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10 luglio 2020: 149 anni dalla nascita di Marcel Proust
Leggi l'Antologia proustiana 2020: Quarantena a Combray
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Io e Borel, ovvero scimmia chiamata Luigi

di Filippo Di Lella
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Pubblicato il 30/05/2020 12:23:13

Ebbene, eccomi nel mio salotto, seduto sulla poltrona grigia a guardare la facciata dell'edificio di fronte che mi spia dalla finestra; Battiato intona Alexander Platz dalle casse dello stereo e io ci canticchio su leggermente disturbato dal battere dei tasti proveniente dal balcone, pare che la scimmia si stia dando parecchio da fare; probabilmente partorirà uno dei suoi soliti romanzetti banali.
È davvero una bella giornata di sole velata appena da qualche cirro e dal soffio di uno striminzito zefiro che sembra non voglia fermarsi nemmeno per un caffè. La teiera riposa dopo aver bollito e mostra solo l'indizio di qualche sbuffo di vapore a testimonianza di una temperatura che rasenta quella del magma.
Un grasso gatto grigio sbadiglia placido e pacato dal davanzale della Signora Argento, una simpatica vecchina un po' troppo solitaria che mostra l'attitudine a costrutti verbali, per così dire, originali. Mi sento un po' come quel felino, pigro e indolente tra il profumo del gelsomino misto all'oleandro; tra l'altro ho anche messo su un po' di pancetta...
Suona il telefono (che rarità), guardo il numero, è il mio vecchio formatore di comunicazione assertiva e teorie complottiste all'epoca di Verdi; rispondo, chiede come va, bene, tutto bene, dimmi pure, tutto in stile risponderia robotica.
Mi fa: - L'epistemologia è un terreno incerto e scivoloso, ti tengo d'occhio ragazzo. -
- Bene -, gli faccio, - non è che il resto non lo sia... È che del resto mi annoio un po', sarà che mi sono abituato al ronzare delle mosche e a quello dei motorini... -
- Beh, - dice lui tra il sarcastico e l'annoiato, - le mosche ronzano intorno a pochi posti... Per i motorini, invece, non c'è speranza. -
Maledizione, me la sono cercata. Avverto il suo sorriso sornione avanzare nel mio silenzio.
- Ciò implica che o sei morto o sei l'alternativa... - insiste - Come sta la tua signora? - , felice cambio d'argomento.
Un altro bene, benissimo, tutto bene da fare invidia alla risponderia dell' INPS (se non lo avete mai fatto, chiamateli e fatemi sapere) e poi un: - Siamo molto felici, lei è sempre il mio punto fermo. Penso mi stia allungando la vita di un bel po' e non parlo della pancia... - autentico e sentito.
Ride.
Poi, come se dovesse riprendere il filo,: - E la scimmia? Luigi, giusto? Come sta la tua scimmia? -
- Ah, lei, - ecco il perché di tanta attenzione, - Luigi sta bene. Sai, ha le sue fissazioni. Giusto ieri ha buttato giù un paio di idee bislacche sull' Ode alla zuppa di Grongo argomentando che il collegamento con l'importanza di chiamarsi Ernesto dovrebbe risultare palese... Ovvio, c'è sempre l'importanza di chiamarsi Ernesto di mezzo... Ti giuro che se lo riscrive un'altra sola maledetta volta non rispondo più delle mie azioni... Dio, me lo sta facendo odiare! -
- Ahah, - ride, - già, è fatta così. Ti ricordi quando s'era fissata con quel libro di Keller? Come si chiama, la Bibbia aveva ragione, giusto? -
- Oh cavolo, non me lo ricordare... L'avrà scritto almeno dieci volte! Ma dico, almeno avesse riscritto, chessò, Pappagalli Verdi di Gino Strada o Lettere Luterane... No, proprio quello... Beh, si vede che era destino... Ogni Cristo abbracci la sua croce, a quanto sembra Luigi è la mia... Ma poi, no?! Secondo te, puoi stare lì a fumare e a battere sui tasti tutto il giorno? Sai che fa durante le sue pause? -
A questo punto Mr. Formatore sta già ridendo, non so se di me o di Luigi.
- Sta là sul balcone a dare fastidio all'Alpaca; devi vederla, se lo smaneggia tutto, gli schiaccia i peli della testa, le orecchie... Penso però che alla fin fine gli voglia bene davvero. Infondo gli Alpaca possono morire per la solitudine. -
Lo sento moderare il respiro, mi fa:
