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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Emanuele Monaci

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 23/06/2021 00:03:06

 

L’autore qui intervistato è Emanuele Monaci, terzo classificato al Premio letterario “Il Giardino di Babuk – Proust en Italie”, VII edizione 2021, nella Sezione A (Poesia).

 

 *

 

Ciao Emanuele, come ti presenteresti a chi non ti conosce? Qual è la tua terra di origine?

 

Con una stretta di mano, visto che nome, cognome e città di provenienza sono già noti dalla classifica: in verità non ho una biografia o un curriculum di particolare interesse, quindi passerei volentieri ad altro.

 

 

Sei tra i vincitori del Premio “Il Giardino di Babuk – Proust en Italie”, perché hai partecipato? Che valore hanno per te i premi letterari? Che ruolo hanno nella comunità culturale e artistica italiana?

 

Per farmi un'idea di quale potesse essere la percezione delle cose più recenti che avessi scritto da parte di qualcuno che fosseveramente esperto del ramo: il valore principale di un concorso, a meno che non si vada a far bacheca, per me è appunto la possibilità di capire che cosa arrivi delle proprie composizioni. Della comunità di cui alla terza domanda conosco poco, praticamente solo quanto si legge nei siti o nei blog dedicati alla poesia: sembrerebbe che alcuni dei premi siano quasi tappe di un cursus honorum dei nomi nazionali più noti, ma poi non so se alla fine siano i titoli che trovano degli autori oppure il contrario.

 

 

Quali sono gli autori e i testi sui quali ti sei formato e ti formi, che hanno influenzato e influenzano la tua scrittura?

 

In ambito poetico Pasquale Panella, Manlio Sgalambro, Tomaso Kemeny, Giulia Martini, René Char, Paul Éluard, Philippe Soupault, Paul Valéry, Nuno Júdice, Golgona Anghel, Ana Luísa Amaral, Tasos Livaditis, Charles Simić, Toma Šalamun, Bora Ćosić, Ivan Lalić, Gojko Đogo, Nina Cassian, Nika Turbina e Stevie Smith.

In modo obliquo Giuseppe Pontiggia, Enzo Russo, Fruttero & Lucentini, Leonardo Sciascia, Tiziano Sclavi, Pier Vittorio Tondelli, Paolo Villaggio, Giorgio Scerbanenco, Dino Buzzati, Giorgio De Maria, Luciano De Crescenzo, Irvine Welsh, James Ellroy, Philip Dick, Shirley Jackson, Louis-Ferdinand Céline, James Ballard, Robert Harris, H.P. Lovecraft, Raymond Chandler, Stephen King, Guy Mankowski, William Hjortsberg, David Peace, Robert Graves, Mack Reynolds, Thomas M. Disch, Jack Bates, Harper Lee, Charles Bukowski, Robert Bloch, Cornell Woolrich, Arthur Koestler, A.J. Cronin, Dashiell Hammett, Strieber & Kunetka, Alex Garland e David Graham.

 

 

Secondo te quale “utilità” e quale ruolo ha lo scrittore nella società attuale?

 

Più o meno quelli che secondo Stefano Disegni aveva Biagio Izzo nei film con Christian De Sica. Seriamente, credo possano variare nella misura in cui forma, contenuti ed aspirazioni dell'autore creino, coincidano o colgano il sentire di una o più parti della società in questione: dubito che Graves apprezzerebbe, ma purtroppo la realtà è Varese.

 

 

Come hai iniziato a scrivere e perché? Ci tratteggi la tua storia di scrittore, breve o lunga che sia? Gli incontri importanti, le tue eventuali pubblicazioni.

 

Faccio fatica, oltre che un po' anche a non ridere, nel pensarmi in certi termini: tra “scrittore” e me c'è lo stesso rapporto che esiste tra un portiere vero ed uno di quei malconsigliati che, con  titolare espulso o infortunato a sostituzioni esaurite, scelgono di mettersi una maglia di colore diverso dai compagni e vanno tra i pali, nella preoccupazione generale del resto della squadra, di solito. Ciò premesso, come quasi tutti, prima di scrivere ho iniziato a leggere: fumetti, racconti, romanzi ma anche giornali, riviste, saggi, collane sui vari argomenti di mio interesse, non necessariamente in armonia con l'età che avevo; di pari passo ho cominciato pure, come gioco, a creare le mie storie, di solito accompagnate da disegni, ed a riempirci blocchi, album, quaderni eccetera eccetera.

