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La Fabula di Silvia Martufi

Argomento: Letteratura

di Anna Maria Vanalesti
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Pubblicato il 22/01/2010 14:42:56


FABULA
di
SILVIA MARTUFI


Fabula un titolo che annuncia una mappa da seguire, un viaggio leggendario, antico, iniziato da lontano e che prosegue e si ripete da sempre, ogni volta che la parola gli d voce, una parola poetica che per sua stessa natura un fare interminabile e continuo.
Per un poeta come Silvia Martufi, tra laltro analista junghiana, il passato ancestrale dellessere umano e linconscio collettivo, ritornano nella poesia, perch la poesia non ha tempo, i poeti sono diversi, ma la voce la medesima, che parla o canta, al di l di ogni barriera e rinnova il prodigio della favola eterna delluomo, fatta di amori, di partenze, di ritorni, di addii, di ritrovamenti, di viaggi verso se stessi e verso laltro da s.
Il s, punto centrale della personalit, il punto da cui inizia il viaggio, ma anche il fine e lo scopo di esso. Lio si adatta gradualmente alle richieste esterne e ai bisogni dellinconscio e delira, tra immaginazione e pensiero, in un racconto poetico che ha la pretesa di riannodare i fili col passato e mantenerli ben tesi col futuro.
Il passato sono gli dei e gli eroi, il presente sono gli uomini che vorrebbero essere eroi e guardano agli dei per assomigliare loro. La Martufi coglie il momento dello stretto rapporto tra mito e storia e incanala la sua poesia in quella che Ungaretti definiva lintermittenza del cuore, collocandosi come la voce che raccoglie leredit mitologica e, sfrondandola del vero e del falso, la trasforma in leggenda moderna, da fare propria e da autenticare nella vita vissuta.
Innanzitutto c la riscoperta degli dei, che in fondo laspirazione al divino, ad un divino che significa potenza e onnipotenza e che tuttavia cerca di farsi umano. Si spiega il richiamo frequente ad Omero, ma anche alla Bibbia e ad unopera di biblica attualit e di nuova mitologia, come i Dialoghi con Leuc pavesiani.
C poi la visione degli eroi e quella degli uomini: i primi altro non sono che esseri mortali legati ad avvenimenti divenuti leggendari e che quindi mostrano di avere elementi di divinit, per ci che hanno fatto e compiuto; i secondi, gli uomini, non fanno che imitare i modelli degli eroi, modelli per ci stesso divini. Dei, eroi e uomini sono la stessa cosa e sin dalle origini dellesistenza, ripetono la medesima ricerca. Il viaggio della Martufi, viaggio della coscienza, che muove da una luna turca , vista quasi di sghembo e si dispiega man mano tra luminescenze di ricordi di viaggi, realmente avvenuti, tra sogno e realt, tra leggenda e verit. Il racconto fantastico accompagna la nave che viaggia, su cui s intravede la figura degli sposi, degli amanti che si cercano, mentre si centralizza sempre di pi il tema dellamore, come solo alveo riconoscibile della coscienza. Con incredibile lucidit lautrice sposta continuamente la sua energia psichica, da un processo primitivo e istintivo che investe Ulisse e luniverso omerico, ad un processo attuale, spirituale e culturale, che investe il suo io, ma di conseguenza il nostro io di lettori.
Lattenzione del poeta va ai respiri, ai sussulti, ai segni, in un procedimento analitico ( certo di stampo junghiano), in cui lo sguardo cattura tutto ci che sta intorno e lo inserisce in una Koin sintattica, in cui le immagini si fondono direttamente con i suoni, non solo attraverso linvenzione di singolari sinestesie, ma in un precipitarsi torrentizio di azioni verbali concatenate.
A volte gli uomini sono naufraghi che vogliono somigliare agli eroi e avvertono il peso della loro debolezza, o il senso spropositato del loro limite. Gli uomini sono lurlo e il silenzio/ di notte, e poi sono gli amanti che danno ancora/ a mani spiegate del mare/ al mare.
Ed appunto il mare la grande presenza in questo poemetto, sia perch eterna metafora della vita, sia perch elemento vitale per il viaggio da compiere.
Il controcanto tra eroi, dei e uomini, continua e nel viaggio affiorano ricordi della giovinezza, si evidenziano un nord e un sud nelle intenzioni del poeta, un sud che prevarica il nord, e che una riduzione, un azzeramento della volont, ma anche un riconoscere lautenticit dei propri desideri, soprattutto del desiderio di pace e del desiderio di amare.
La fabula prende corpo via via e nel farsi consapevole della vaghezza dellessere e dellamore mai pago, restituisce la sua matrice antica e leggendaria al poeta, che sa custodirla (triste vaghezza dellessere/che prelude allamore mai pago)
Compaiono figure mitiche, come Dioniso, il dio dellebrezza, contadino e capro, e Glauco, il pescatore mutato in dio marino: due esempi di uomini- dei e viceversa. Luomo cerca Dio, chiama lamore col nome di Dio, lignoto per lui Dio, secondo il motivo junghiano che diviene motivo poetico, in un furente accavallarsi di parole e verbi come in questi versi, colmi di inquietudine: il ritorno e il raccoglimento/la pace e la sete di domande infinite/le infinite risposte che potrei dare/che non voglio dareche non so dare/amore.
