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Una indiscussa tormentata consapevolezza Itinerari poetici

Argomento: Poesia

di Gabriella Maggio
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Pubblicato il 08/07/2021 23:31:02

Giacinto Spagnoletti in “La Letteratura del nostro secolo” –Mondadori 1985 a proposito di Dante Maffia nota nelle sue opere il riaffiorare “dell’archetipo leopardiano delle rimembranze in un grande respiro poematico, per ora punto d’arrivo di questo poeta di indiscussa, tormentata consapevolezza….non si tratta di inquietudine religiosa, ma esistenziale; giacchè per Maffia tutto rientra nel circolo della riflessione: il mondo, la famiglia, il paesaggio che lo circonda. E il verso riscatta musicalmente questo suo interrogarsi”.
Oggi nel 2021 il giudizio di Spagnoletti appare ancora pienamente valido. La vasta produzione di Dante Maffia mantiene chiaro nella narrazione di sé il tema della memoria e il respiro ampio e complesso del poema, che diventa assoluto in “ IO Poema totale della dissolvenza”, Edilazio Letteraria 2013. Amplissimo testo in cui confluiscono i temi essenziali di Dante Maffia, già enunciati nelle raccolte precedenti, ma ora “lievitati”, per usare una sua parla chiave, da una matura e totalizzante coscienza del mondo, in perenne opposizione alle sue “chimere”. Con tenacia il poeta oppone al mondo, che tutto frantuma e corrompe , la sua poesia, il suo canto d’ amore per la vita. Ma l’opera dà voce anche ad un senso di “ dissolvenza “ a un progressivo distacco dalle cose, a uno sguardo filtrato dalla distanza che soltanto il tempo e la malattia concedono. Ma non si attenua la resistenza di Dante Maffia, il suo atteggiamento combattivo. La sua scelta sposta le vicende biografiche ben al di là della rappresentazione dell’io, orchestrando un intreccio tra l’universo privato e l’universo mondo e ponendo domande sul senso dell’esperienza umana oltre che sulla propria singolare esperienza. “Io non ho scelto di vivere qui , ora,/tra i detriti di un’epoca malsana,/tra agonie e deturpati nessi/ sempre più assurdi, sempre più decrepiti/ e fuori da identità che in fondo/ decretavano una fisionomia./ Questa è una farsa, una fotocopia/di traguardi tutti perduti, di iattanza perfida/che arrotola quaderni che nessuno leggerà. Dove sono finiti i fiati caldi delle bestie da soma,/dove le tiritere delle cicale che in estate/ abbeveravano l’arsura delle stelle/ e davano biada allo zeffiro marino?/La mia quantità di sogno è esaurita-/o s’è spenta in un lume di polvere./Ma non sono ancora steso all’ultima spiaggia….”(Il recinto) Lo stile dell’opera si muove tra la passione che connota la confessione autobiografica e il tentativo di filtrare sentimenti ed emozioni attraverso un esercizio critico che tende a ridimensionare e talvolta a sgretolare i capisaldi condivisi della società. Il linguaggio lirico si mescola ad altri registri più aspri che attingono al lessico quotidiano, dialettale ed erotico; il ritmo disteso del momento lirico, dedicato al paese natio, all’amore, alla malattia si alterna a quello più incalzante e oscuro della critica al presente, come ombra in un quadro, destinata a mettere in più vivida luce un frammento di realtà, lasciandone indovinare i complessi e misteriosi legami che lo avvincono alla vita universa, come ha detto Sergio Solmi. Il complesso mondo poetico di Maffia è consapevole del proprio valore di fronte alla tradizione culturale classica e moderna così tanto ampiamente conosciuta e rivissuta da fare venire in mente la bella immagine foscoliana “ tanta ala vi stese”. L’opera attraversa tutta la tradizione letteraria, recuperando anche l’abbinamento tra poesia e musica,mantenendo salda la propria originalità e restando indenne da tecnicismi e orpelli: le parole /per me non sono/ caramelle da scartare e assaporare ( Spagnoletti, p.627) . Dante, Eliot, Goethe, Leopardi, Montale, Tasso sono chiamati ad essere giudici espliciti dell’Io poema totale della dissolvenza nella prefazione e negli “Scritti critici”. Ma il giudizio definitivo sull’opera, credo, che sia affidato alle “Postfazioni” dei nipotini, alla loro empatia. In coerenza col tono di ridimensionamento di uomini e cose, già notato nel Poema, nella conclusione Dante Maffia vuole legittimare una lettura vergine, empatica della sua poesia, affidata alla libera fantasia dei bambini, capaci nella loro ingenuità di cogliere di lei tutto l’incanto e la magia affabulatoria. Una poesia indubbiamente colta, quindi, che però si