- Oddio, certo che siete una famiglia strana! Ahahah... Pensavo volessi sapere che ti ho messo in lista per quell'evento di cui parlavamo mese scorso. Dovresti essere il terzo in scaletta, se tutto resta com'è... Che dici, ti va ancora di farlo? -
Oramai il mio tè rosso sarà al massimo tiepido, che spreco.
- Mah, guarda, sinceramente non so se questo sia il periodo adatto, con le mascherine poi... Ti immagini la voce di uno col naso tappato filtrata da tutto quel cotone o quello che diavolo è? Voglio dire, l'effetto Fantozzi con patata e accento svedese è dietro l'angolo... -
Ride. Ma dico, deve sempre ridere? Ebbene, pare sia fatto così...
- Capisco, immaginavo... Per fortuna posso contare su Luigi, no? -
Lo sapevo, cavolo, è la prima cosa a cui ho pensato quando il telefono squillava...
- Sì, non credo ci siano problemi. Più tardi le dico tutto ma tu richiamami domani per i dettagli, intesi? -
- Certo, nessun problema. Salutami la tua signora. -
- Sarà fatto. A domani. -
Click.
Il gatto si stiracchia nel sole che lo abbraccia, nell'aria inizia a diffondersi il profumo di un soffritto.
Mi verso il tè pensando che forse non è troppo tardi, in fondo lo si lascia sempre raffreddare un po'.
Il rumore dei tasti ha perso ritmo ma non volume.
Campanello.
Gianni, il vicino rompiscatole con una stempiatura alla Vegeta.
Certo che posso abbassare il volume, certo che non succederà più, certo che su, certo che giù... Ogni volta la stessa storia, ogni volta a tacere delle grida di sua moglie e di quel loro odioso pappagallo...
Sì, certo la riunione di condominio e la nuova colorazione della tromba delle scale, certo la facciata, certo, certo... Sarà passata mezz'ora tra me che annuisco e Gianni che mi asfissia e intanto il tè sarà davvero da buttare.
Quando finalmente riesco a svicolare con la scusa della lavatrice, Luigi sta là dietro alla porta e mi fissa con l'espressione ebete di un cane che fa la cacca ai giardini di porta Venezia.
La sigaretta rollata a mano le penzola dal lato sinistro della bocca, i fogli me li porge con la destra.
- Per oggi ho finito. -, mi fa e prosegue:
- Gli dai 'na letta e mi dici? Ci sono novità? -
Sbuffo. Poi, annoiato: - Vabbè, basta che non sia ancora tu sai cosa... Ha chiamato D., ha chiesto di te: dice se vuoi partecipare al posto mio a quell'evento; mi richiama domani per i dettagli. Non ci sono problemi, vero? -
- No, no davvero, nessun problema, anzi ho già il materiale pronto. -
Se ne va a dar fastidio all'Alpaca dandomi le spalle mentre rimango lì instupidito; che stronzi, si saranno messi d'accordo già il mese scorso.
Guardo sconsolato la metà spenta del mio ultimo Montecristo che langue nel posacenere vicino alla tazzina sporca di caffè, sarà meglio consumarla in fretta.
Torno alla mia poltrona, guardo i fogli di Luigi: Una mattina come tante, Professore!, saranno circa diecimila battute ad occhio e croce.
Non le avessi mai fatto vedere quei mini racconti! Quel personaggio l'avrò ucciso almeno trenta volte... Cioè, non è che lo odii, però sta sempre lì a ciarlare, a discutere di tutto in maniera inconcludente e nozionistica, con l'arroganza poi...
- Pensavo di presentare anche questo. -, mi fa Luigi.
- Ne sei sicura? Che poi la gente non ti prenderà sul serio... -
- Non mi frega molto, tanto questi eventi servono solo per farsi certe leccate a vicenda che spidocchiarsi in confronto è argomento da biblioteche di lusso. A proposito, mi presterai la tua camicia da bowling? Potrei avere un paio di biglietti omaggio per te e la tua signora... -
- Per la camicia nessun problema, ma io non ci sarò. Lo sai che il giovedì sera ho il corso di ceramiche nucleari e psicopatologia dei palloncini ad elio, formarsi è importante. Comunque in bocca al lupo. -
- Sai che non è gentile dire così a un primate? Se nella parola primate c'è primo è perché... -
Oddio eccola che attacca di nuovo con la solfa... Certo, certo, sì, sono d'accordo, ovvio, chiaro, ecc... Continuo ad annuire, penso al mio tè andato sprecato, al mio sigaro spento e mi pento di non essere nato gatto.

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