E nella fabula prende corpo lantica figura della donna amante e madre, Elettra, che nella lirica XII diventa protagonista del viaggio, in una sequenza lunghissima di momenti ed eventi dolorosi e faticosi, che sfiora la tecnica dellaccumulo, senza mai perdere di vista la vigile attesa perch si avveri una pace amorosa. Lamore lotta ed fatica, ma tende al raggiungimento di un rifugio, che solo il ritorno, concepito come memoria, pu offrire. La Martufi riesce a cogliere la tensione verso la ricerca del riparo e del rifugio tramite il ricordo e il simbolo memoriale si incarna nelloggetto rappresentato, attraverso la poetica invenzione di espressioni come trafittura di lago, navigata sensazione, fiotto damore.
Si avvertono al fondo di questa poesia colta, citazioni classiche che trasalgono spontanee, da Omero e Dante, poeti dei quali lautrice coniuga e fa sue, la potente immaginazione e lalta fantasia, cercando sempre di risalire agli archetipi della fabula che sta trascrivendo, ai valori ancestrali di essa, come nella lirica intitolata Dal sale, in cui questo elemento viene visto purificante. Si crea unatmosfera onirica, notturna, lunare, intorno alla donna-poeta, che vaga maldestra incubatrice di sogni, nel tentativo di riappropriarsi dellesistenza e di capirne il senso. Cos anche nelle due liriche dal titolo Terra e Ombra, nelle quali inseguita la vicenda dellanima, dietro una certa rimembranza buddista, collegata al simbolo della vita umana, che lalbero. Il mare onnipresente, la navigazione inarrestabile sulla rotta dellamore: questi in definitiva i grandi temi della poesia della Martufi, intorno ai quali si avvitano segni, dialoghi, ponti, mentre il viaggio del poeta diventa sempre di pi il viaggio di Ulisse e lattesa quella di Penelope, di una ricongiunzione, che riconciliazione tra lumano e il divino. Dalla lirica XXI in poi tutto un gioco damore: lamata si sente chiamare, ma fugge e si susseguono albe, tramonti e notti, tra ripensamenti e conflitti, nella vana e disperata ansia di rendere eterni il possesso e la vita, lamore e lamato.
E inevitabile che si affacci lombra della morte, minaccia perenne, contaminazione di precariet, rispetto alla quale gli interrogativi si affollano, rimanendo senza risposta e lasciando lamarezza di non poter mai riuscire a spiegare la perdita, n lassenza della persona cara. Si muore senza sapere perch e le cose tutte finiscono senza che se ne comprenda la ragione. Cos nella lirica Sopravvenire si effonde la malinconia intorno agli arcani che restano irrisolti, ma non meno malinconici sono gli accenti delle liriche in cui si affronta il tema del dolore, inevitabilmente congiunto a quello dellamore, o comunque degli affetti vitali ( si legga ad esempio la lirica XXIV ove accennata, ma intensamente, la perdita del padre).
I rimandi all Odissea e allIliade fanno da controcanto al dramma amoroso di Ulisse e Penelope e di Ettore e Andromaca. Si rinnova il rispecchiamento tra la forza della donna e la forza delle eroine mitiche, in una contemplazione senza fine del ciclo della vita la vita che sole e luna, la vita che vita di sole e luna e fiore, come dice il poeta.
A questo punto del poemetto si disegna lOlimpo come utopia preferita degli uomini, nel loro sforzo di avvicinarsi agli Dei. Molte cose li accomunano, come la gelosia che pu divenire odio e rivoltarsi contro lessere amato, ne sono testimoni le figure di Medea e Giasone, inalterabili icone della furia e della vendetta amorosa.
Ormai tutti i tratti dellamore sono stati attraversati nel libro e alla fine la poesia si popola di figure fiabesche, elfi e fate; in realt la stessa parola poetica che giunta al termine della sua avventura e della sua fabula.
Fa testo la lirica XXXVII ove il poeta appare marinaio senza onda, la cui barca naviga sopra sospiri e lamore sempre la rotta e la meta, sebbene rimanga ignoto anche al termine del viaggio.
Lansia di pace e di riposo e lincertezza dellapprodo si esprimono sulleco di memorie millenarie, di amplessi mai esauriti, di ricongiunzioni mai appagate. Linsidia della gelosia ancora in agguato, ed mistero ogni spostamento dellessere amato, per cui lanima assetata diviene esausta nellattesa. Ma proprio in questo la sua essenza, come avverte Jung che se non realizziamo lessenza che incarniamo, la vita sprecata.
Il libro, e quindi il viaggio, si chiude con un desiderio acutissimo di nascondersi al tutto, di essere protetti da un invisibile velo di oblio, come Enea fu protetto dal peplo bianco di Afrodite. Stupenda metafora di questo peplo di protezione la neve che nellultima lirica, copre ogni cosa in un disincanto senza fine, la neve vista come morbida impossibilit che accarezza la vita.
La fabula si conclusa, la parola ha terminato il suo iter a spirale, partendo dal remoto tempo del mito e attraversando la storia degli uomini, che anche storia di eroi e di dei, nellinappagata ma persistente ricerca di trovare se stessi, lamore e nellamore il proprio Dio.
Straordinaria avventura poetica di Silvia Martufi, approdata da lontani e iniziali abbrivi di poesia argomentata sul tempo e sulle stagioni della vita, ad una fabula ampia e complessa del viaggio delluomo.


ANNA MARIA VANALESTI

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