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Federica Petrini: un’autrice di poesie che ama viaggiare

Argomento: Letteratura

di Bianca Fasano
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Pubblicato il 08/06/2021 16:32:47

Federica Petrini è autrice (al momento), di due libri di poesia. “Un giorno facevi la rivoluzione”, pubblicato a luglio del 2017è la raccolta di “41 pensieri poetici”, in uscita con Cicorivolta Edizioni per la collana Temalibero; lavoro già presentato al pubblico a Grosseto nel 2017, per Roberta Lepri e Simone Giusti del Collettivo Bianciardi 2022 (un gruppo di persone che si ritrovano periodicamente allo scopo di condividere idee, storie e pratiche artistiche.) “Il vecchio e la bambina” è, invece, del luglio 2019. Dedicato al padre. Curatore: Rosy Di Leo; Editore: Totem (Lavinio Lido); Collana: Canti: Federica Petrini nasce a Grosseto il 1985; la sue fantasia e la curiosità per “il mondo che la circonda”, vengono illuminate dai racconti della vita avventurosa della nonna paterna. Parlando della se stessa di nove anni, la definisce come “un’affamata lettrice”. Nel tempo diviene sempre più appassionata di lingue straniere e viaggi lontani e, allo scopo di realizzare i suoi interessi con la mente e con il corpo, ottiene il diploma linguistico nel 2004, cogliendo intanto ogni occasione per girare per l’Europa. Nel 2009 si laurea in filosofia e parte prima per Londra, poi per il Canada, per fare infine rientro nella sua amata Toscana. Dice di sé: “Il mio sogno è insegnare. Per me la poesia, certe volte in forma di prosa, rappresenta una catarsi: del sentimento, del desiderio, ma anche del ricordo. Scrivere per me è principalmente trasformazione”. Dicono di lei (Gianfranco Cotrone): “La poesia di Federica Petrini nasce da un processo di lunga decantazione, da un lavoro certosino di precisazione e distillazione su quel precipitato di esperienze, memorie, sensazioni, suoni, colori e profumi che la vita ha instillato nella sua ampolla di magica alchimista e che l’Autrice grossetana, con sapiente perizia ed accorta pazienza, si dispone ogni volta a ricomporre in nuove combinazioni ricavandone accordi ed immagini coloratissime, profumate, armoniose ed estremamente musicali, in una vigile orchestrazione che è sicura garanzia di qualità. Una affascinante strategia intima pervade tutta la raccolta, frutto di un dissidio interiore, in cui domina l’ingegno, che muta il dramma in farsa, l’esistenza in figura retorica, la letteratura in magazzino di maschere. “ Le persone senza nome/ hanno un volto disegnato/ dalle mani della gente.” È come se la poetessa non riuscisse ad accettare il reale, se non dopo averlo riscritto in una rete di sonorità forti e combinazioni sintattiche legate ad una operatività dadaista: una sfida alla gerarchia delle cose e all’intelligenza del lettore, ma soprattutto una dichiarazione di sfida all’esistente. “ Ti tengo al sicuro/ nel mio sorriso,/ filo del telefono,/ guardo suoni riprodursi,/ le mie labbra./ Lungo il mio viso/ il tuo ritorno,/ la mia cucina.” Altrove, l’integrità narcisistica dell’autobiografia si parcellizza e si fonde nell’incontro/scontro con la natura, con la storia, con la memoria mai sazia d’infanzia in controluce, specie laddove l’Autrice conferma che la poesia è il balsamo migliore per annullare ogni povertà simbolica del nostro tempo.” Dal volume “Un giorno facevi la rivoluzione” : “Cos’è la libertà./ Un battito d’ali? /Un libro aperto/ ad una pagina a caso./ Una mattina fredda/ in una casa non mia?/ Immaginare voi/ nelle vostre vite, distanti anni luce/ dalla mia psiche trentennale./ Non è accettabile,/ tollerabile per me./ Libertà è andare avanti/ nonostante tutto/,nonostante voi/, nonostante me/, ma/ grazie a me./ Alle mie gambe/ e alla mia mente”. La sensibilità poetica con cui la Petrini vive la sua umanità, l’accompagna, evidentemente, nelle scelte della vita, che parrebbero casuali, ma non lo sono. Sopravvivere alle emozioni, per chi le vive intensamente, si traduce anche in un dialogo con se stessi: “Nel troppo, spesso si annega./ Dare troppo/ sentire troppo/ io non sarò mai una da poco /semmai, da molto/ imparare il meno è doloroso/ e di infelicità si muore/ fermi./ Preziosa ce la chiama chi non è mai morto dentro./ C’è un pacchetto sul tavolo, /è di carta trasparente.” Pare strano riconoscere tanta vita vissuta e forse perduta, nell’animo giovane di Federica: “Quei sorrisi tanto bramati/dalla mia vista/ ormai stanno solo in foto/ (…) E’ uno stiramento dell’anima/ vecchi, decrepita in me./Giovane è solo quella degli altri.” Una poetessa che ama, come fosse uscita dal filone dell’Ermetismo, rompere, almeno in parte, con le regole tradizionali della forma poetica. Possiamo riscontrare tra le righe dei suo pensieri, concretizzati in parole, una sorta di ansia espressionistica, forse causata dalla profonda necessità di raccontarsi, come in nascoste note biografiche. La parola racchiude una forza in sé: - “Sola, /ti cerco,/ nei volti degli altri.”- Sembra anche cogliere una attenta necessità di esprimere molto, usando versi rapidi, che lasciano campo anche alla immaginazione. Da questa artista, aspettiamo di leggere a breve, nuove poesie che ci raccontino le sue nuove avventure di vita. Bianca Fasano.


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