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Apeiron - Maria Teresa Liuzzo Recensione di Raffaele Piazza

Argomento: Poesia

di Raffaele Piazza
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Pubblicato il 15/05/2024 09:48:56

Maria Teresa Liuzzo – Apeiron

Jason Editrice s.r.l. – Reggio Calabria – 1995 – pag. 207

 

         Maria Teresa Liuzzo, l’autrice della raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, è nata a Saline di Montebello e risiede a Reggio Calabria (Italia). È presidente dell’Associazione Lirico-Drammatica “P. Benintende”, giornalista, editore, Direttore Responsabile Rivista Letteraria “Le Muse”, scrittrice, Dr. in psicologia, Leibnitz University Santa Fe, New Messico, USA, prof. filosofia e lettere moderne, USA, corrispondente de: “Il ponte italo – americano” – USA, Nuova Corvina, Europa (Hunedoara). Poetessa, scrittrice, critico letterario e saggista ha all’attivo un grande successo per le sue opere di narrativa e poesia tradotte anche all’estero in numerosi Paesi.

         Apeiron è una corposa raccolta di poesie non scandita che mette in luce la coscienza letteraria di Maria Teresa Liuzzo che nel suo poiein realizza in ogni singolo verso forme articolate e composite, icastiche, leggere e cariche d’ipersegno.

         E poi è mirabile osservare come i versi si assemblino tra loro producendo tessuti linguistici complessi e movimentati connotati da fortissimo fascino magia e malia.

         Per Apeiron s’intende l’origine, il principio costituente dell’universo illimitato e infinito per grandezza e indefinito da cui tutto deriva e questo concetto bene si adatta al senso, all’etimo che sottende tutti i componimenti del volume.

         Spesso sono detti con urgenza il peggio possibile, il male incomprensibile, la morte e il dolore come in Ruanda, martoriata terra africana dove i bambini muoiono di fame: ma poi in questa poesia c’è un’accensione, una mistica apertura alla speranza quando sono nominate la luce e la Sapienza che hanno un tono biblico.

         Del resto un alone mistico connota tutta la produzione letteraria della Liuzzo a partire dai suoi romanzi mirabili e tradotti in numerose lingue in vari paesi del mondo.

         La raccolta non è scandita e presenta nel suo insieme una notevole compattezza e potrebbe essere considerata un poemetto,

         Fortissime sono le densità metaforiche e sinestesiche e notevole è l’icasticità dei versi che si realizza in un connubio meraviglioso con la leggerezza.

         Anche la natura detta in maniera raffinata, elegante e ben cesellata, inserita nel cronotopo trova la sua realizzazione in questa scrittura.

         La partita si gioca tra gioia e dolore e la morte e il disfacimento sono menzionati ed è detto anche il male che trova il suo contraltare in epifanie di rarefatta bellezza.

         Un tono suggestivo, sapienziale e intrigante connota questi versi suggestivi armonici e musicali.

         E in Lo specchio sono detti anche i morti che piangono, In Lutto e memoria serpeggia il pessimismo: - “strano gioco. Amore/ avere vita/ l’amara sorgente/ generata da un vomito di sangue/…”.

         Memorabile l’incipit de La voce dei giorni, componimento che apre la raccolta: - “Ora che libera torno/ in questa cava di pietra, / in questo fiume d’aria/ dalla crudeltà dei sogni mi dissocio/ e crollano le forme/ nel maledetto rogo dei pensieri/…”,

         Una scrittura avvertita, acuminata quella della Liuzzo sia in poesia che in prosa nel realizzare incantevoli affreschi di parole tra reverie e meravigliosa compiutezza che trova la cifra distintiva in un incontrovertibile originalità.   

         Si tratta sicuramente di una poesia neolirica ma la poetica di Maria Teresa è sottesa da intellettualismo che si coniuga ad una vena filosofica.

         Il lettore è rapito dal magma dei versi e nell’affondarvi è colto da un brivido vitalistico dovuto all’immensa forza espressiva e tutto pare giocarsi nel confine tra morte e vita, eros e thanatos che esprimono un inconscio controllato che viene alla luce,

alla superficie dopo che l’ansia ha toccato il fondo.

         Una splendida sintesi di materia, natura e sentimenti emerge per bellezza e nelle poesie è forte il senso del tempo che non è quello lineare degli orologi ma un non tempo che sottende tutto il discorso. 

         Veramente notevole e ricca di acribia la prefazione di Romeo Magherescu dell’Università di Craicava – Romania, che coglie nel segno.

         Scrive il professore che vista da vicino, con minuzia, questa raccolta poetica per un attimo ci fa provare un’aria di smarrimento, non sai come inquadrare un genere così estraneo al canone tradizionale, e anche alle ultime correnti della moda letteraria. Eppure a ricomporre il quadro poetico, basta indietreggiare di qualche passo, prendere le distanze e cogliere l’impressione d’insieme, come di fronte ai quadri d’ispirazione picassiana.

         Si percepisce un senso di continuità nei versi in lunga ed ininterrotta sequenza, un fluire armonico come di acque sorgive e primeve nello svilupparsi dei componimenti anche se è frequente la punteggiatura e il tutto può essere paragonato ad una partitura musicale di cui l’esecuzione avviene attraverso le battute.

         Avviene una continua ricerca dell’essenza delle cose come approdo quasi come dopo essersi smarriti come in Deforme realtà: - “Mi persi nella fuga del fiume/ il compiersi di trame/ d’inconscio/ e nel sussurro antico della pietra/ colsi la deforme realtà…”.

         Ma se la realtà è deforme, come se dai nostri occhi vedessimo attraverso lenti colorate allora il solo dato tangibile rimane il verbo, le parole dette con urgenza scattanti, luminose e armoniche che fanno questa poesia.

         Eppure si esce in rassicuranti passaggi dal caos e dall’entropia come quando nell’incipit del suddetto componimento la poetessa novella Saffo scrive: - “Modellai/ la fanghiglia del tempo/ nell’illuso cammino/ e breve/ percependo nell’aria azzurrata/ ugole d’acqua…”.

         Dalla natura si passa al sentimento e dal sentimento si passa alla natura in un non tempo in un’aurea di sospensione e continuo mistero tra neoclassicismo e neoromanticismo.

         Un tono assertivo, gnomico ed epigrammatico costella questi versi di grandissima bellezza e intensità nella loro precisione e nel loro nitore.

         Accanto ai testi sono inserite tavole che riproducono quadri che bene s’intonano alle poesie che sono tutte pervase da un incontrovertibile fascino.

         E anche il mare è una presenza quasi nell’atto dell’io-poetante del ritornare nel grembo materno quando la poetessa scrive in Medusa: - “Rivedo su conchiglia d’ombra/ sembianze di madre/ consunte dalla medusa dei giorni…”.

         Un modulato e fluttuante incanto in questi componimenti che emozionano fortissimamente il lettore nel farlo entrare in un magico mondo di meraviglia.

 

         Raffaele Piazza

 


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