:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
 

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Saggi
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 938 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Tue May 5 07:47:48 UTC+0200 2026
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

La profezia

Argomento: Storia

di Francesco Rossi
[ biografia | pagina personale ]


[ Raccogli tutti i saggi dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 26/02/2020 17:17:23

Leggendo una delle tante biografie che esistono sul grande Pietro Nenni (quella scritta da Guido Gerosa 1 aveva in particolare catturato la mia attenzione), ho potuto per la prima volta approfondire quanto accaduto ad Ancona nel 1914 la domenica del 7 giugno: linizio della famosa settimana rossa. Unondata di proteste e di disordini di proporzioni raramente viste fino ad allora che ebbe in questa citt delle Marche il proprio epicentro. Ancona fu la prima a ribellarsi, a cacciare le forze armate regie, e addirittura a proclamare la Repubblica sociale, dando il la a moltissime altre citt del Regno dItalia. In un teatro simile i pi grandi esponenti del movimento proletario e rivoluzionario italiano erano l: Benito Mussolini per i socialisti, Pietro Nenni per i repubblicani, ed Errico Malatesta per gli anarchici.
Malatesta. Un personaggio che non avevo mai sentito nominare prima, descritto come una leggenda: sereno, disteso con la pipa alla Camera del Lavoro, mentre fuori era stata proclamata la Comune proprio da quegli anarchici che lui guidava, e che dicevano: Noi la rivoluzione labbiamo fatta e abbiamo proclamato la Repubblica sociale. Ora aspettiamo che i socialisti italiani facciano il loro dovere. Se non lo faranno saranno dei traditori che un giorno pagheranno il fio. Occasione pi propizia di questa per abbattere la monarchia e rovesciare il regime borghese non era mai maturata. Soltanto noi anarchici siamo uomini di azione. Siamo sereni perch abbiamo le coscienze tranquille. La mia decisione una sola: resistere fino in fondo e in caso di sconfitta riprendere la via dellesilio. Unaffermazione che farebbe riflettere a lungo qualsiasi appassionato di storia, e che a me personalmente ha destato una morbosa curiosit per un uomo tanto profetico.
Otto giorni di resistenza contro i centomila uomini mandati da un Re furente ovviamente non bastarono: ma questa pesante sconfitta non indusse Malatesta ad arrendersi, n gli imped di dedicare tutta la sua vita ad unideale: come un eroe romantico del quale la storia e le gesta appassionano i giovani pi assetati di avventure. Nato nel 1853 a Santa Maria Maggiore, vicino a Caserta, faceva parte di una famiglia nobile molto ricca, appartenente probabilmente ad un ramo meridionale della famosa casata dei Malatesta di Romagna. Messo per da parte il proprio ruolo sociale e gli studi di medicina, fu inizialmente un fervente militante repubblicano. E a questo periodo che risalgono i suoi primi attriti con le autorit regie: come quando venne convocato dalla questura di Napoli a causa di una lettera di carattere sovversivo da lui scritta a Vittorio Emanuele II; oppure quando venne arrestato non ancora diciottenne a seguito di una sommossa organizzata da un circolo studentesco repubblicano dellUniversit di Napoli. Fu il primo di una lunghissima serie di arresti, che per lo videro per il resto della sua vita definitivamente anarchico, diventato tale dopo i fatti della Comune di Parigi del 1871.
Da qui egli inizi un periodo di peregrinazioni in tutto il mondo che non ebbe mai fine, quasi sempre a scopo politico: fu in Egitto, dove prese parte alla rivolta guidata da Arabi Pasha contro la dominazione inglese; fu in Siria, in Romania e in Argentina: lideale anarchico che aveva abbracciato con incredibile amore e devozione lo spingeva ovunque ci fosse bisogno di lui. In particolare sono da ricordare due episodi di questo periodo: il primo a Parigi, il secondo a Londra.
