Pubblicato il 11/05/2008
di Cristina Bolzani, tratto dal sito di Rainews24
Mentre di Marcel Proust escono in italiano (nella rivista Nuovi Argomenti) le due esquisses, gli appunti inediti scritti poco prima della sua morte, e che in origine dovevano entrare a far parte del Temps retrouv, ricordiamo un prezioso libro di Bollati Boringhieri che raccoglie gli scritti a lui dedicati da Giacomo Debenedetti. Un lungo amore, quello di Debenedetti, un incantamento cominciato dalla lettura, ventitreenne, del primo pannello della Recherche, e rinnovato negli anni con suggestioni diverse; negli ultimi scritti accosta la poetica delle epifanie di Proust a quella di James Joyce, o anche il senso del tempo nello scrittore francese e in Italo Svevo.
Quello tra il critico e lo scrittore fu un incontro fatale. Anche perch il giovane Debenedetti a sua volta romanziere, e allora incontrare unopera cos irraggiungibile deve averlo fatto sentire, come nota Mario Lavagetto nel bel saggio introduttivo, simile a quel protagonista del Soccombente di Thomas Bernhardt, al giovane pianista di talento che dopo aver sentito il compagno di corso Glenn Gould eseguire le Variazioni Goldberg si rende conto dei suoi limiti invalicabili e rinuncia. E non un caso che il personaggio prediletto dal critico sia lo snob, lebreo, il dilettante Swann, a suo modo un soccombente, comunque un uomo continuamente in fuga, un freddoloso morale, oltre che fisico.
Al centro dellinterpretazione di Debenedetti ci sono in un primo periodo 'le intermittenze del cuore' (ovvero quelle soste di compenso nelle quale lautore interroga le cose fino a trovare, dietro le apparenze, una permanenza, quasi lidea platonica, proprio come rivincita, come risarcimento dellio, tradito dal fuggire del tempo); al punto da definire la Recherche come una intermittenza delle intermittenze del cuore. Poi la sua chiave critica diventa la gelosia, ma il tema delle intermittenze resta importante per il critico, una sorta di motore del romanzo: la Recherche, messa in moto dalle intermittenze, per questo un immenso interrogatorio della gelosia.
Di tutti i saggi raccolti nel libro particolarmente illuminate quello dedicato al rapporto tra Proust e la musica. Dalla nota biografica che lo scrittore fu un frequentatore di sale da concerto - dunque legato alle mode in auge nei salotti e ai vezzi degli esecutori - alla presenza ricorrente, nel suo romanzo, di una certa petite phrase della Sonata di Vinteuil (ispirata a Saint-Saens, Franck, Schumann e Faur), che un tuttuno con i turbamenti appassionati di Swann che sinnamora della cocotte Odette mentre il violino risuona nel salotto Verdurin. Empatiche le pagine dedicate allamore di Swann - prima prova, sintetica e per cos dire in vitro, di una certa fenomenologia dellamore che Proust ha identificata e esplorata -, impasto inestricabile di abitudini, destino, opportunit sociale. E gelosia.
Proust ha trovato nella musica loggettivit, la necessaria garanzia di comunicabilit delle sue emozioni pi disperatamente individuali. Ma musicale il modo in cui lopera scritta, lincedere sinfonico di certi personaggi, che come temi minori all'inizio si insinuano appena e poi tornano sviluppandosi in una parte dominante della partitura. Proust ammette di essere quintessenziato in una certa musica continua, in un riconoscibile tono, nel quale tutto il suo romanzo sommerso. Un vero tono Proust.
Quanto al tono Debenedetti, scintillante, per la forza puntigliosa delle intuizioni e delle interpretazioni. La sua passione investigativa per il testo proustiano contagiosa. Le sue metafore ricorda Lavagetto hanno spesso una tonalit aggressiva; per Debenedetti la critica vera non poteva essere ancella o complice dello scrittore, ma doveva essere antagonista, e il saggio un dialogo drammatico, un corpo a corpo con il testo per estrarne le verit.
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