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L’ombrello, la paura, il viso e la nuvola

di Dereck Louvrilanmè
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Pubblicato il 20/10/2026 11:41:19

Intersezioni di fatto - 1

 

    L’ombrello è la cooperazione di stecche metalliche che integrano uno svolgimento, un compito di riparazione. Stanno insieme per stendere un velo. Sono agenti al riparo, rassicurano anche di scorta. 

   Chi trema vede distrutte in sé fondamenta categoriche. I sussurri accalorano i curiosi, ma le voci urlate divelgono anche legami fraterni: cosa c’era nel boato che porta la guerra sul muro occidentale? Se la storia produce tanto rumore, spaventa la rabbia quando esplode o il silenzio che la segue?

     Comunque la smorfia si situa sulla guancia come in continente. Non si trova l’isola del sorriso dove la barca del timore prova l’approdo. Per altri versi diremo che l’attraversamento di ogni guado è impedito dalla larghezza dell’oceano di colpo astioso. E’ un ghigno la sabbia ma è il soprassalto che tenta di parare quella smorfia. Quella smorfia devasta il volto se si verifica almeno un tuono mentre il lampo si è già spento: allora perché?.

    Viene da sud, da una costola dello scirocco la nuvola seduta su Paestum. Ha un nero astratto che tutti riconoscono carbone. Ma il carbone non c’è ed allora si cerca il vapore e si riconosce la goccia che ha prodotto il cielo ed attracca se atterra! E qualcosa scivola, fa crescere le pozze, liquida i rivoli come dissidenti in fuga. Proprio dall’ombrello come cupola di stoffa: contiene la fuga dei colori. L’ovale del tessuto sollecita il senso di protezione, tiene la presa alla figura stretta.

    Quelli erano i vagiti del fiume che cambiò l’aspetto della pianura, diresse una o più rughe asportando il sovrappeso delle discese. Come si vede, il verde immobile non è più degli steli, il marroncino dell’argilla lo rende fluido fin dentro la cassa del mare, dove rimonta il fondo. La maschera del viso diventa contagiosa: ogni cosa muta e la nuvola sui tetti non ha più orme da lasciare e ritorna soffio. Il respiro, ora, disincaglia la gola col nome dovuto: sia il corpo la voce. 

    E per corpo intendo che la chiacchiera nei tuoi occhi sedimenta la goccia per metterti al riparo del peso più intrigante che c’è.

 


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