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La noia

Narrativa

Alberto Moravia
Edizioni Bompiani

Recensione di Giacomo Coniglione
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Pubblicato il 08/07/2008 01:25:00

La realt solo una tela vuota !

Il titolo sicuramente poco invitante. Ma baster concedersi a poche righe per restarne completamente avvinti. Il registro quello del Moravia a cui siamo abituati: una scrittura dessamente teatrale, con ampio spazio ai discorsi diretti e ai soliloqui, il tutto incorniciato dalla smania del sesso e dalla critica antiborghese.

La noia di Alberto Moravia, romanzo del 1960, specie nei primi capitoli, a met strada tra una pice e un saggio, una sorta di cosmogonia della noia. Non a caso stata fatta nel 1963 una visitazione cinematografica dal regista Damiano Damiani.

La fenomenologia della noia non altro che la mancanza di rapporto, una non corrispondance con le cose, con gli altri, con s: Per molti la noia il contrario del divertimento per me, propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsit della realt. Per adoperare una metafora, la realt, quando mi annoio, mi ha sempre fatto leffetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d invernooppure la mia noia rassomiglia allinterruzione frequente e misteriosa della corrente elettrica in una casaoppure la mia noia potrebbe essere definita una malattia degli oggetti, consistente in un avvizzimento o perdita di vitalit quasi repentina.

Il protagonista del romanzo Dino, lamministratore della noia per antonomasia, un pittore che inizia a usare i pennelli per sfuggire allindifferenza (il romanzo a tratti sembra il proseguo dellomonimo romanzo del 1929), un Dorian Gray ante litteram che cerca di sfuggire al determinismo economico e soprattutto alla noia, al fine di entrare in empatia con il reale che sembra sfuggirgli di mano anche a causa della madre, una donna cristallizzata nella forma di nobildonna e ricca possidente.

La vita di Dino avvolta nella nebbia, un continuo confrontarsi con la tela vuota, un oscillare molto schopenhaueramente- tra noia, disperazione, dubbio e sesso. Una situazione che resta tale anche quando entra nella sua vita Cecilia, una giovane con personalit duplice,che finisce per diventare la sua amante. Cecilia -ora donna, ora bambina, sia nellespressione che nei gesti- una ragazza di poche parole che ha solo lespressione sessuale: la sua unica bocca pare essere quella della vagina. Tra i due si istaura una comunicazione prettamente fisica-tuttavia mai completa- e il loro rapporto mercenario ed solo un palliativo di fuga dalla noia, anche quando Dino trasforma il rapporto in sadismo e sarcastica provocazione.

Cecilia acquista materialit, diventa reale, solo nel momento in cui Dino teme di perderla a causa di una relazione che la giovane intrattiene con Luciani, un giovane attore. Fino a questo punto infatti Dino ha una tela vuota perch non riesce a prendere possesso di una realt qualsiasi, allo stesso modo che era vuota la mia mente nei confronti di Cecilia che mi sfuggiva e non riuscivo a possedere.

Il romanzo si chiude con una morale negativa. Moravia ci invita a rassegnarci alla tela bianca perch ogni lotta per dominare il reale impari, avvilente e inutile. Non rimane che accettarne passivamente le sue non univoche manifestazioni.



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