Intersezioni di fatto - 2
Prima che il filo logico divenga matassa, necessita un discorso che abbia sciolto ogni altro nodo. Diremmo che capire appartiene ai funghi, se nel loro cappello ci fosse l’odore di terra umida in almeno un punto. Si può affermare, per ciò, che il fungo è il vero passaparola che intrama la pioggia al bosco.
Il lavoro è a carico della mente. La mente ha una tuta da lavoro diversamente personalizzata. Facciamo la mostra figura.
Nella stanza che ha miliardi di altoparlanti in cui esulano i suoni, un frastuono di congiunzioni allarga le pareti. Tra le tempie converge l’assoluta grandezza di un pensiero: vi entra la scarpa dell’universo, non il suo piede. Si cerca d’interrogare l’inizio del percorso per avere il tracciato completo, eppure mancano milioni di passi da mettere in luce per camminare decentemente.
Basterebbe fermare in un luogo qualsiasi la termite dell’ansia, porre a colmo le mani sulla nuca, attrezzare il conciliasonno dell’infuso, del succo dell’ape, e si avrebbe la stessa valenza di eremo sulla soglia da cui godo quei poggi farsi profilo di donna.
Sul colle, il saio intenso del prato. Si appalesa che il verde sia la certezza con cui la salita eleva la sua ecclesia al fondatore sublime dell’ordine naturale del trifoglio e della medica insieme, fede incrollabile per il gregge dell’alpe già nella stalla. Tutto quanto nutre il ventre è un gusto che l’anima non disdegna: così è; temo,però, che potrebbe nascondersi un lupo già al primo accenno della radura, ma il basso stelo e l’odore del sole non portano visioni d’inferno. Il timore è salvaguardia dai denti.
A pagina tot del libro che gli uomini ignorano stare in loro stessi, o fingono altrove, nella inesplorata biblioteca della cellula, una sequela di leggi immutabili governano la pianta con cui il seme si aggiudica la diatriba dell’acqua. E’ simile nell’ombra la deduzione dell’oggetto, la sua presenza nell’elenco in memoria. Chi può negare che la mente crea gli strumenti che le danno lavoro più che risolverlo? E se il prato invade la finestra, narra di una trasparenza del suolo che non è vera, mentre un vertice altissimo del cielo, stimola tutte le sue radici, riproponendo l’indizio del vivo.
La prima ora di vita avrei voluto ricordarla come questa.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Dereck Louvrilanmè, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.