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Solitudine

di Serenella Menichetti
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Pubblicato il 21/10/2014 14:30:24

SOLITUDINE.

Sola, solitaria, solitudine, solinga, parole con la stessa radice “solus” SOLO.
Parole tristi? -no, non per me-
“Meglio sola che male accompagnata.”

Sono un’amante della solitudine, non proprio un eremita, ma amo la sua impalpabile veste bianca, il suo sapore di zucchero filato, il suo odore di giglio.
Spesso fatico a trovarla.
La cerco tra la folla, la prendo a braccetto, e mi faccio accompagnare fuori, in un luogo possibilmente romantico e naturalmente solitario. 
Prediligo il mare, ma va bene anche la montagna. Certo un’isola in mezzo al mare sarebbe il massimo. 
Lei mi segue senza remore.
In quei luoghi ci rechiamo all’appuntamento con me stessa.
Solo noi, in intimità, con il coraggio di dirci tutto, impegnate
in un dialogo fluido senza inceppamenti ne bugie.
Un dialogo privo di rumore, la solitudine ama il silenzio ed io nutrendo molto rispetto per lei, cerco di assecondarla.
L’ultimo appuntamento è stato circa un mese fa.
Spiaggia deserta, mare calmo, turchese. Tramonto accessoriato da seducenti sfumature sui toni dal giallo al rosso, spalmate tra mare e cielo, come pennellate di gelatina di agrumi.
Seduta su un pattino, inizio ad interrogarmi su alcuni problemi della mia esistenza, che mi calzano come un bustino esageratamente stretto. Ad ogni risposta che riesco faticosamente a darmi, il busto si allenta, facendomi respirare.
Le mie risposte sono frasi, composte da parole prive di scarpe, che sanno camminare in punta di piedi, per non fare alcun rumore.
Il dialogo, fra me e l’altra me, fluisce, illuminando diversi aspetti.
Altri con la luce accesa spuntano fuori.
E’ una specie di inventario dei sentimenti, delle paure, dei dubbi, delle certezze. 
E’ come ordinare testi all’interno di files. 
Oppure i foulards, le cinture e pure gli slip, nei cassetti.
Ad ognuno un proprio spazio.
Per poterli trovare agilmente al momento del bisogno.
E pure di prendere visione di ciò che c’è e ciò che invece manca.
A questa operazione, la solitudine è determinante.

Sono ancora qui, a mettere ordine ed interrogarmi sulle priorità e le urgenze, a classificare. Quando una vocetta alquanto acuta, da’ un sonoro spintone alla mia compagna solitudine.
La vedo cadere rovinosamente a cento metri dal mio corpo. Sopra un castello di sabbia.
Mentre guardo crollare la torre, i merli del castello, in un ammasso di sabbia umidiccia
Vicino a me scorgo la sagoma di un’ anziana signora che non cessa un attimo, di parlare. 
Cavolo, non riesco neppure a comprendere le parole, che escono a raffica dalla sua bocca, talmente veloci da confondersi l’una con le altre.
Quando per fortuna il flusso continuo e disordinato delle parole cessa. 
Sicuramente a causa della mia espressione sorpresa e sbigottita.
Dopo una pausa di silenzio, la signora è in grado di controllarsi.
-Scusi signora lei è di queste parti?-
Nonostante avverta di essere stata scippata della mia privacy, riesco a rispondere educatamente.
L’espressione dolce ed indifesa dell’anziana signora, mi ispira fiducia e simpatia.
Mi chiamo Benedetta mi comunica.
A breve mi narra la sua storia: un racconto di malinconia e depressione.
Il suicidio dell’unico figlio e successivamente la morte del marito.
In quel momento la solitudine, si alza agilmente da sopra il castello
di sabbia ormai crollato e spicca il volo, all’interno del racconto di Benedetta.
Indossa una pesante veste nera, sembra un’ enorme aquila scura provvista di ali grandi, con le quali avviluppa la preda.
Ha un sapore di fiele, che non conosco, almeno così riferisce Benedetta, ed un odore disgustoso che toglie l’appetito e la voglia di vivere.

Il sole è ormai tramontato, il buio ingordo, ingurgita le sfumature arancio.
Mi volto per salutare Benedetta e porgerle la mano.
Non trovo nessuno.
Sono rimasta sola.
Mi incammino lungo la passerella, raggiungo l’auto, dopo un viaggio di dieci minuti sono a casa. 
Infilo le chiavi nella toppa, quando al mio padiglione auricolare giungono le vibrazioni di una musica assordante e quelle un po’ disarmoniche di risate adolescenziali.
L’amore e la compagnia della mia famiglia mi avvolgono in un caloroso abbraccio.
Sono felice.

Sere.

 


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