A Parigi Malatesta conobbe la principessa Maria Sofia: originaria della Baviera, aveva sposato lultimo dei Borboni, il re Francesco II delle Due Sicilie, spodestato dai suoi domini in seguito allannessione al Regno dItalia. Maria Sofia fu conosciuta da tutti in quel periodo come la Regina degli anarchici. Le sue non nascoste inclinazioni verso lidea anarchica e gli anarchici erano note a moltissimi rivoluzionari dellepoca, ed in particolare a Malatesta. In realt si sa quasi con certezza, e non senza una certa punta di ironia, che la principessa Maria Sofia si diceva simpatizzante anarchica solo per egoistica convenienza: infatti ci che desiderava era che i disordini causati dal proletariato in Italia disordini dei quali erano gli anarchici i primi fautori indebolissero il dominio rivale degli odiati Savoia in favore di un ritorno al potere della casata borbonica.
Noi soffriamo vedendo soffrire e non sapremmo esser felici se non circondati da uomini felici; ma la forza che ci sostiene e sospinge resta lamore per gli uomini
A Londra invece Malatesta stette per diverso tempo e pi volte nel corso della sua vita: del resto Londra era e sar per anni e anni la capitale dei rivoluzionari di tutto il mondo. Qui guadagn ben presto la profonda stima di tutto il proletariato londinese: tanto che, si racconta, quando una serie di sommosse da lui organizzate lo portarono in tribunale. e alla condanna a tre mesi di carcere si accompagn un decreto despulsione, questultimo fu annullato in seguito ad una imponente manifestazione popolare in sua difesa.
Non dobbiamo stupircene, se consideriamo la profonda bont di questuomo, riconosciuta da tutti coloro che lo frequentavano: tutte le sue ricchezze le vendette in favore di poveri e di compagni, e da quel momento rimase poverissimo per tutta la vita. Sempre a Londra ad esempio, raccontano che aveva un lavoro come venditore di merendine: si avvicin un bambino povero chiedendo lelemosina, e lui subito gliene regal una; a quel punto fu raggiunto da una folla di bambini nella stessa condizione, e Malatesta senza fare una piega regal tutto ci che aveva. Inutile dire che un tale lavoro evidentemente non era fatto per lui, che infatti lo cambi.
Tale bont si manifestava ovviamente anche nel suo modo di concepire lanarchia: tanto che il suo si pu definire anarchismo dal volto umano. Alla base di esso infatti sta un sentimento di profondo amore verso luomo, e di sofferenza nel vederlo oppresso: Noi soffriamo vedendo soffrire e non sapremmo esser felici se non circondati da uomini felici; ma la forza che ci sostiene e sospinge resta lamore per gli uomini; l insofferenza della oppressione, il desiderio di essere libero o di poter espandere la propria personalit in tutta la sua potenza non basta a fare lanarchico; quellaspirazione allillimitata libert, se non contemperata dallamore degli uomini e dal desiderio che tutti gli altri abbiano eguale libert, pu far dei ribelli, ma non basta a fare degli anarchici: lanarchico per essere tale deve avere scelto tra lodio e lamore, tra la lotta fratricida e la cooperazione fraterna, fra legoismo e laltruismo. Sono parole arrivate fino a noi grazie alla preziosa opera di Luigi Fabbri2, suo amico e compagno, il quale ci ha lasciato un patrimonio di citazioni e di fatti che contribuiscono a descrivere il famoso anarchico, che nella sua intensa attivit rivoluzionaria non ebbe mai modo n volont di scrivere una propria autobiografia.
Da queste parole, che descrivono pi di tutte il suo modo di intendere lanarchia, deriva la sua concezione di ideale al servizio delluomo: lidea che nasce per amore di esso e che ha come obiettivo quello di liberarlo dalle sofferenze e di salvarlo: Io darei tutti i principii per salvare un uomo! Se per vincere si dovesse elevare la forca nelle piazze, preferirei perdere! . Queste non sono solo belle frasi, ma costituiscono una forte risposta ad una diffusa tendenza, nel corso dell800 e del 900, a dare la precedenza a principi che pur essendo puramente politici si basavano su complesse basi filosofiche e scientifiche dalle quali non si poteva prescindere, e che dovevano quindi riflettere una realt delle cose che spesso poi si rivelava ben diversa (positivismo, giusnaturalismo, materialismo storico etc.): correnti intellettuali complesse che non nascevano dal semplice quanto prezioso amore per luomo, n tantomeno per servirlo.
