Pubblicato il 26/08/2026 13:20:14
Aveva canzoni dentro dalla musica stonata, scarpe vecchie e uno sguardo che poteva ferire.
Aveva voce di mille muti e il canto delle betulle, nel vento sparpagliati versi a orizzonti ciechi.
E una gru e degli escavatori, aveva macchine pulsanti e tubi e cavi, prese e spine.
Aveva tarpate le ali, strappati i denti, slogate le articolazioni e stanche le spalle.
Ma il vento... Eh, il vento! Ne aveva da coprire distanze, e freddo e caldo.
Aveva vento e correva lontano nel suo sogno, con ossa rotte e cuore meccanico.
Aveva la tempesta, aveva la bonaccia, aveva tifoni e uragani in s.
Era l'urlo, l'urgenza, la paura e la pantomima. Era una ferita e la cura.
Un fiore e un sogno di misericordia, un confine squillante alla citt dove il metallo affratella ricordi perduti e campane fesse.
Oltre le gru, di nuovo il cielo.
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