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Il professor Fumagalli e altre figure

Poesia

Giampiero Neri
Lo Specchio Mondadori

Recensione di Antonio De Marchi-Gherini
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Pubblicato il 31/07/2012 12:00:00

Aveva detto di chiudere  con la poesia; ma numi superiori, non hanno creduto all’atto ‘suicida’ ed hanno infilato nella prestigiosa collana de  ‘Lo Specchio’ l’ultima fatica letteraria di Giampiero Neri. ‘Il professor Fumagalli e altre figure’ ha già nel titolo qualcosa di gigionesco, di ironico e di levità scrittoria.
Questo poemetto in prosa, come lo definiscono le varie sinossi che presentano il libro, è una galleria di personaggi più o meno abbozzati, più o meno definiti. Di ognuno però il Neri ci offre quattro pennellate tali da rendere subito evidente quello che gli interessa del personaggio in oggetto.
Certo il fratello Giuseppe Pontiggia non ha bisogno di presentazioni tale fu ed è la sua fama, meno noto ma conosciuto come uno dei maggiori esegeti e studioso di cose neriane è Pietro Berra giornalista, critico e poeta. Ma tanti personaggi fanno parte, pur esistendo o essendo esistiti, dell’immaginario realistico un po’ alterato del poeta. Alterato mi si capisca, nel senso surreale del termine.
L’ironia il grottesco e a volte il colpo secco di bisturi, sono gli ingredienti principali di questo pastiche gaddiano che si legge tutto d’un fiato.
 Buon sangue non mente, se per la poesia Giampiero Neri è annoverato fra i maestri del ‘900, nella narrativa 
 pur essendosi già cimentato con altri poemetti in prosa – ci dà conferma del buon tessuto narrativo. E’ evidente lo sforzo di voler oltrepassare i generi, il limite. 

Il limite è qualcosa che è costantemente oltrepassato, ma impone di rimando un’oscillazione compensatrice e dell’indefinito svolgersi di tale oscillazione è immagine il movimento circolare della prosa neriana. E l’oscillazione è quel senso di stordimento e piacere ad un tempo che si prova leggendo i testi.
In Neri sembrerebbe che l’autocoscienza, cioè l’approssimazione illusoria del sé come soggetto pensante, fornisca infine un sicuro approdo al regresso all’infinito di predicati e di soggetti.
Ma è pura illusione, dice Kant, non si dà vera conoscenza del proprio essere assoluto appunto perché è possibile darne un predicato.
Dunque in questo breve  Zibaldone di aforismi , racconti, brevi ma succose poesie, com’è nello stile di Giampiero Neri,ci soccorre lo stesso nume indiscusso della poesia, Giacomo Leopardi,che scrive: 'la ricerca dell’infinito ( pur nel limite della contingenza quotidiana e memoriale di Neri) è un parto della nostra immaginazione, della nostra piccolezza a un tempo e della nostra superbia…un sogno, non una realtà'.
E allora il mite Giampiero vagando e divagando nei territori della sua amata Odissea, poi da Ovidio a Dante e, fine psicologo e sociologo dei sentimenti, osservatore acuto delle umane cose, ci porta nel suo mondo onirico, obliquo, dove nascono vegetali, animali ed umani di un’altra specie.
Ancora una volta la parte del poeta è dunque quella di una seria, accurata e minuziosa ricognizione del reale, un reportage dove linguaggio alto e linguaggio comune si fondono e si intersecano in quella cifra stilistica dell’essenziale che è tipica del Neri in una tensione continua di una grandiosa ricerca si supreme allegorie etiche e storiche. Storiche sia con la S maiuscola, ma ancor più con la storia minuscola degli umili.


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