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Il ’ 68: le conseguenze

Argomento: Storia

di Danilo Mar
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Pubblicato il 09/09/2010 05:51:19

Il ’68: le conseguenze

Chi mi legge lo conosce, ma non la tiro per le lunghe: il ’68 fu un disastro per tutti!
Tranne per quelli che ne hanno raccolto i frutti, chi facendo il "salto della quaglia" (Giuliano Ferrara, Paolo "straccio" Liquori); chi "posando il culo" su uno scranno parlamentare (Marco Boato, Mario Capanna); chi "facendo bella mostra" di sé in partiti e partititi (Oreste Scalzone, Paolo Florais D’Arcais); chi riscopertosi "intellettuale" (Adriano Sofri, Massimo Cacciari); chi "facendo i cazzi propri" nel mondo degli affari (Aldo Brandirali, Franco Russo). Tutta "brava gente" che s’è giovata del momento favorevole per decollare! Chi sta pagando per tutti è Renato Curcio (un atto di pentimento poteva dire avere la grazia) ma lui non ha mai abiurato ciò in cui credeva! Da questo punto di vista ha tutta la mia ammirazione.
Oggi, per certi versi, sta succedendo la stessa cosa coi "movimenti". Chi se n’è giovato? Agnoletto (parlamentare europeo a Bruxlelles); Caruso e Luxuria (onorevoli! Sic) e presto toccherà a Casarin (quello dei disobbedienti). Ma come cazzo si fa!
Tornando al ’68, i primi ad essere delusi furono quei giovani che rappresentarono l’anima propulsiva della rivolta (io fra questi!) che videro il "Movimento" appiattirsi su posizioni borghesi, quelle posizioni contro cui avevano lottato. Si resero conto - allora - che coloro che protestavano e che volevano cambiare il mondo, nei fatti volevano solo sostituirsi a chi il potere lo aveva già!
Non solo, capirono che le ideologie andavano a distruggere quello che di buono s’era costruito negli anni ’50 e ’ 60. Non v’è dubbio che quei 20 anni rappresentarono la rinascita del Paese, dopo i disastri di un altro "ventennio". E la rinascita del Paese passò attraverso un impegno serio di chi ci governava e di chi si opponeva, avendo come punto principale, entrambi, il bene comune della collettività. E l’opposizione dura dell’allora PCI, era condotta da uomini la cui etica era fuori discussione. E De Gasperi e Togliatti guardavano verso la stessa direzione.
Il ’68 azzerò tutto questo! Le Università sfornano laureati che andranno a formare una classe dirigente incapace, viene azzerata la meritocrazia e il mito dell’uguaglianza spinge tutti verso una omologazione al ribasso. Culturalmente è un periodo buio, insulso e non ha prodotto che la spettacolarizzazione degli eventi. Allora - come oggi - la televisione dettava i ritmi della vita.
I danni del ’68 cominciano a rarefarsi negli anni ’80. Gli "anni di piombo" hanno raggiunto il vertice massimo e comincia una fase prima di stagnazione poi di regresso delle dimostrazioni. Ci si interroga su cosa hanno voluto dire il ’68 e le sue idee e le risposte restano nel vento perché il ’68 ha rappresentato lo "zero assoluto" in ogni campo. Anche se non nego che qualcosa di buono l’ha partorito: lo Statuto dei lavoratori, la nascita del movimento referendario che ha introdotto l’aborto ed il divorzio, un maggiore impegno delle donne nella vita pubblica. Ma questi lati positivi non debbono trarre in inganno! Nella sua totalità quel periodo va visto come un periodo buio per la nostra nazione. E non solo per noi, ma per tutti.
Dell’oggi cosa dire? Che ci siamo impelagarti in una ricerca della perfezione e del consenso che genererà solo delusioni: per tutti! Ci ha deluso l’Europa Unita, ci ha deluso l’Euro, ci ha deluso la classe politica e si vive in uno stato di quasi rassegnazione! Ed è una situazione pericolosa perché è proprio in questi frangenti che attecchisce lo Stato etico, magari sotto forma di "un fuori di testa" che azzera tutto e…
Ma non voglio pensarlo! Questo Paese saprà reagire e come non volevo morire democristiano, oggi non voglio morire prodiano o veltroniano o berlusconiano! Cazzo ci sarà pure un modo per modificare lo stato delle cose!
L’etica politica s’è persa per strada: una vota chi faceva politica metteva il suo potere al servizio dei cittadini. Oggi si fa politica per acquisire potere! La politica non è più uno strumento ma diventa fine. E il falso bipolarismo ha accentuato la crisi della politica che vive e sguazza con circa 50 tra partiti e movimenti!
Negli anni del CAF (Craxi, Andreotti e Forlani) sapevamo di vivere sopra le nostre possibilità. Sapevamo che il potere si gestiva solo per aumentare il consenso e non per le necessità delle persone. Sapevamo che il clientelismo ci stava uccidendo però mai nessuno s’è risparmiato dal "chiedere". C’era una sorta ti intesa tra l’eletto e l’elettore per cui tutto veniva veicolato tramite le Segreterie dei partiti che erano dei veri e propri "uffici di collocamento". Il ’68 è stato anche questo!
Ora è tempo di cambiare! E come recita l’Ecclesiaste, "c’è un tempo per ogni cosa". Ma per cambiare c’è bisogno di una nuova classe politica perché il bisturi può essere dei migliori, ma se chi lo usa è un incapace, da strumento di vita, diventa strumento di morte!
Ecco allora che va ricercata una nuova intesa tra gli eletti e gli elettori, che passi attraverso la meritocrazia, abolendo le caste privilegiate, gli ordini professionali e rimettendo al centro di tutto la persona umana. E che lo Stato, ovvero il Governo, non si affidi più - in campo economico - al comprare per vendere, ma passi ad un più giusto vendere per comprare.

