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Un solo colpevole

Romanzo

Alessandra Ponticelli Conti (Biografia)
Edizioni Esordienti E-book

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 18/07/2014 12:00:00

 

Per qualche misterioso motivo mi aspettavo da Alessandra Ponticelli Conti un romanzo completamente diverso, non so, un altro genere, altre situazioni, forse più ieratiche, od eteree, ma la colpa è mia e delle mie idealizzazioni, diciamo che alla base di questo malinteso c’è un solo colpevole (grazie Alessandra) e cioè io. Ma non sono certo lettore che si lascia scoraggiare perché il libro non è come me lo ero immaginato, anzi, ed è un “anzi” cubitale, sono davvero felice quando l’autore riesce a sorprendermi, a propormi qualcosa di inatteso. Ed inatteso mi è giunto questo bel romanzo, che è in fin dei conti, e se ci piacesse attaccar etichette, un cosiddetto romanzo giallo. Sì, perché la storia si basa su di un duplice omicidio avvenuto molti anni prima del piano narrativo, e l’unico testimone è la figlia della coppia assassinata. La bimba, ovviamente traumatizzata, vive una vita con un lato in ombra rappresentato dall’omicidio cui assistette nella casa natia ed in cui i genitori persero la vita. Il proverbiale bel giorno arrivò e la ragazza decise di tornare nella casa dell’assassinio per riprendersi sì i suoi beni materiali, ma anche un pezzo di vita che le era stato strappato. Questo, in estrema sintesi, lo spunto da cui parte la narrazione. Il delitto in questione sembrerebbe essere un cosiddetto delitto passionale, infatti la lei della coppia era donna da far girare la testa a molti uomini, e in un paese piccolo le passioni presto divampano, complici le poche occasioni, e si sviluppano in modo imprevedibile. Ma non voglio addentrarmi troppo nella trama perché è tutta da scoprire e non vorrei privare il lettore delle sorprese e delle emozioni che questo romanzo riserva. Mi vorrei più soffermare sulle indiscutibili doti di narratrice della Ponticelli Conti. Il romanzo è narrato con un linguaggio preciso, scandito dalla tensione e intervallato da pause, creando un tessuto narrativo sul quale il lettore si sente perfettamente a suo agio, può dedicarsi allo svolgimento della trama senza temere tranelli linguistici o inceppamenti nello scorrere delle immagini. Immagini appunto, non parole, perché la perfezione della narrazione è capace di scomparire e lasciare il posto a vere e proprie immagini che ciascuno plasma a modo proprio, ma comunque assicurano una certa tridimensionalità al narrato. Il piano narrativo è intersecato da più linee temporali, condotte magistralmente senza creare garbugli o soluzioni abborracciate con facili espedienti. Tutt’altro, l’autrice costruisce il suo universo, fatto di persone, fatti e luoghi, e lo manovra perfettamente, sapiente regista di una storia che appare semplice ma si complica sempre di più con l’aggiunta di nuovi elementi, sino alla soluzione finale, inattesa e geniale come nella migliore tradizione giallistica. Accanto alla vicenda e alla musica costruita da Alessandra con la tessitura della trama, vi è la denuncia di certi pregiudizi, soprattutto retaggio delle piccole società chiuse, in cui una donna, perché avvenente, avendo sbagliato strada, si ritrova a subire dei ricatti, e a causa del passato non può cominciare a condurre una vita normale ed irreprensibile, animata e riscaldata dall’amore familiare, pure anche se sbocciato su di un terreno che potremmo definire inquinato dalle esperienze precedenti e dalle vite passate che nel cuore della donna si sono sovrapposte.

Se la struttura generale del romanzo è, come dicevo, quella di un giallo, quindi dalle tinte abbastanza decise e marcate, dalla delicata penna di Alessandra non possono non sbocciare fior di citazioni, che punteggiano con delicatezza le pagine, dimostrando grande conoscenza della letteratura, anche perché sono citazioni assai ricercate e disposte in modo da far comprendere meglio certe situazioni e trasportarle per un attimo in un ambiente più poetico. Ma la narrazione di un giallo ha i suoi tempi e quindi il racconto immediatamente riprende col suo preciso ritmo. A sottolineare e descrivere meglio la non facile vita sia della protagonista, brutalmente privata degli affetti familiare, sia della madre assassinata, l’autrice non fa mancare un sottile lavoro di cesellatura psicologica, preciso e ben definito, capace di dare una notevole profondità ai personaggi ed al romanzo stesso. Nella lettura sono rimasto molto colpito dalla capacità di Alessandra ad affrontare situazioni assai controverse (magari per qualcuno scabrose) con una grande delicatezza mista a determinazione, a non voler nascondere nulla, scevra dal dolciastro perbenismo che trasforma il non voluto dire in nauseante esibizionismo.

In questo romanzo il passo è davvero misurato e ben calibrato, e conduce il lettore nei meandri di una storia complessa, narrata in modo molto bello, che denota una coraggiosa mancanza di pregiudizio e capace di ammonire chi invece si cela dietro un perbenismo di facciata ma che nasconde vizi e nefandezze ben peggiori di chi fa oggetto di giudizio e di scherno. In definitiva un giallo ben costruito, che non si ferma all’indagine poliziesca ma si addentra nell’indagine psicologica ed esistenziale, scritto in modo esemplare ed elegante. Penso che più di così non si possa desiderare, giunga così ad Alessandra Ponticelli Conti il mio grazie per queste belle pagine (elettroniche).

 


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(Pubblicata il 11/02/2011 12:00:00 - visite: 1807) »