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La valle delle visioni

Poesia

Sauro Albisani
Passigli Editori

Recensione di Eugenio Nastasi
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Pubblicato il 25/09/2012 12:00:00

Il guaio capire di non capire, conclude Sauro Albisani le poche righe del viatico di seconda di copertina al suo ultimo lavoro, La valle delle visioni ed come cercare una tutela gnoseologica o un avviso ai naviganti per chi si accinge a seguirlo in questo monologo dell uomo vigilante o del mozzo, per usare una metafora marinara, totalmente teso verso la scoperta della terra in lontananza come della comprensione della vita, a cui anela e che vorrebbe affrettare. Come nella prova precedente,Terra e cenere, che si avvale di un lucido intervento critico di Luigi Baldacci, Albisani rivela anche in questa raccolta poetica, una sorta di antropologia dellinquietudine o del dubbio di vivere, lintuizione di Giuliano Manacorda, speculare ad una esistenza che si barcamena tra ripiegamento nei riguardi della necessit del quotidiano e lotta per il significato alto del destino umano, dentro cui si dibatte la categoria di persona, prima che quella di poeta. Categoria, se mi permesso, la cui profonda intenzionalit svela lessere alluomo se ne accettiamo, come indicazione, loriginaria vocazione e lirripetibilit del cammino e Albisani, nel mentre ha chiara questa indicazione, ha pure presenti e vive dentro s le sue frantumate illusioni e la sua cocente incertezza dinanzi alle domande di senso, che gli fanno scrivere, come accade nella tecnica psicologica per prove ed errori, versi in avanscoperta, del tipo: Io sono il pino che davanti casa/ vecchio non so di quanti secoli ode/ premere dentro di s leternit e subito dopo Potessi sentire come cosa buona/ che esista/ tutto ci che esiste.

 

Il procedere di questo lavoro, che non usa colpi di martello ma spilli di ascendenza gnomica e quasi sapienziale (le canzonette terribili nella dizione di Baldacci) sta a indicarci che se lesistenza ci logora anche affinch non tutto linspiegabile in cui sprofondiamo riesca a farci dimenticare che siamo uomini: dal buio della precariet al fondo della solitudine, dal sentirsi sotto assedio al posare le nostre croci/per fare il cambio, dal perch questo senso di fallimento al se solo sapessi chi sono, pu accorrere a noi la gentile violenza della poesia e del poeta che rimane solo con le sue verit scottanti e con i suoi enigmi, ma anche con le sue fiaccole accese di chi comunque alla ricerca: Ci hai dato la valle delle visioni/ in cambio della tua lontananza.

 

In definitiva, Sauro Albisani convoca nellordine alfabetico di queste proiezioni, tutto il repertorio delle sue letture e il conforto di maestri indimenticabili, e non solo Betocchi, ma anche di sfuggita pedagogisti come Andrea Canevari o linconfondibile secondo Caproni dei feedback negativi o dei richiami all inquietum est cor nostrum agostiniano, convoca il suo magistero di uomo di scuola e di famiglia che ha bisogno di scaldare la memoria perch minacciata di oblio, ha bisogno di una lingua personale perch il suo funzionamento lastricato di fraintendimenti, ha bisogno di unintelligenza gravida di storia, col travaglio della sofferenza e con affondi etici, unintelligenza poetica, se mi si permette, che non si sente al riparo da ogni crisi e non si scalda alla rapsodia fissata nella macchina dellabitudinario.

 



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(Pubblicata il 01/06/2012 12:00:00 - visite: 2433) »