Le poesie, in mancanza di altri termini, sono arrivate più tardi, nell'adolescenza. Avevo alcuni amici ed amiche coetanei già versati, che mi hanno  introdotto alla pratica e mi han fatto da recensori, revisori, neon e lampioni: la mia produzione di quel periodo è tutta in una raccolta intitolata “La strada di casa è sempre la più lunga”, che oggi non avrei il coraggio di infliggere neppure ai miei peggiori nemici. Ho scritto versi fino circa al 2005, poi per un decennio intero nient'altro, un po' perché sono stato in tutt'altre faccende affaccendato e un po' perché sentivo di non aver nulla da dire. Nel momento in cui mi è sembrato non fosse più così, ho ripreso, sempre per piacere e mai per comando.

 

 

Come avviene per te il processo creativo?

 

Difficilmente segue un percorso lineare: a volte parte da un'idea che trova le parole, in altri casi sono le parole che iniziano a formare un'idea, ma quasi sempre da lì alla stesura finale tutto può succedere, mi piace (o forse non riesco a fare a meno di) provare soluzioni alternative, revisioni, fusioni con testi altrettanto in itinere, scissioni in più opere e così via. A prescindere dagli argomenti, per me c'è sempre una componente ludica, di sfida a sé stessi, nello scrivere.

 

 

Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi, se ci sono, con la tua scrittura?

 

In generale capire se sia possibile dare una forma scritta soddisfacente, su più livelli, alle cose che mi passano per la testa o che lì han preso residenza e (vedi sopra) farsi un'idea di quanto il tutto sia poi sia comprensibile a qualcun altro. 

 

 

Secondo il tuo punto di vista, o anche secondo quello di altri, che cos’ha di caratteristico la tua scrittura, rispetto a quella dei tuoi contemporanei?

 

Non credo di aver inventato oppure rivoluzionato alcunché, è un lavoro per gli artisti, che però si tagliano le orecchie, no grazie: scherzi a parte, può darsi ogni tanto riesca ad assemblare su un foglio (o uno schermo) elementi, almeno apparentemente, lontani e a farla franca.

 

 

Si dice che ogni scrittore abbia le sue “ossessioni”, temi intorno ai quali scriverà per tutta la vita, quali sono le tue? Nel corso degli anni hai notato un’evoluzione nella tua scrittura?

 

Le interferenze del passato sul presente, la complessità delle relazioni umane in generale e di quelle uomo-donna in particolare, il dritto e il rovescio della realtà quotidiana, infine tutta una serie di personalissimi riferimenti a persone esistenti o a fatti realmente accaduti. Per quanto riguarda l'evoluzione: sì,  rileggendomi sembrerebbe che col tempo abbia acquisito un controllo maggiore sulle composizioni e una certa, limitata, capacità di muoversi anche fuori dallo strettamente autobiografico; per ora eviterei di battermi troppo il petto, comunque.

 

 

Hai partecipato al Premio Babuk nella sezione Poesia, scrivi anche in prosa? Se no, pensi che proverai?

 

Sì, raccontini di narrativa di genere, con grande lentezza: solo per completisti.

 

 

Quanto della tua terra di origine vive nella tua scrittura?

 

Non ho un rapporto stretto con il territorio in sé, ma ne ho uno molto forte con i luoghi (e con le loro pertinenze) che abbiano oppure abbiano avuto importanza per me: si ritrovano spesso nei testi, non per forza con il loro nomi o la loro collocazione originaria.

 

 

Qual è il rapporto tra immaginazione e realtà? Lo scrittore si trova a cavallo di due mondi?

 

A meno che l'autore non stia scrivendo cronaca, saggistica o un qualsiasi altro tipo di lavoro che presupponga (e uso il termine perché non è che manchino esempi contrari in questi generi di trattazione) una stretta aderenza alla realtà, la parte immaginaria è metà dell'opera: quindi sì, direi che gli scrittori dovrebbero essere frequentatori di entrambi, seppure in maniera variabile.

