Pubblicato il 23/11/2012 23:25:58
Un giovane funambolo, in giacca e cravatta, in equilibrio precario sulla terra che gira, si tiene in piedi con un bilanciere alle cui estremit sono attaccati due pesi, uno a forma di euro e uno a forma di dollaro. Questa limmagine, ben riuscita, che compare sulla copertina del XVII Rapporto sulleconomia globale e lItalia presentato ieri a Milano presso la sede di Assolombarda dal Prof. Mario Deaglio.
Il Rapporto, ripreso oggi dai principali quotidiani italiani, dal Corriere della Sera a Il Sole 24 Ore, descrive una situazione delleconomia mondiale in piena evoluzione, ma non drammatica. Lo scenario cambia radicalmente quando si punta lattenzione sullEuropa e poi si restringe il campo allItalia. Qui evidente che i problemi ci sono, vengono da lontano e sono lungi dallessere, non dico risolti, ma ancora affrontati.
Il Prof. Deaglio nel rapporto, composto di oltre 200 pagine, analizza a fondo le diverse cause della stagnazione che regna sovrana nel nostro Bel Paese e del resto tutti i giornali ne hanno parlato ampiamente questoggi.
A me preme qui mettere in evidenza un aspetto del rapporto che non stato ripreso da nessun articolo apparso sulla stampa, laspetto demografico. Il rapporto tra incremento demografico e incremento del PIL ormai un fatto noto e accettato da molti economisti. Anche lo studio del Prof. Deaglio lo conferma. Se confrontiamo lo sviluppo della popolazione tra Europa e Stati Uniti dal 1980 ad oggi ci accorgiamo che, mentre nel 1980 Europa e Stati Uniti avevano pi o meno la medesima percentuale di giovani (et 0 14) : 21,2% Europa e 22,6% Stati Uniti, nel 2011 per la medesima classe di et (0 14) lEuropa vede un 14,5% mentre gli Stati Uniti un 20,1%. Per la classe di et over 65, il raffronto ancora a favore degli Stati Uniti rispetto allEuropa: vi sono 17,6% di europei over 65 rispetto ad un 13,3% di cittadini statunitensi. Risultato: mentre lEuropa deve dirottare parti ingenti delle sue risorse finanziarie per curare gli anziani, gli Stati Uniti possono investire in formazione e istruzione per i giovani. Questi investimenti portano poi a innovazioni di prodotti e processi. Ora se andiamo a vedere il grafico della crescita del PIL, dal 1980 ad oggi, ci accorgiamo che negli Stati Uniti la crescita stata superiore, mentre lEuropa sembra arrancare. Da questo punto di vista, tutti i principali Paesi europei sono a crescita demografica zero o quasi. Se si vuole puntare alla crescita, occorre impostare politiche nazionali ed europee che vadano nella direzione di aiutare e sostenere concretamente le famiglie numerose. Sinora abbiamo utilizzato come surrogato della mancata crescita gli immigrati, ma non la stessa cosa. Il rischio che corriamo tra cinquanta o cento anni, perch le politiche demografiche non si improvvisano, quello di avere unEuropa popolata per la maggior parte da arabi, turchi, sud americani dove italiani, francesi e tedeschi saranno minoranza etnica e linguistica. Badate, non fantascienza, se non cambiamo la politica a favore delle famiglie, il futuro non sar molto diverso, ma soprattutto la crescita economica stenter e lEuropa avr sempre pi un ruolo marginale negli equilibri mondiali.
Possibile che i politici europei non si rendano conto di questo enorme problema? Dallesito per ora negativo del negoziato in corso per lapprovazione del nuovo bilancio europeo non sembra che ci sia da stare allegri. Certo, Paesi come lItalia, la Francia e la Germania dovrebbero essere uniti sulle linee guide da proporre alla politica europea, altrimenti limmagine che lEuropa offre al mondo intero ne esce ulteriormente danneggiata. Il tema dellunit politica dellEuropa, non solo economica quindi, sicuramente il tema centrale che determiner il futuro dellEuropa, nel bene e nel male. Non vorrei che i prossimi mesi trascorressero in uno stato di coma politico europeo in attesa delle elezioni del prossimo autunno in Germania. Sarebbe una perdita di tempo che lEuropa, tutti noi, non possiamo permetterci.
Il Prof. Deaglio ieri sera faceva notare come in tedesco, con la parola schuld si traduce la parola debito e senso di colpa. Per i tedeschi avere un debito (e non riuscire ad onorarlo) in un certo senso equivale a provare un senso di colpa (nazionale). Il significato etimologico delle parole sempre collegato, alla radice, al sentimento profondo del popolo che usa quella lingua. Occorre che lEuropa aiuti la Germania a comprendere come la politica del rigore che ha imposto sino ad ora agli altri Paesi, da sola non sufficiente a vincere la crisi e a far ripartire leconomia. Occorre puntare sugli investimenti, soprattutto a sostegno delle famiglie e dei giovani che formeranno le famiglie di domani.
Altrimenti il futuro gi scritto nei grafici.
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