E allora "votate Danilo Mar" alle prossime imminenti elezioni! Sto scherzando naturalmente.

NOTE
1. In attesa di leggere questo brano "altrove" (e ti anticipo che anche lì farò la stessa domanda) e premesso che condivido la gran parte delle tue affermazioni, mi corre l’obbligo di chiederti quali disastri sarebbero avvenuti in un altro ventennio: la guerra? le leggi razziali? il bavaglio alla stampa ed il divieto di criticare il regime? Tutte cose molto gravi, anche se si potrebbe dibattere sulle responsabilità reali di quel regime in merito ad esse. Volendo però si potrebbe parlare di qualcuna delle tante cose che vennero fatte per il benessere di questa Nazione e che vengono taciute o volontariamente falsificate da sessantadue anni in qua per mascherare i casini combinati da chi è venuto dopo. Con stima, [Ardengo]

2. Per Ardengo: all’altro ventennio io imputo solo un colpa, che fu però deleteria: la scesa in guerra al fianco di Hitler! Per il resto il Fascismo fu una dittatura “all’acqua di rose”! Fu peggio il Franchismo per non parlare del “Pavelismo”. L’ultimo, il Nazismo li superò tutti! Mi si potrà obiettare “ma il caso Matteotti? O i fratelli Roselli?”. Non nascondiamoci dietro fatti che – seppur gravi – rappresentano episodi. Episodi che ritroviamo anche nelle democrazie. Guardiamo in casa nostra: il caso Montesi, il caso SIFAR, il caso Pinelli…devo continuare? So che sono osservazioni ciniche ma è così! Diceva Churchill che “la democrazia non è un buon sistema di governo, ma è il meno peggio”. Poi vanno riconosciuti i meriti di quel regime che, non possono essere dimenticati. Come non vanno dimenticati i grandi lavori dell’epoca. Roma – passata sotto le mani di giunte di ogni colore - in oltre 60 anni non ha realizzato grandi opere urbanistiche: siamo fermi all’EUR fatto dal fascio! Oggi, in 20 anni, se va bene si realizza un campo di calcio! L’Ente Ponte di Messina, sorto negli anni ’60, ha partorito solo debiti e clientele. Ma quello che più mi fa piacere è che anche a sinistra si sta affermando un movimento che riabilita, seppur velatamente, il “Ventennio”. Spero, caro mio, d’essere stato esaustivo. Per quel che concerne pubblicare su Versi & prosa, trovo tante difficoltà coi testi lunghi! O forse sono io che sono imbranato!
[Danilo Mar]


3. il ’68 in italia (dico in italia) è stata una lue dell’intelligenza. Per il resto, d’accordo con te, fatta eccezione per Curcio. Vorrei solo aggiungere che fra i disastri del ’68 aggiungo il donmilanismo.
[Prof. Grimaldi]