offre alla comprensione immediata da parte di lettori “semplici” . In un tempo in cui tutto sembra adeguarsi alle mode molto dev’essere apprezzato chi da vero poeta si mantiene fedele ai propri temi esistenziali e alle proprie passioni, che ritornano nella trilogia materana: Elegie materane, Lepisma edizioni-2016, Matera e una donna-Terra D’ulivi -2017, I Sassi, Lepisma edizioni 2018. Pur nella diversa declinazione stilistica, le tre sillogi costituiscono un’opera unitaria non soltanto nel tema e nel sentimento, ma nella singolare inclinazione dello sguardo, nel particolare timbro della voce, e in sostanza in quella modalità rilevata e originale di poesia messa a punto in una lunga dedizione alla città. Matera è un sogno, un miraggio sin dall’adolescenza e nella maturità di Dante Maffia assurge al ruolo mitico di centro emotivo della sua esperienza che fonde in sé la donna, la madre, i miti di cui si è nutrita la sua poesia. La trilogia si configura come un romanzo che narra il dipanarsi della corrispondenza d’amorosi sensi tra l’io lirico e la città costituendo sul piano tematico un macrotesto. Secondo l’ordine di pubblicazione precedono le Elegie materane. Sono 14 elegie senza soluzione di continuità, distinte soltanto dal numero d’ordine. La versificazione segue fedelmente il ritmo concitato di rutilanti emozioni, che esprimono la condizione di uomo di Dante Maffia “ consapevole e scettico” ma non disperato, che cerca un incontro diretto con Dio: : “Sia un incontro tra uomo e uomo”… Un uomo che ha bisogno di sapere se Tu/ sei il turbine che sconquassa i disegni oppure la/ Realtà/ dell’esistere e del morire… “. Abolita la distanza tra creatura e creatore, Dante Maffia implicitamente affronta la drammatica domanda, senza risposta , se è l’uomo a farsi simile a Dio o se è Dio all’uomo. I suoi angeli con spade affilate hanno ferito le chimere: Le chimere diventate serve avvilite/sono sedute sotto un nespolo…la lotta con gli angeli è stata impari….(elegia 1)Per questo Dante Maffia chiede a Dio di essere più benevolo nei confronti degli uomini e dei luoghi materani, di operare insieme a lui uomo un rinnovamento del mondo attraverso il carattere identitario e culturale del linguaggio, che non consente soltanto di riconoscere e nominare le cose, ma di parlarne. E per questo Dio deve lasciare al nespolo, simbolo della sua poesia , il nome di nespolo : “ Ti prego, lascia stare i peccati, azzerali, quelli di tutti,/ per sempre ricominciamo, diamo un nome vergine a ogni cosa, ma il nespolo/ sia nespolo e basta… Sii Dio umano, sii carezza , offesa all’ombra…Nella mia casa fatta di libri/ non c’è spazio per nessuna presenza che non sia/ anima viva e palpitante, essenza di conoscenza./ Se verrai in pace e con intenzioni d’amore/ sarai benvenuto..” (Elegia 11). “ la Murgia , la Gravina , i Sassi/ dovrebbero essere osannati per molti motivi,/ innanzi tutto perché hanno saputo/conservare il loro profilo intatto/ senza farsi corrompere dagli stilisti di moda.”….Il nespolo/ cresciuto davanti alla mia casa,/per me è la Stella Polare, il gemito dell’attesa,/l’identità/e la riconoscenza, il punto fermo che obbedisce al sole/e ne fa coscienza dell’esistere..” (Elegia 10) Dante Maffia non accetta da Dio né compromessi né indifferenza e da novello Prometeo conclude così l’opera: “ Tu non addormentaTi,/ giuro/ che ti ruberò lo scettro , se lo farai”. (Elegia 14). La parola dell’uomo s’infrange sul silenzio di Dio. Al titanismo delle Elegie subentra il ritmo più pacato, colloquiale, incline al recupero memoriale di Matera e una donna. Cantare Matera, donna di poesia è stata un’ esigenza di intimo rinnovamento: Le cose intorno /stavano invecchiando/senza una spiegazione./I vocabolari stavano avvizzendo./ All’improvviso la freccia dei tuoi occhi/ che mi trapassa e poi mi fa risorgere./Era una sera un poco strana, confusa,//troppi versi detti in piazza/in un paese di cui ho perso il nome. ( All’improvviso, da Matera e una donna) La Matera di Dante Maffia ha “lo stampo della conoscenza del mondo è fondamento dell’essere di un individuo che lì, in quei luoghi, è stato infante e bambino”come ha detto C. Pavese ne “ Il mestiere di vivere” . Nella silloge Matera appare un’autentica patria poetica, luogo reale e dell’immaginazione nello stesso inseparabile modo, è tempo della natura e dello spessore antropologico, di ricordi e di sogni , di storie o meglio di vicende che sono insieme leggenda e verità memoriale, bagliori e calore di ricordi indelebili. La città