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Saccargia (Sacraria)

di Rita Mura
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Pubblicato il 26/08/2026 13:45:28

SACCARGIA (SACRARIA)

 

Esistono amicizie che resistono al tempo, alla distanza e ai cambiamenti. Era successo a Luca e Ivan, ex compagni di università e di abitazione durante gli interminabili anni di studio economico. Avevano attraversato anni di passioni e formazioni simili ma il tempo ricrea percorsi e indirizza su vie scostanti e lontane per poi riavvolgere una matassa aggrovigliata e ritrovare un sorriso creduto perso anche solo per un incredibile istante…

Luca ritornava da un lungo soggiorno in Messico dove aveva avuto l’opportunità di seguire una grossa azienda di ricerca e produzione di pelli vegetali innovative e sostenibili. Aveva ritrovato una dimensione simile alla sua terra e nuove idee semplici ma concrete per preservare il territorio e la natura. Aveva scoperto curiosità e forza, imprevedibili ma realizzabili anche sul territorio di nascita. In Sardegna si parlava già da tempo dell’uso dei fichi d’India per la produzione di tessuti e pellami ecosostenibili resistenti ma attualmente era stato ricreato  un uso solo su piccole produzioni artistiche.

 Era proprio da questa pianta così diffusa in campi e vigneti, divisoria di campi, amata per i suoi frutti succulenti e ornamentali che aveva riavvicinato la sua visione e ritorno verso il territorio sardo. Aveva scoperto negli anni trascorsi all’estero che “il fico d’india” in realtà era un frutto che aveva le sue origini in Messico e che era stato esportato in Europa dai tempi della scoperta dell’America. Deriva il nome da un comunissimo sbaglio del passato, per le speranzose Indie credute e ricercate che in realtà non erano altro che Nuovi Mondi, nuove terre inesplorate e da far rivivere.

 Un’idea errata ma soprattutto una convinzione viva, può influenzare nomi e posti, creazioni o semplicemente chiese, dimore, terreni e tanto altro.

Ivan aveva avuto un percorso differente. Non aveva continuato la strada professionale ed economica ma a seguito di problemi familiari e forte motivazione interiore e spirituale era entrato a far parte dei monaci camaldolesi. Già da giovane aveva avuto la passione per la lettura e aveva approfondito per caso alcuni scritti sulle regole di San Benedetto. Era nato tutto per un caso, in un momento di sconforto per aver perso un familiare caro. Si era avvicinato alla chiesa e durante l’ascolto di una predica durante il mese mariano era rimasto folgorato da un discorso di un frate giovane ed appassionato, aveva intravisto una luce diversa ma concreta.

Ivan aveva sempre amato aiutare gli altri, avrebbe ceduto tutto il suo amore per vedere il sorriso rivolto verso i più sfortunati ma in quell’istante capì che niente doveva essere forzato, niente doveva essere chiesto, tutto doveva nascere da un intimo che ricerca verità e sincerità. Era un discorso interessante, forzare il bene non voleva dire donare il giusto, bisognava capire il senso del gesto. Aveva negli anni deciso di donare il suo tempo al ritiro e al silenzio dei monaci camaldolesi per poi ritrovarsi catapultato per caso nel ritorno nella sua terra, la Sardegna.

Fu così che un giorno, Luca passeggiando nelle campagne di
Codrongianus e studiando il territorio, si imbatté in una bellissima Basilica in stile romanico pisano con colorazioni bianche e nere nelle sue fasce. Era una visione sorprendente in una vallata desolata alla sola natura e al silenzio. Si lasciò sorprendere dal caldo e dalla pace, decise di fermarsi all’ombra di un muretto in pietra poco distante.

In quell’istante passò un giovane con la sua piccola mandria di mucche. Aveva ereditato il pascolo dai suoi avi e dopo secoli aveva mantenuto la promessa donata alla famiglia di passare ogni mattina in reverenza alla Madonna per donare il latte ai monaci poco distanti. Luca adorava osservare la semplicità della vita, le piccole realtà quotidiane che rendevano oro alla vita, i piccoli gesti lontani dalla frenesia dell’oltre. Si avvicinò per salutare come era consuetudine in quelle zone.

“Buongiorno e buona vita! Posso aiutarti in qualche modo?”

Il giovane si girò e lo osservò.

“Buongiorno forestiero. Ti ringrazio. Ti sei perso?”

Luca sorrise amava quel porsi e amava respirare la libertà, sentirsi sé stesso.

“Non sono forestiero! Un sorriso illuminava il suo volto. “Mi chiamo Luca, sono rientrato in Sardegna per creare qualcosa qui nelle mie terre. Stavo dando un’occhiata ai paesaggi circostanti…”

In quell’istante la porta della Basilica si aprì. Un piccolo monaco vestito di tutto bianco, comparve dirigendosi verso il giovane allevatore.

“Ti ringrazio per la devozione costante…se vuoi puoi entrare…”

Luca sentendo la voce abbracciò subito il monaco.

“Non posso crederci. Sei Ivan!”

I due giovani si ritrovarono come in un voto antico presso la piccola comunità che recava una devozione, una credenza e il piccolo presepe ricreato da una storia sempre viva e pronta a ripresentarsi.

“Sono sorpreso di rivederti proprio qui! Dai entriamo tutti e concediamoci una pausa. Abbiamo tanto di cui parlare e tanto da creare.”

Tutti e tre entrarono nella navata della chiesa. Un fascio di luce li avvolse e da lì capirono che tutto era da riscrivere. Il loro incontro non era un caso ma una guida. Il passato doveva donare devozione e il presente doveva portare cambiamento per tutta la comunità. Il passato con i suoi allevamenti devoti doveva insegnare al presente, il cambiamento e la credenza. Tutti e tre avrebbero creato assieme un collante di speranza e forza, un sentiero luminoso e giusto.

 Così decisero di iniziare proprio dalla Basilica di Saccargia, nata da un voto antico, creata da una nascita, costruita in bellezza, silenzio, devozione e legame tra antichità, leggenda e storia. Il suo nome dagli scritti tramandati, deriverebbe dal sardo “S’Accargia o sa acca arza” che significa “la vacca pezzata”, letteralmente dal latino sacraria luogo sacro. Secondo la prima leggenda, una mucca dal pelo maculato distaccandosi dalle altre del gregge, si narra fosse costante nel presentarsi ogni giorno nei territori prescelti dai monaci, inginocchiandosi in devozione per offrirgli in dono il latte. Ancora oggi in un capitolo del portico della chiesa ricostruita, è presente la scultura proprio di una mucca.

La leggenda successiva porta con sé la concreta verità di un voto chiesto e realizzato che ha ricreato un segno di presenza e unione tra il passato e il presente. La chiesa odierna rimane una costruzione voluta da una famiglia stimata per un voto chiesto alla Madonna di un figlio. La nascita e nuova vita, voluta e attesa, diviene simbolo di continuità e memoria nella creazione della Basilica, fonte di ringraziamento e credenza.

La Basilica di Saccargia rimane ad oggi una sorprendente visione, sperduta ma così viva.

 

“P.S. Nomi e fatti sono fulcro di fantasia.”

 

 

 

 

 


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