4. Per Grimaldi: nel suo discorso di Torino - dove accettava d’essere il candidato Segretario alla guida del PD – Walter Veltroni ha detto che “bisogna ripartire da don Milani”. Non è una novità! Già qualche anno fa,ad un Congresso del PDS , campeggiava lo slogan del sacerdote fiorentino: I care! Di più: gli ex allievi di Barbiana hanno scritto a Papa Ratzinger per riabilitare don Milani. Si sono mossi anche don Ciotti, don Gallo. Don Vitaliano, don Mazzi ed altri. E tutto questo movimento mi fa pensare che la tua osservazione sia giusta.
[Danilo Mar]

5. Ciao. Analisi cruda e realista quella sul ’68. Ancora più veritiera quella sul CAF. E sull’oggi ? Come facciamo ad accorgerci che il politico di turno, di qualunque colore politico, apparentemente carico di buone intenzioni tenga fede all’imperativo di dare voce quanto più possibile alle aspettative del popolo e ad i veri problemi della nazione ? Sembra appiattirsi del tutto lo scenario politico. (Penso al centrodestra che rivendica la paternità del programma del PD espresso da Veltroni che pure è un fatto emblematico). Davvero non saprei, tanto più che mi fa anche una certa impressione l’idea della deriva plebiscitaria che queste situazioni di disillusione politica rischiano di generare. Chi vincerà le prossime elezioni lo farà, verosimilmente, con un ampissimo consenso. E per cinque anni e senza una opposizione credibile. Come li rimettiamo in riga? Come mettiamo in discussione le caste ? Come si instilla nei politici il sacrosanto principio da te espresso che c’è "l’uomo" al centro di tutto? In attesa che il tuo programma fornisca delle risposte comincio a stampare i volantini. Un saluto
[Franco Meda]

6. E noi chi siamo? Ecco! Oggi mi sei piaciuto, ma andiamo al concreto. I discorsi li porta via il vento. Roma deve essere liberata dagli abusivi coi colpi delle nostre poesie.
[Valentina Bruni]

7. Per Franco Meda: Belle domande! Chi ci garantirà che il politico di turno manterrà l’imperativo di dare voce alle aspettative della gente? Come li rimettiamo in riga? Come mettiamo in discussione le caste? Come far capire ai politici che al centro tutto c’è l’uomo? Tu hai fatto una osservazione molto giusta: chi vincerà le prossime elezioni lo farà in maniera molto ampia! Vorrà dire che avrà 5 anni per mantenere fede ad un programma. Ma il problema è un altro: oggi ci vediamo imposti i candidati! Questa sciagurata legge elettorale andrebbe modificata immettendo il voto di preferenza. Il top sarebbe il modello tedesco con un forte sbarramento. Questo metterebbe i partiti minori dinanzi ad un bivio: o non avere rappresentanza o accorparsi! Uno sbarramento al 5 percento farebbe piazza pulita di una miriade di “mangia pane a tradimento”. Poi il voto di preferenza deve privilegiare i candidati del territorio. Ovvero nel mio collegio io voterò una persona che conosco. Una persona che vive nella mia zona, che conosce i problemi del territorio, che abbia una segreteria che raccolga le istanze di quelli che La Pira chiamava “i bisogni della povera gente”! Che me ne faccio – parlando sempre del mio collegio – di un Elio Vito, eletto qui perché paracadutato dall’alto, che qui non s’è mai visto? È ovvio che questo non garantisce una risposta al tuo primo quesito, ma almeno mi da la possibilità, se l’eletto è di zona, di incontrarlo o a passeggio, o da Pazzaglia, o nel suo ufficio e mandarlo pubblicamente a fare in culo! Elio Vito non posso manco mandarlo affanculo perché non ha colpe: qui ce lo hanno messo! Poi chiedi: come li rimettiamo in riga? C’è un solo modo: non rieleggendoli la volta successiva! È l’unico strumento che abbiamo. Andrebbe anche modificato l’articolo di legge che recita: il parlamentare è eletto SENZA vincolo di mandato! E che cazzo! Questo prende i miei voti e poi scappa da un’altra parte? Con questi giochini, è nato il primo Governo Berlusconi (Tremonti stava nel Patto Segni e traslocò armi e bagagli in FI). Sempre con questa prassi è nato il Governo D’Alema (arrivarono le truppe “mastellate”), per non parlare del Governo Dini! Ed ancora oggi Prodi s’è salvato grazie a quel campione di coerenza che è Follini e la su a”Italia di mezzo”! Un deputato deve rispetto a chi lo vota, ecco perché deve essere eletto CON vincolo di mandato! Riguardo al rispetto verso gli elettori, ti racconto un aneddoto: il Divo Giulio, nel suo ufficio di Piazza San Lorenzo in Lucina, proprio dietro Palazzo Chigi, era solito ricevere chi voleva conferire con lui e l’appuntamento veniva fissato dalla mitica signora Enea. Un giorno in sala d’attesa c’era l’Ambasciatore americano con l’intera delegazione, l’allora Presidente di Confindustria che era un certo Gianni Agnelli e alcuni Sindaci della Ciociaria. Andreotti ricevette prima tutti i Sindaci presenti, poi - in ultimo – la delegazione Americana e quella di Confindustria. Fu l’Ambasciatore che fece le proprie rimostranze protestando per l’attesa. La risposta di Andreotti fu “Vede ambasciatore, se io sono qui, è grazie a quella gente!”. Questo è il rispetto che un eletto deve ai suoi elettori. Come mettiamo in discussione le caste? In maniera drastica e forti del consenso elettorale! Grazie al largo margine di vittoria. Gli ordini professionali vano aboliti per legge! E per legge vanno riviste le Fondazioni bancarie. I primi sono “socialmente inutili” e servono solo a gestire un potere occulto e deviato. Le seconde sono il crocevia di interessi che a tutti giovano tranne che ai cittadini. Servono a salvaguardare le rendite di posizione, e a cementare un patto fra finanza e politica che è l’aberrazione della civile convivenza. D’altra parte se non si agisce in modo drastico, non ci toglieremo di torno certi bubboni. Come far capire ai politici che al centro di tutto c’è l’uomo? Forse rivalutando Rosmini e Campanella. Ma non so se basta! Di certo mettendoli dinanzi alle loro responsabilità. Creerei un “Comitato delle Istanze” e al deputato eletto nella mia città – di maggioranza o di opposizione non importa – sottoporrei delle urgenze che egli dovrà tramutare in interpellanze, interrogazioni o mozioni (non sto qui a spiegare la differenza, non importa) e denuncerei pubblicamente le sue mancanze. La mia non è una novità: in Grecia, nella polis ateniese, questo succedeva oltre 2.000 anni fa! E anche gli Etruschi mutuarono questo metodo dai Greci. Ci sono notizie che i Sumeri avessero elaborato un simile metodo. Gli strumenti ci sono ma troppo spesso c’è una sorta di rassegnazione e questo giova solo all’eletto che può fare i cazzi suoi. Riappropriamoci della nostra democrazia e non diamo più deleghe in bianco! Allora li prepari questi volantini?
[Danilo Mar]