Malatesta si definiva sia socialista che comunista anarchico: socialista perch per lui socialisti erano tutti coloro che vogliono che la ricchezza sociale serva a tutti gli uomini e vogliono che non vi siano pi proprietari e proletari, ricchi e poveri, padroni e sottoposti; e comunista perch il vero comunismo non possibile che in anarchia. Egli infatti propugnava un sistema in cui, abolita la propriet privata, la comunanza di risorse permettesse davvero la massima libert di ogni individuo, poich sarebbero state distribuite ad ognuno secondo i suoi bisogni: che assomiglia per certi aspetti alla futura societ comunista delineata da Marx, senza per il passaggio della dittatura del proletariato, passaggio inconcepibile per Malatesta, il quale diceva spesso che i mezzi condizionano i fini, per cui per la libert ci si deve battere con strumenti che siano gi in se stessi la libert. E lesperienza del vivere che ci mostra sempre loppressione nascere dalloppressione.
Il suo concetto di anarchia racchiuso in una serie di principi che nel 1920 present al secondo congresso dellUnione anarchica italiana a Bologna, il quale li approv allunanimit: abolizione della propriet privata della terra, delle materie prime e degli strumenti di lavoro, perch nessuno abbia il mezzo di vivere sfruttando il lavoro altrui e tutti, avendo garantiti i mezzi per produrre e vivere, siano veramente indipendenti e possano associarsi agli altri liberamente per linteresse comune e conformemente alle proprie simpatie; abolizione del governo e di ogni potere che faccia la legge e la imponga agli altri (e di qualsiasi istituzione dotata di mezzi coercitivi); organizzazione della vita sociale per opera di libere associazioni e federazioni di produttori e di consumatori, fatte e modificate secondo la volont dei componenti, guidati dalla scienza e dallesperienza, e liberi da ogni imposizione che non derivi dalle necessit naturali a cui ognuno, volontariamente si sottomette; garantiti i mezzi di vita, di sviluppo, di benessere ai fanciulli ed a tutti coloro che sono impotenti a provvedere a loro stessi; guerra alle religioni e alle menzogne, anche se si nascondono sotto il manto della scienza, ed istruzione scientifica per tutti fino ai suoi gradi pi elevati; guerra alle rivalit e ai pregiudizi patriottici, abolizione delle frontiere, fratellanza fra tutti i popoli; ricostruzione della famiglia in quel modo che risulter dalla pratica dellamore, libero da ogni vincolo legale, da ogni oppressione economica o fisica, da ogni pregiudizio religioso.
Malatesta vedeva nel programma anarchico un complesso di scopi da raggiungere del tutto indipendente da qualsiasi apriorismo dottrinario, sia scientifico che filosofico
Come si raggiunge tutto ci? Con la rivoluzione e la volont. La rivoluzione inevitabilmente sar armata. Malatesta infatti non esclude che ci possano essere dei miglioramenti di condizioni per la classe operaia, concesse dalla borghesia od ottenute con la protesta: ma fermamente convinto che vi un limite oltre il quale il potere non pu che reprimere con la forza il movimento del proletariato verso la propria completa emancipazione. Allora la violenza e la rivoluzione armata diventano una difesa legittima. Inoltre degna di nota la sua concezione di minoranza anarchica: con la consapevolezza che le masse non potranno diventare tutte completamente anarchiche, poich egli riconosce una difficolt dellanarchia ad essere concepita da tutti, egli convinto del ruolo che una minoranza di anarchici decisi e ben preparati pu avere nellindirizzare il movimento del popolo nei momenti in cui in lotta: come dei cani pastore che spingono il gregge dove vogliono loro.
La volont invece il punto cardine dellanarchismo malatestiano. A differenza di tutti gli altri, Malatesta vedeva nel programma anarchico un complesso di scopi da raggiungere del tutto indipendente da qualsiasi apriorismo dottrinario, sia scientifico che filosofico. Egli respingeva tanto il giusnaturalismo quanto il positivismo dellottocento: lanarchia per lui solo il fine pratico che gli anarchici si propongono di raggiungere con le proprie forze e con la propria volont. La sua quindi una concezione volontaristica del tutto opposta a quella deterministica, la quale concepisce la rivoluzione come qualcosa di fatale e dinevitabile, determinata da precisi movimenti reali della storia che si possono scientificamente individuare e prevedere.
