Ho una voce bassa, ma bassa
che struscia fino a consumarsi
se non è in favore di lobo, e lotta
con gusto e tatto, mai stati d’animo.
Voglio dire: la voce ha quel tono
che ti conosce a menadito
e lo usa a pennello.
Sostiene d’essere caduta in un fiato
allungando il tuo nome
con sillabe raschiate dal fondo.
Un testo come questo solleva
il diaframma tra cuore mente lingua;
e annoda corde fuori dai denti. Le parole
muovono da soffi: passano o restano
lettere congiunte, da corpo a corpo.
Devo spingermi oltre a forza
di braccia, perché la bocca promette
il favore dell’orecchio, affatto
isolato piuttosto quartiere di soli
soli.
Qui
mi porta il tono
che ti vedo.
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