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La solitudine dei numeri primi

Narrativa

Paolo Giordano
Arnoldo Mondadori Editore

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 10/06/2008

Evidentemente un titolo astutamente ammiccante, una bella immagine di copertina, un importante editore ed un prestigioso premio non bastano a fare un bel libro e a rendere piacevole lo scorrere delle pagine. La vicenda inizia con due disgrazie che vedono protagonisti due fanciulli, Alice, che ha un incidente sugli sci e resta zoppa e Mattia che ha abbandonato la gemella minorata e questa è scomparsa. Dopo questi tragici fatti Mattia diventerà molto chiuso di carattere, si provocherà ferite sulle mani e sulle braccia ma diventerà un genio della matematica; Alice, invece, semplicemente anoressica.
In teoria i due protagonisti dovrebbero essere innamorati ma una serie di circostanze li tiene separati, questo è quello che si dovrebbe credere leggendo il risvolto della copertina; in realtà, o meglio, da quanto si apprende dalla lettura, Alice è convinta di essere innamorata di Mattia, mentre questo rimane abbastanza indifferente a ciò, così come rimane prevalentemente indifferente ad ogni cosa che non sia la matematica. Nel corso degli anni Alice, rassegnata, si sposa con un ragazzo normale, ma, ovviamente, il matrimonio naufraga soprattutto perché Alice ha gli stessi meccanismi mentali che la caratterizzavano quando aveva dieci anni. Dopo che il marito l’ha lasciata, come se nulla fosse accaduto, perché tanto non lo amava (già, perché lei ama Mattia, nella sua fantasia..), con un pretesto che fa accapponare la pelle, Alice tenta di far tornare a se Mattia, ma una volta che si incontrano non succede niente, forse per mancanza di slancio, di forza, di desiderio reale. Insomma per tutto il libro i due personaggi principali sembrano due falene dagli occhi bendati che girano attorno a niente, illudendosi che sia tutto il resto a girare attorno a loro.
Nella vicenda, a far da contorno ai due sfortunati, ci sono i genitori che sembrano ritagliati dalla carta velina ed appicicati nel libro a far da scenografia, non hanno opinioni, solo rassegnazione, la madre di Alice viene addirittura fatta morire, di cancro, forse un omaggio a Levitt, ma comunque è un trapasso che non altera gli equilibri della vicenda. Inoltre vi è l’ormai immancabile amico gay, anch’esso ridotto a puro stereotipo: infanzia da demente, adolescenza da fissato per Mattia e, appena ne ha l’età, si va a chiudere in bagni di locali con sconosciuti.
Questa è la vicenda, i capitoli sono scanditi dagli anni in cui si svolgono gli avvenimenti: dal 1983 al 2007, e questo è un grande aiuto per il lettore, altrimenti si potrebbe pensare che tutto si svolge nell’arco di pochi mesi perché il livello cerebrale dei due protagonisti rimane sempre lo stesso, Mattia almeno progredisce nella carriera, ma Alice rimane sempre allo stesso stadio pre-adolescenziale. Ed è proprio allo stadio pre-adolescenziale che suppongo il libro sia rivolto, soprattutto il messaggio della ricerca dell’amore che va tanto di moda anche tra i giovanissimi, ma, con la caratteristica di quell’età, ovvero il non volersi impegnare più di tanto, che comunque c’è tempo, che è una cosa che si produce da sé, senza impegnarsi più di tanto.
La narrazione procede con toni da ragazzine nevrotiche e viziate che amano farsi dispetti e raccontare frottole per apparire più smaliziate di quel che sono, coccolate di più dalle colf che dai genitori. Il linguaggio non è dei più esaltanti, tranne qualche frase ad effetto dall’aria prefabbricata, e così pure l’architettura generale del libro, tutta la lettura è permeata dalla forte sensazione di un libro fatto apposta per un certo tipo di pubblico, e magari ricavarne un film per il prossimo Natale. La semplicità del lavoro in contrapposizione alla complessa macchina pubblicitaria che lo sostiene farebbe pensare ad un operazione condotta a tavolino per spodestare un altro noto autore di libri per teen-agers. Probabilmente gli adulti troveranno la vicenda del libro risibile, ma se l’opera può servire ad avvicinare i giovani italiani ad una forma d’intrattenimento che - ahimè - rischia di diventare desueta, cioè la lettura, allora è davvero encomiabile ed ha tutta la mia approvazione.

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