A me non appartiene n il merito di aver scoperto lesistenza delle classi nella societ moderna n quello di aver scoperto la lotta tra di esse [] Quel che io ho fatto di nuovo stato di dimostrare: 1. che lesistenza delle classi soltanto legata a determinate fasi di sviluppo storico della produzione; 2. che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato; 3. che questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una societ senza classi: sono le parole di Karl Marx in una famosa lettera scritta nel 1852 a Weydemeyer, suo caro amico e a quel tempo gi pioniere del socialismo marxista negli Stati Uniti dAmerica. Tale concezione marxiana si completa poi con ci che Marx afferm nella prefazione a Per la critica delleconomia politica: Non la coscienza degli uomini che determina la loro vita, ma le condizioni della loro vita che ne determinano la coscienza. In Malatesta tutto questo non esiste: lanarchia sar realizzabile solo in quanto e nella misura in cui gli uomini lo vorranno: La redenzione umana non pu essere che unopera di volont: la volont di coloro che questa redenzione la desiderano.
La parola volont sintetizza bene il concetto di una societ anarchica, la quale non pu essere che una societ di uomini volontariamente cooperanti al bene di tutti. Volont contro determinismo, quindi, per fare la rivoluzione che cambia la storia: una storia che o segue un corso degli eventi deciso dagli uomini secondo la loro volont, o determinata da una serie di forze che gli uomini non possono del tutto controllare. Nel corso del 900 si sono letteralmente combattuti dalle pagine dei giornali fino ai campi di battaglia gli ideali pi vari: visioni del mondo diverse, rivoluzioni che avevano come obiettivo il cambiamento radicale. A distanza di anni, cosa rimasto? Chi riuscito nel proprio intento? Rimangono certo storie di eroi che appassionano, che proiettano su noi lombra della loro grandezza. Ma, sentimenti a parte, credo che a questo punto della storia una riflessione globale su quanto avvenuto nel secolo scorso vada fatta, per chiedersi se la storia la fa luomo, o essa segue un corso degli eventi che noi non possiamo modificare.
Ragionando con ordine, possiamo analizzare tantissimi fatti storici rivoluzionari, ma forse nessuno supera per grandezza e importanza quello da cui nacque lUrss. Una rivoluzione proletaria che ha consacrato per decenni la santit del marxismo, seppur avvenuta in un paese con una situazione del tutto contraria a quella che il determinista Marx aveva prefigurato: in un paese agricolo molto arretrato, e non dalle contraddizioni dialettiche del capitalismo di un paese industrializzato. Chi afferma con sicurezza che evidentemente Marx si era completamente sbagliato in questa e in molte altre cose, deve far fronte agli argomenti di chi afferma che lUnione sovietica stato il pi grande esempio di tradimento di una rivoluzione, in quanto il risultato stato solo un falso comunismo da caserma, per dirla con le parole di Malatesta: il quale molto tempo prima, in polemica con i comunisti, aveva incredibilmente profetizzato una tale fine a quelle rivoluzioni che non si servono degli strumenti della libert.
Una cosa che oggi chiara a (quasi) tutti: ma a molti lo era anche allora, tanto da poterci creare sopra una favola. Il riferimento certamente alla Fattoria degli animali di George Orwell: unallegoria incredibilmente verosimile ai fatti reali che descrive fatti e dinamiche complesse di ci che fu lUrss. Una rivoluzione messa a nudo e descritta con maestria dalla penna di uno dei pi grandi scrittori e visionari del mondo. A fairy story, una favola degna dei migliori capolavori di Erodoto, che in realt la critica pi pungente mai fatta ai sovietici e a Stalin soprattutto, personificato nel racconto da un maiale di nome Napoleone. Un libro che ci permette di considerare, con una lettura divertente e scorrevole, la globalit di quanto accaduto in quegli anni, per poterne trarre un insegnamento importante.
