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Sergio, Susanna e Gilbert Keith Chesterton

Argomento: Educazione

di Lorenzo Roberto Quaglia
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Pubblicato il 17/09/2012 23:49:59

Questa volta hanno vinto entrambi: Sergio Marchionne e Susanna Camusso.

Il primo ci aveva provato, forse anche spinto dalla Famiglia, a cercare di mantenere la produzione di autoveicoli in Italia. Il progetto Fabbrica Italia era piaciuto, aveva fascino, Marchionne sapeva come presentarlo in pubblico e alla fine, per convinzione o per convenienza, i pi ci avevano creduto. Ci avevano creduto i politici, sollevati dal non dover affrontare un problema dai risvolti economici e sociali spaventosi. Ci avevano creduto i sindacati, tranne la FIOM, che pur di mantenere il posto di lavoro, avevano deciso che alcuni diritti acquisiti potevano essere messi in discussione. Ci avevano creduto gli italiani, convinti che la FIAT dopo tutto aveva fatto la storia dItalia e avrebbe continuato a farla.
Forse il meno convinto era proprio Marchionne. Del resto mentre le parole spese a favore di Fabbrica Italia aumentavano, le azioni concrete e gli investimenti andavano tutte in altra direzione, oltreoceano, a sostenere la produzione dellaltra casa automobilistica del gruppo, la Chrysler. Non un caso che negli States, Marchionne sia visto come il salvatore della patria (automobilistica) mentre in Italia diventato il capro espiatorio di non si sa ancora bene che cosa, comunque sia tutta colpa sua.

Anche Susanna Camusso ha vinto la sua battaglia: stata lunica che aveva capito (o indovinato) il bluff di Marchionne. I progetti per Fabbrica Italia non sono mai esistiti e del resto nessuno li ha mai visti. Bonanni e Angeletti non hanno compreso come stavano realmente le cose e si sono fidati della parola dellA.D. Fiat. Quando il mercato dellauto ha incrociato lautostrada della recessione, il gioco terminato. Marchionne a questo punto non poteva pi attendere ed dovuto venire allo scoperto, il progetto superato, il mercato ha cambiato rotta, il futuro di Fiat in Italia va ripensato.

E chiaro che stiamo parlando di due vittorie di Pirro. In questa storia che si sta scrivendo in questi giorni, in queste settimane, non ci sono vincitori. Comunque andr a finire, a perdere il lavoro saranno migliaia di operai e impiegati con le loro famiglie, a perdere un pezzetto di fiducia e di speranza nel futuro saremo tutti noi. Perch una cosa certa: se la Fiat decidesse una forte riduzione della sua presenza in Italia le ripercussioni per il nostro Paese non sarebbero indolori.

E questa solo la punta delliceberg. Al momento non esiste settore industriale in Italia che non stia attraversando un periodo di profonda crisi e ristrutturazione. E di questi giorni la notizia del peggioramento della nostra posizione nella classifica internazionale dei Paesi maggiormente industrializzati, dal quinto allottavo posto. Cosa fare giunti a questo punto? Per prima cosa una nuova politica industriale, quella che non stata pi realizzata in Italia da decenni. Nuova politica industriale significa per nuovi politici.

Non ci sono molte alternative, occorre che tutti noi ci rimbocchiamo le maniche e, ciascuno per la propria competenza e la propria responsabilit, ricominciamo a pensare ad una nuova forma di societ, ad un nuovo modo di vivere insieme, a nuovi standard e stili di vita (che riguardano mondo del lavoro, pensioni, scuola, sanit solo per citare alcuni temi principali) con lo sguardo soprattutto rivolto alle nuove generazioni, le pi a rischio con lattuale sistema.

Lesempio in questo senso sarebbe dovuto venire dallalto, dalle classi dirigenti, dai nostri politici che per primi avrebbero dovuto occuparsi di pensare e proporre il cambiamento tanto atteso. Purtroppo, proprio la politica la grande assente in questo momento e anzi lo spettacolo che offre di s la nostra classe politica non lascia ben sperare per i prossimi mesi che saranno molto impegnativi per il nostro Paese.

Passati venticinque anni dalla caduta del muro di Berlino, sembra che anche lo stile di vita capitalista e consumista che vedeva nel mercato un totem, sia in profonda crisi. Ma il cuore delluomo desidera la felicit, oggi come ieri, e continua a cercarla. Da questo vuoto da colmare, che esiste, mi viene la certezza, adesso, della possibilit per ognuno di noi del cambiamento.

Scriveva Gilbert Keith Chesterton in La mia fede: La conversione l'inizio di una vita intellettuale attiva, fruttuosa, illuminata e addirittura avventurosa.

Mettiamoci in gioco per primi e forse riusciremo anche a far cambiare idea a Marchionne.

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