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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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François le Champi

Romanzo

George Sand
Feltrinelli

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 07/12/2012 12:00:00

Il più noto romanzo campestre della prolifica Aurore Amantine Dupin meglio nota con lo pseudonimo maschile di George Sand. Il libro narra della sorprendente parabola del trovatello François e lo strano rapporto che lo lega alla seconda madre adottiva. Il piccolo viene incontrato dalla giovane mugnaia Madeleine Blanchet presso un fontanile ove ella si reca a lavare il bucato. Il piccolo è scoperto, forse malaticcio e farneticante, la signora, mossa a pietà, lo copre e questi, placido, si addormenta. Inizia così il burrascoso rapporto tra il fanciullo e la mugnaia, ostacolato soprattutto dall’infedele marito di lei. Dapprima la signora Blanchet aiuta la Zabelle, madre adottiva ufficiale di François, e poi via via crea un legame diretto con il trovatello. Il passaggio da una madre all’altra avviene quando la Zabelle viene convinta dal malvagio mugnaio ad andarsene e riportare il bimbo all’orfanatrofio. Ma la mugnaia fa di tutto per fermarla, giungendo a “comprare” il bimbo, cosa non del tutto ortodossa per i nostri giorni, anche un po’ bieca, se vogliamo, ma l’autrice la fa passare come atto d’amore. François sviluppa ben presto una sorta di venerazione per la pia mugnaia, e cerca di aiutarla in tutto, giunge sino a lavorare presso il mulino del signor Blanchet, distinguendosi fra tutti per la sua bravura e le sue grandi capacità. Dopo qualche tempo di operosa serenità, la perfida amante del mugnaio fa in modo che il ragazzo venga allontanato, dalla casa e dal mulino, cosa che il ragazzo accetta per devozione verso madame Blanchet. Ma la lontananza è terribile da affrontare per madre e figlio, e, se quest’ultimo cerca di ingegnarsi in ogni modo per tentare di tornare al mulino, la mugnaia invece, desolata, cade malata e prossima alla morte. Con un meccanismo abbastanza tipico per i romanzi dell’epoca (è stato pubblicato nel 1850) François, ormai uomo, torna al mulino giusto in tempo per salvare Madeleine dalla morte e dalla rovina economica, riesce a punire i malvagi e ritrova il suo posto al mulino accanto alla ormai vedova Blanchet. Ma ancora qualcosa rode l’animo di François, è qualcosa di inesprimibile, è forse anche un po’ scabroso, ma alla fine impossibile da nascondere, e François diventa il marito della mugnaia, già madre adottiva. Un finale, dicevo, che può apparire scabroso, e sicuramente lo fu all’epoca della pubblicazione, ma che si percepisce come imminente almeno dalla metà del romanzo. Certi languori tipicamente ottocenteschi, mezze frasi, improvvise malinconie, sono sempre foriere di amori difficili. Il lettore resta sicuramente un po’ spaesato di fronte al fatto che alla fine la saggia Madeleine accetta il trovatello come marito. L’amore trionfa sempre, si dice, anche sulle differenze sociali, sulle differenze di età e anche sul fatto che una persona da madre si trasforma in moglie, ai giorni nostri forse ci si stupisce un po’ meno, Woody Allen troverebbe la cosa normalissima, ma credo che qualche decennio fa la vicenda abbia fatto storcere il naso a parecchi.

 

Ora andiamo qualche anno avanti, un bimbo, disperato, desidera che la madre gli dia il bacio della buonanotte, ricorre ad un escamotage per raggiungere il suo scopo, fa recapitare alla madre una lettera in cui le dice che ha cose importantissime da dirle. Quando gli ospiti se ne vanno la madre si avvia verso la camera da letto e trova il bimbo piangente, capisce l’angoscia che attanaglia il cuore dell’infelice e decide di passare la notte accanto a lui, per tentare di calmarlo gli legge un libro: François le Champi. Quel bambino era Marcel Proust, e la scena è immortalata nelle prime pagine della Recherche, nel primo capitolo. Ora, perché Proust, che nulla lasciava al caso, si fece leggere proprio quel libro? E non, per esempio, il prediletto Capitan Fracassa? Io penso che in quel passaggio Proust abbia voluto sancire una sorta di rito di passaggio, dall’età della fanciullezza, in cui la madre è sacra, è colei che nutre e protegge, all’età adulta, in cui la madre si trasfigura in donna, e come tale può essere soggetto d’amore (non filiale) e di possessione. Infatti madame Weil, nella Recherche diventerà la nonna, amore allo stato puro, protezione e cura, mentre la madre, amata da Proust in modo addirittura morboso, sarà un'altra figura, più distante, a volte quasi distaccata, quasi come una donna amata, profondamente ma non d’amore filiale. L’attacco di asma del piccolo Marcel si sovrappone alla disperazione del piccolo Narratore, come punto in cui viene sancito il diritto all’amore materno, il bacio come esigenza, come dovere della madre per garantire la salute del piccolo, non più come segno di affetto, ma come suggello del predominio del figlio sulla madre. Proprio come François diventa lo sposo della signora Blanchet, così il Narratore acquisisce un diritto privilegiato d’amore sulla madre, tant’è che nella famosa scena del bacio, la madre si trattiene nella stanza del piccolo e non dorme col padre.

 

Nota: Champi significa “bambino trovato nei campi” nel dialetto della regione d


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