Per Orwell tale insegnamento era che il potere corrompe gli uomini, ed stata questa sete di potere a corrompere lanimo di alcuni animali rivoluzionari e a portare una orribile dittatura che poi ha tradito di fatto la rivoluzione. Certamente vero, e lo dicevano anche Malatesta e moltissimi altri. Ma da questa storia si pu capire altro? Si pu, sempre considerando il buon Erodoto, apprendere qualche altro utile proverbio? Per esempio ci si pu chiedere: ma la rivoluzione fallita perch mancava la volont malatestiana oppure perch non causata da un determinismo marxista? Si nota nella lettura una incredibile scorrevolezza nel susseguirsi dei fatti: una rivoluzione che accade con le migliori intenzioni, ma che lentamente declina in maniera pi che razionale a conseguenza delle nuove esigenze e situazioni alle quali gli animali della fattoria si trovavano a far fronte. Non ci si accorge veramente da quale punto le cose hanno iniziato a peggiorare, o in quale situazione si poteva agire diversamente.
Tutto chiaro e cristallino, e al declino lento delle cose ci si convince sempre che la soluzione presa dagli animali, di fronte ai fatti che si presentano, la migliore perch effettivamente meno peggio di quella contraria, che farebbe fallire la rivoluzione, prospettiva pi volte indicata come il male assoluto: fino a che il declino raggiunge il punto di non ritorno, e la rivoluzione come se non ci fosse mai stata. Forse la volont dei maiali traditori e assetati di potere stata pi forte di quella degli altri, che non sono stati capaci con la loro volont di opporsi; oppure tutto era gi determinato da un corso degli eventi che nessuno avrebbe potuto cambiare perch le dinamiche di quella storia erano estranee alla volont degli animali. Un dibattito non da poco, ma che se affrontato offrirebbe molte prospettive e una visione diversa della storia del novecento.
Circola da tempo su Internet limmagine del Quarto Stato girato, dove la folla rivolta con la schiena verso chi guarda
In un dibattito simile intervenuto in passato un autorevole autore greco dellet imperiale, Polibio, che ci d qualche altro strumento per capire meglio. Egli in sostanza considera la storia come un eterno ritorno: un concetto che nellantichit molto diffuso, e che torner fino ad arrivare a Nietzsche. Una visione della storia ciclica, e che quindi ritorna eternamente al suo stato iniziale. Polibio in particolare, che della storia considera laspetto a suo dire pi importante e fondamentale (quello militare e politico), considera la storia come un eterno ciclo di costituzioni diverse che degenerando portano a quella successiva e cos via. E cos la monarchia diventa tirannide, che viene poi rovesciata e diventa un governo di pochi ma migliori che poi degenera in una bieca oligarchia, la quale viene rovesciata in una democrazia dove governa il popolo, che per a causa degli assetati di potere (per voler riprendere Orwell) si trasforma in un governo di spietati demagoghi, e la democrazia diventa una sterile dittatura della maggioranza: da qui una sola persona torner a prendere il potere, ed il ciclo inizia nuovamente.
Polibio stesso fa poi le dovute considerazioni, e nel caso delle costituzioni miste individua in quella romana un esempio di costituzione formata da aspetti appartenenti a tutte e tre le principali: ci rende uno Stato molto pi stabile, ma non perfetto, poich anche in questo caso il declino giunger, seppur in maniera molto pi lenta, a far ritornare il ciclo dallinizio. Ma in Polibio c anche dellaltro, ed la sorte o fortuna: una sorta di divinit laica dai caratteri spesso ambigui e contrastanti, a volte stoicamente provvidenziale alluomo, a volte incomprensibilmente avversa, che si diverte con noi come con dei bambini. Insomma: tra chi afferma che la storia ha un proprio corso degli eventi imprescindibile, e chi crede che possa essere forgiata dalla ferma volont delluomo, arriva la sorte: come quasi a voler dire che in ogni caso le cose non avvengono come luomo vuole o come crede debbano avvenire. Un aspetto che invita in un certo senso a non addentrarsi pi in questa questione, poich effettivamente non si arriver mai definitivamente ad una risposta.
