Pubblicato il 24/03/2013 08:49:25
Tutti gli esseri umani che popolano questa terra, noi compresi, se riflettono un secondo, quello che in ultima analisi fanno ogni giorno, con pi o meno consapevolezza, imparare ad amare e prepararsi a morire.
Appare evidente che la prima delle due attivit molto pi interessante e stimolante della seconda che anzi si cerca di dimenticare e di nascondere nel fondo della coscienza: rimane comunque un passaggio obbligato per tutti, ma passaggio per dove?
La settimana che inizia questoggi ci condurr, Domenica prossima alla Pasqua.
Pasqua significa liberazione, passare oltre. Agli Ebrei ricorda lAngelo sterminatore che uccise gli Egiziani e risparmi gli Ebrei in fuga dallEgitto. A noi cristiani la Pasqua ricorda il passaggio da questa vita alla terra promessa, dal centuplo quaggi al paradiso.
Il paradiso rimane per noi cristiani la meta promessa. E Cristo stesso che ci parla del paradiso ma, attenzione, ne parla solo sulla Croce, nella desolazione del Calvario, non prima. Non esiste un passo dei Vangeli dove Ges parla del destino che attende luomo dopo la morte, il paradiso, prima del momento in cui stava per essere crocifisso. Ci aiuta a riflettere su questo tema lultimo saggio del filosofo francese Fabrice Hadjadj, Il paradiso alla porta, pubblicato in Italia da Lindau di Torino.
Riportiamo un passo del Vangelo di Luca 23, 32-43: Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio, l crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e laltro a sinistra. [] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi! Ma laltro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perch riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male. E aggiunse: Ges ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gli rispose: In verit ti dico, oggi sarai con me nel paradiso.
Scrive Hadjadj nel suo saggio: cos il paradiso non appare n come una grande luce impersonale, n come un faccia a faccia privato. Si manifesta in un incontro, nella relazione tra un Io e un Tu ben definiti, relazione che cerca in modo esemplare di fare entrare anche il terzo in unintimit simile. Ges ricordati di me Oggi Tu sarai con Me in paradiso. Tu e io, io e tu, ecco ci che introduce al Cielo, ma a condizione che anche gli altri vi siano chiamati (Neanche tu hai timore di Dio?) Niente paradiso senza ricordo del Signore e attenzione verso i criminali. (pag. 226 227)
Ecco quindi che per prepararsi a morire, occorre imparare ad amare le persone e tutto quanto ci circonda, il creato nel suo complesso.
Non un compito semplice, non un lavoro che si esaurisce, prosegue sino allultimo respiro che il Signore ci concede, ma lunica strada che abbiamo da percorrere, e questo vale per tutti gli esseri umani che popolano questa terra, noi compresi.
Un augurio di Buona Pasqua a tutti i lettori, a quelli in cammino e a quelli che stanno cercando ancora la strada che porta al paradiso.
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