 

 

Chi sono i tuoi lettori? Che rapporto hai con loro?

 

Evito “un pubblico di soli parenti” solo perché ricordo di aver evitato di tediare la mia famiglia, anche se numericamente siamo lì; articolando meglio la risposta, se togliamo le varie giurie dei concorsi si tratta finora di pochissime persone amiche, la cui opinione ed i cui consigli meritano attenzione e riflessione. 

 

 

“Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso”. Che cosa pensi di questa frase di Marcel Proust, tratta da “Il tempo ritrovato”?

 

Può non essere vera per tutte le opere, ma per alcune è davvero così; la poesia, almeno per me, ci riesce abbastanza di frequente.

 

 

Quali sono gli indicatori che utilizzi nel valutare, se così ci è permesso dire, un testo? Quali sono, a tuo avviso, le caratteristiche di una buona scrittura? Hai mai fatto interventi critici? Hai scritto recensioni di opere di altri autori?

 

Dipende dal genere, dalle aspettative, dalla familiarità con l'argomento: parlando di testi in versi, come si può intuire da alcuni degli autori che ho citato come influenze, apprezzo chi è capace di trasmettere immagini, significati e storie usando un linguaggio incisivo dove ogni parola sia lì a creare nessi insospettabili tra il noto e lo sconosciuto. Critiche e recensioni non ne ho mai fatte, tranne lo scambio di pareri con quelle persone con cui condivido questo interesse.

 

 

In relazione alla tua scrittura, qual è la critica più bella che hai ricevuto?

 

A pari merito metto una segnalazione di Soqquadro celeste, che recita “Sicura sintesi di scenari contrapposti e stridenti che creano arditi panorami e bagliori imprevisti in un mondo di sostanziali contraddizioni” (la prendo per vera, ma con moderazione)e un “Penso che ti sarà difficile avere soddisfazioni se scrivi così” ricevuto da una poetessa standard.

 

 

C’è una critica “negativa” che ti ha spronato a fare meglio, a modificare qualcosa nella tua scrittura al fine di “migliorare”?

 

Mi è stato detto che “il mio IO” (sic) compariva troppo spesso nelle poesie; mi ha dato lo spunto per iniziare a far parlare anche altri.

 

 

A cosa stai lavorando? C’è qualche tua pubblicazione in arrivo?

 

Revisiono una raccolta del meno peggio di questi anni e scrivo nuove composizioni. Penserò a pubblicare se e quando sarò abbastanza convinto che tutto torni e tutto quadri, tanto nessuno dovrebbe trattenere il fiato nell'attesa.

 

 

Quali altre passioni coltivi, oltre la scrittura?

 

Storia, politica, società e militaria contemporanee, senza negarmi approfondimenti su altri periodi; mi interessano le arti visive, principalmente dalle Avanguardie in poi, la letteratura, la musica, e il cinema, soprattutto di genere, dagli anni Sessanta fino ai primi anni Duemila. Mi piacciono le auto datate,gli sport (calcio in primis), gli scacchi, la danza, gli animali, con un posto speciale per i gatti.

 

 

Hai qualcosa da dire agli autori che pubblicano i loro testi su LaRecherche.it? Che cosa pensi, più in generale, della libera scrittura in rete e dell’editoria elettronica?

 

Direi “Quanto scrivete!”, in senso positivo, s'intende. Sui due punti successivi la considerazione che mi sentirei di fare è come la rete, in questo ambito, sia un mezzo, uno strumento, e che quindi in ultima istanza stia alle persone che la utilizzano farne buon uso: mi è capitato di leggere cattive, se non pessime, poesie e prose in forma digitale ma anche di scoprire nomi di grande talento, che in seguito ho letto anche su carta (che resta il formato preferito, pur ammettendo che potersi portare dietro intere biblioteche in una scheda di memoria del telefono è una gran bella comodità).

 

 

Vuoi aggiungere qualcosa? C’è una domanda che non ti hanno mai posto e alla quale vorresti invece dare una risposta?

 

Solo un saluto e un ringraziamento particolari a quel ristretto novero di persone amiche che negli anni ha letto le poesie che ho commesso senza esserne obbligato.

 

 

Grazie.


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