo essere astratta istituzione.

Il cattolico adulto sa che la Chiesa orienta, ma non guida; sa che le Sacre Scritture sono solo orientative, non indicative; sa che il Cristianesimo è amore e che quindi non vi possono essere principi, norme o divieti.

Il cattolico adulto non solo sa, ma sa anche di sapere tante cose, tante più degli altri, sicuramente più di coloro che, cattolici non-adulti, hanno una fede semplice, popolare, ingenua, perfino mistica talvolta, e che se non è mera superstizione è sicuramente qualcosa non più al passo con i tempi.

Il cattolico adulto, per esempio, ritiene che l’aborto sia soltanto un disagio personale della donna e che nessuno possa intromettersi, non invece, come insegna S. Giovanni Paolo II «l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita» (Evangelium vitae, n. 58).

Il cattolico adulto, sempre per esempio, ritiene che la maternità surrogata sia legittima, perché legittimo è il diritto di avere figli, non come insegna la Congregazione per la Dottrina della Fede secondo la quale, invece, la maternità surrogata è «una mancanza oggettiva di fronte agli obblighi dell’amore materno, della fedeltà coniugale e della maternità responsabile; offende la dignità e il diritto del figlio ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato dai propri genitori» (Dona vitae, II, 3, 22 febbraio 1987).

Il cattolico adulto, ancora per esempio, reputa che l’ideologia gender non esista, essendo soltanto una trovata omofoba di certi ambienti cattolici conservatori ancora attaccati a modelli familiari ancestrali e non più al passo con i tempi, non avendo alcuna importanza le parole di Papa Francesco per il quale «un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare. D’altra parte, la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie. Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata» (Amoris laetitia, n. 56).

Il cattolico adulto ritiene del resto che non vi sia nulla di male nell’approvazione delle unioni civili, poiché i tempi cambiano e con essi la famiglia, occorrendo garantire i diritti di tutti, anche di coloro che non rientrano nella definizione cristiana di famiglia, non risultando rilevanti le parole di Papa Leone XIII per il quale «è dunque un errore grande e dannoso volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia» (Rerum novarum, n. 11).

E, infine, il cattolico adulto, che non ritiene fondamentale la resurrezione tra i paradigmi escatologici del Cristianesimo, e che ha elaborato una idea tutta propria della morte, magari schiacciando l’occhio anche a qualche tentazione orientalista che predica la reincarnazione, sa bene che nessun Dio buono può costringere i propri figli alla sofferenza, non potendo così essere illecita l’eutanasia, specialmente se richiesta da persone estremamente sofferenti, non avendo alcuna importanza le parole di Papa Benedetto XVI per cui «va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana. Queste pratiche, a loro volta, sono destinate ad alimentare una concezione materiale e meccanicistica della vita umana» (Caritas in veritate, n. 75).

Il cattolico adulto, quindi, partecipa attivamente o anche soltanto passivamente, ma sempre con gioia, all’approvazione e alla diffusione di leggi e meccanismi culturali che favoriscono l’aborto, la maternità surrogata, l’ideologia gender, le unioni civili, l’eutanasia, poiché sa, sa cosa in effetti è il Cristianesimo e sa quando la Chiesa sbaglia non avendo importanza nemmeno le parole di S. Paolo: «La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia» (1Cor., 13, 9).

Il cattolico adulto, insomma, pare sia molto adulto anche se a scapito del suo stesso essere cristiano, poiché il suo pensiero, specialmente nell’ambito della bioetica, sebbene sia proprio al passo con i tempi, non c’entra più nulla con l’impianto morale del Cristianesimo.

 

(Tempi, 3 marzo 2017.)

 


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