8. Hei...ma questo è il manifesto politico del profesor Mar ! Wow ... smetto di essere pessimista per un pò. Riguardo ai volantini però...ho difficoltà a immaginare un simbolo che sia di purezza imperitura e incorruttibile, (li hanno presi tutti la Chiesa e la Dc)ma sono fiducioso nel leader che mi sono scelto oggi. Ti verrà un’idea...anzi Le verrà un’idea Presidente. Ossequi
[Olga Laureti]

9. Ti ringrazio per la risposta e per le precisazioni, sei un Signore d’altri tempi! Intendo come stile e non certo come età :-) Se stesse nascendo il partito di Danilo Mar, potrei valutarlo seriamente, non fosse altro che per la notevole trasversalità che vi si coglie. Saluti e a presto rileggerti,
[Ardengo]

10. Condivido, ça va sans dire. Oggi, per usare le parole di una scrittrice che oggi non c’è più, rimangono solo i ruderi, rappresentati da "sessantottini scoglionati". Sacrosanto anche lo sbarramento, per i miei gusti è pure poco il 5 per cento, non si farà mai piazza pulita e dare voce in parlamento ad un gruppuscolo di sì e no 20000 individui non è democrazia, ma idiozia, per quanto mi riguarda.
[Pietro Chisno]

11. Buondì, vecchio mio! Ti rimando al bel libro di Nino Tripodi (ormai introvabile, ma forse scartabellando su Internet si pesca una copia o due;-) "CAMERATA DOVE SEI?" CREDO CHE QEULLO SIA IL VADEMECUM DI COME SI FA A VIVERE in un regime o nell’altro, cambiando semplicemente casacca e manco sempre, volendo!
Per la tua elzione va benissimo, ma solo se facciamo voto di scambio.. Io te voto a te, tu me voti a me e siamo felici tutti! Care cose.
[Andrea Emiliani]





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