Il dibattito aperto, ma ad una conclusione intanto si pu arrivare. La rivoluzione, per tutte quelle ideologie che si sono combattute nel secolo scorso, diviene un concetto molto pi ampio: il cambiamento (definitivo!) del sistema. E allora ci vengono in aiuto le parole di De Gasperi, poco conosciute, ma riportate nella sopracitata biografia di Nenni: Per fermare una rivoluzione occorre tenerne in vita la cultura rivoluzionaria, ma fermarne il moto. Oggi cosa rimane di quelle ideologie? La cultura, tanta cultura: ma il moto sopito da tempo. Provate a fare una passeggiata a Bologna il primo maggio: in cento metri vi verranno dati almeno dieci volantini di organizzazioni e partiti che si rifanno in un modo o nellaltro a rivoluzioni pi o meno pacifiche. Una fiera di slogan vecchi e nuovi, di magliette di Che Guevara e pugni alzati, di ferme volont di combattere la borghesia, e di cambiare il sistema come volevano personaggi di altri tempi. Cultura, solo cultura e nulla pi: tutto fermo, da molto tempo. Magari qualche socialista potrebbe fare un respiro di sollievo, perch finalmente si fermato il comunismo rivoluzionario: ma invece dovrebbe considerare che anche il socialismo riformista fermo.
Il riformismo vero una rivoluzione: che cambia il sistema in modo pacifico, che doma la natura obbedendo alle sue leggi, per dirla come Turati. Riformismo scegliere un obiettivo, tracciare la rotta e iniziare il cammino. Oggi lobiettivo dei socialisti non sembra essere il cambiamento, ma il governo: certo, con un taglio progressista e riformatore, ma non quello che i nostri antenati sognavano quando sventolavano bandiere rosse e cantavano lInternazionale. Non si tratta di tornare alle origini: si tratta di ritrovare la strada (o di sceglierne unaltra), muovendoci da questo pantano in cui ci nutriamo di cultura socialista mentre ci siamo dimenticati del moto. Il Quarto Stato e lo slogan Avanti! hanno questo come estrema sintesi e significato: muoversi, continuare a camminare. La societ di oggi nata dopo la guerra, ed frutto di un compromesso tra le parti in causa che si sono combattute nellarco del 900. Tra queste noi tutti riconosciamo che stato il riformismo socialista a dare pi di tutti una spinta di cambiamento verso quella che una volta era la nostra meta, la stella del Turati per una societ giusta. Spesso si dice che avevamo ragione rispetto ad altri nel nostro metodo: ma ora invece la storia ci d torto, se consideriamo che anche noi ci siamo fermati.
Di solito la storia la raccontano i vincitori, e noi in Italia abbiamo smesso di raccontarla nel 92; lincubo che un giorno sar lo stesso per molti dei nostri compagni in Europa e nel mondo. Circola da tempo su Internet limmagine del Quarto Stato girato, dove la folla rivolta con la schiena verso chi guarda. Mi piace pensare che sia un ottimo modo per mettere simbolicamente alla prova le nostre intenzioni: tra chi vede che se ne vanno delusi, perch tutto finito, e chi invece vede che stanno continuando ad andare avanti, e che noi siamo solo rimasti indietro: e che basta seguirli e riunirci a loro. Uomini di altri tempi come Malatesta ora dormono il sonno eterno, dopo una vita di febbrile e lucida azione. Ma ci hanno lasciato la loro esperienza e il loro esempio: uneredit che pesa come un macigno sulle spalle di noi che siamo chiamati a decidere, allombra della grandezza di un secolo del quale molti sono nostalgici e con il quale siamo chiamati a competere. Come allora, ma con diverse intenzioni, si potrebbe dire a Malatesta di dormire: perch ormai ha fatto il suo tempo e quindi deve smettere di assillarci con le sue parole; oppure perch pu stare tranquillo con la consapevolezza che in fondo la sua battaglia anche la nostra.

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Francesco Rossi, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Francesco Rossi, nella sezione Saggio, ha pubblicato anche:

:: [ Politica ] Un pezzo di storia socialista. (Pubblicato il 27/04/2020 22:01:32 - visite: 1507) »