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Ttip: nuovo cavallo di Troia?

Argomento: Economia

di Lorenzo Roberto Quaglia
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Pubblicato il 12/03/2013 00:04:20

Nel luglio 1973 David Rockefeller con alcuni amici fond la Commissione Trilaterale con lo scopo dichiarato di sostenere e diffondere il libero scambio mondiale di beni e servizi con meccanismi flessibili di circolazione della moneta.

Dopo quasi quarantanni, il Presidente Obama, il 12 Febbraio, durante il suo primo discorso dopo la rielezione, sullo stato dellUnione, ha annunciato che gli USA e la UE hanno raggiunto laccordo per aprire i negoziati Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) vale a dire i negoziati per eliminare da entrambe le parti le tariffe che ancora pesano sul libero scambio e sul commercio bilaterale, realizzando cos il sogno di David Rockfeller e dei suoi amici.

Entro il 2015, data prevista per lentrata in vigore degli accordi, che a quanto pare si danno gi per raggiunti o quanto meno realisticamente raggiungibili, si dovrebbe quindi creare una zona di libero scambio che peser, secondo le stime, circa il 40% del PIL mondiale. Gli analisti economici pi informati e accreditati stanno gi incominciando a calcolare quanto benessere, in termine di PIL, porter ai cittadini questa zona di libero scambio, alcuni calcolano un aumento dello 0,5% annuo per USA e UE, altri addirittura una stima maggiore. Ma siamo proprio sicuri, noi europei, che stiamo andando nella direzione giusta? E chiaro che in questa partita sono in gioco interessi mondiali. Ma questa zona di libero scambio a chi porterebbe maggior giovamento, allEuropa o agli Stati Uniti?

In questo momento storico, lEuropa sta vivendo un periodo di crisi economica reale, ma di fatto voluta, derivante da una maniacale attenzione alla tenuta dei conti pubblici degli Stati e dallo stretto monitoraggio di ogni possibile focolaio inflattivo che si dovesse intravedere allorizzonte. Inoltre lEuropa, a differenza degli Usa, non dispone di una Banca Centrale che possa intervenire direttamente nel governo delleconomia, governo che rimane in mano alla politica europea con tutte le conseguenze che ormai abbiamo imparato a conoscere.

Dallaltra parte dellAtlantico invece, il Governo Usa e la Fed stanno portando avanti una politica monetaria pi liberista, immettendo liquidit nel sistema per sostenere leconomia (non per niente lindice borsistico DJ tornato ai massimi di sempre in queste settimane) non preoccupandosi troppo dellinflazione. E chiaro che questa politica economica per sostenersi meglio ha bisogno di ampliare i mercati e le zone di influenza delle aziende e dei prodotti americani.

Creare una zona di libero scambio tra le due sponde dellAtlantico, se da un lato pu sembrare allettante per tutti noi, donne e uomini che ci riconosciamo nellidentit culturale occidentale, dallaltro lato di fatto significa che in Europa potranno essere venduti i prodotti americani a prezzi molto competitivi e allettanti per i consumatori europei. Certo, sar valido anche lopposto, ma quante sono numericamente le aziende multinazionali europee in grado di competere sui mercati internazionali e in grado di conquistare spazi significativi del mercato USA? Probabilmente poche. Le italiane? Pochissime.

E cos che questo Ttip rischia di trasformarsi in un cavallo di Troia, servitoci su un piatto dargento e condito con promesse di crescita del nostro PIL (molto teoriche) e crescite dei fatturati delle multinazionali Usa (quasi certe). Nel 2015 Obama sar quasi in scadenza di mandato e certamente, se riuscir a portare a casa questo risultato, potrebbe ipotecare la rielezione di un altro Democratico alla Presidenza degli Usa. Rimane da capire se i conservatori Repubblicani gli daranno una mano oppure prevarr nel partito lanima isolazionista e protezionista.

E in casa nostra cosa si dice? Finora le notizie di stampa dei principali giornali a riguardo sono frammentarie, ma generalmente a favore del negoziato. Del resto la partita si gioca a Bruxelles e fino ad ora resta in mano agli addetti ai lavori. Certo, sarebbe bello che il popolo europeo fosse messo in grado di comprendere quali ripercussioni porterebbe questo negoziato nella vita quotidiana di noi cittadini. Sono quesiti astratti? Quando troveremo sul bancone del super i nostri amati spaghetti ad un prezzo dieci volte pi basso di quello che siamo abituati noi oggi a trovare, spaghetti americani, ottimi, che tengono la cottura meglio dei nostri, ma prodotti con grano transgenico, la domanda allora apparir in tutta la sua concretezza.

Ma forse sar troppo tardi per chiedere una spiegazione

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