ed il suo contesto naturalistico, la Gravina e la Murgia, assumono il segno di verità profonde, incarnano valori universali. La mitopoiesi si fonda nella contrapposizione simbolica tra natura selvaggia e civilizzazione, tra l’elemento indomito e l’elemento ordinato, tra passato e presente. Il senso vitale di un popolo viene dal passato e non deve spegnersi nella ricerca di una modernizzazione ottusa, sostiene il poeta, così come la vitalità creatrice del poeta trae alimento da una riserva di passato. In Matera perciò è contenuta la parabola universale dell’uomo e in particolare del poeta che affrontando il tema della terra unica, suggello e rifugio, e della reminiscenza, fonda la sua identità di individuo. La poesia procede per quadri, scorci di luoghi,di incontri destinati a imprimersi nella vita, di persone colte in un gesto che hanno lo stampo della conoscenza del mondo: A Matera soggiornò un sogno/ umanissimo che dette alle pietre/la materia d’Orfeo: gli echi /si trasmisero d’epoca in epoca /fino a questa nostra stagione /senza miti necessari ( Le antiche civiltà, Matera e una donna).E : Senza la poesia/ Saremmo rimasti /Ombre sconosciute (Il nostro passato). L’amore per la città e per la donna si corrispondono e si rispecchiano in una perenne, sorprendente metamorfosi: E sei la donna ,/Donna regina, somma d’ogni canto,/Donna di carne e di poesia: la compiutezza (Donna di poesia) . E in Ho sempre amato Matera: Eccomi tuo per l’eternità . / Se il ricordo non corrisponde a verità/ha poca importanza./ Tutti i ricordi sono apocrifi./ la verità è che ti vivo / come l’aria che mi entra nei polmoni/ senza la quale non respirerei./ adesso sei,/ il mio porto sicuro,la mia identità,/il mio caffè mattutino. E come di una donna amata Dante Maffia è geloso. E il fatto che la città sia capitale europea della cultura nel 2019 alimenta in lui il timore che possa essere stravolta e contaminata, che perda la sua aura: Che stiano lontane però le americanate….Che non diventi Matera una cloaca di fritture ( In dormiveglia). I Sassi concludono la trilogia. Sono cinquanta movimenti in cui domina il tempo della storia e dell’autore. Il tempo della storia è connotato da un tono aspro d’accusa : Tutti all’improvviso meridionalisti./ Un fiorire di saggi: l’antropologia/entrata nelle grotte/ come uno spiritello malizioso. Togliatti che parla di vergogna. Ma almeno il pane allora si mangiava( Sassi, 3) ma anche dal tono lirico della rievocazione del passato - Non riesco a vivere uccidendo i ricordi (Sassi,39) - che ricorda l’ antico equilibrio uomo – natura, quando la vita era un continuo contatto e ricambio magico con l’ambiente: Noi abbiamo vissuto/ colmi di vita, nella pienezza dell’esistere/alla pari col cielo e con il muschio/La nostra condizione era la gioia/ delle sere trascorse accanto al fuoco.. ( Sassi, 47). Se Solo ciò che persiste ci inizia all’essere, come ha detto Rilke ne I sonetti ad Orfeo, il tema del tempo storico dei luoghi materani fonda l’essere del tempo e dello spazio, della vita di Dante Maffia. Alla contiguità di luoghi tra Matera e Roseto Capo Spulico : A Metaponto, a destra, mezz’ora di cammino, si affianca quella dei miti culturali/esistenziali: Ulisse, Federico II, Tommaso Campanella, ma anche dell’Alighieri e di Torquato Tasso, velati dall’alea della precarietà e del dubbio : A sfogliarli danno un brivido del tempo,/e il dubbio che l’eternità/ sia solo un sogno di carta (Sassi 31)e ancora : Ho troppe cose da definire,/ non so a chi lasciare i libri,/ in quale punto del mare abbandonare/ la mia anima…( Sassi, 34). Quest’ansia esistenziale s’intreccia sempre ad un altro tema caro a Maffia, l’ indomito tendere alla vita nella sua pienezza: L’estasi è sempre in agguato./ E senza carichi di finzioni,/senza teatro./E gli occhi delle ragazze/sono vipere velenose (50). L’amore per Matera con tutte le sue implicazioni è destinato a restare saldo e immutato nel mondo poetico di Dante Maffia, come si legge nel recente inedito Seguiamolo: Non voglio accumulare delusioni,/voglio restare nel Mito, /resistere alla caduta degli Dei/che per i vicoli dei Sassi mendicano umanità,/invocano una briciola d’amore/ Sono io Omero, adesso,/sono Matera, il sogno delle pietre,/la pioggia che si svuota dei peccati,/l’ombra furtiva del tuo cuore, /il miele della tua vita. Le opere materane sembrano assumere, almeno sino ad oggi , nel corpus poetico di Maffia, il punto più alto della sua poesia.






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