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Post mortem

di Vincent Darlovsky
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Pubblicato il 05/08/2020 09:57:49

Tony aveva notato che i nervi del collo del padre avevano continuato a pulsare per più di un minuto dopo che il questi era spirato, poi si era recato in infermeria per dire al medico di turno che suo papà era morto. Il dottore, che stava sonnecchiando seduto sulla sedia e curvo sulla scrivania, si alzò di scatto, andò nella stanza a constatare il decesso e tornò in infermeria, dove estrasse da una pila di fogli il modulo del certificato di morte. Questa era sopraggiunta per cachessia.

Due infermiere (che dalla faccia sembravano zoccole) entrarono in camera con la barella, la accostarono al letto e avvolsero un lenzuolo attorno al cadavere per portarlo via. Prima che lo caricassero, il ragazzo disse loro che avrebbe voluto abbassare lui le palpebre del trapassato, le quali erano rimaste aperte a metà. Pure la bocca era rimasta semi-aperta ed il figlio si preoccupò di chiudere anche quella.

Era l'una di notte e all'obitorio l'addetto non c'era, né c'erano altri corpi distesi sui marmi. Le operatrici sanitarie che avevano traghettato la salma rassicurarono il giovane: il papà sarebbe stato al fresco, avrebbero abbassato la temperatura a -18 e la decomposizione sarebbe stata scongiurata fino alla mattina dell'indomani, per cui poteva andare a dormire, ma lui, prima di andar via, volle scoprire il viso del morto e, quando sollevò il sudario, vide che dalla commissura labiale fuoriusciva un liquame che colava giù per il collo fino a macchiare il marmo di bluastro. Allora prese un lembo del lenzuolo che avvolgeva il corpo e cercò di pulire.

Al termine dell’operazione, il volto del papà gli sembrava pulito ma sulla lastra di marmo era rimasta una patina e Tony si rese conto che, al momento, sarebbe stato impossibile far sì che la nitidezza del marmo tornasse uguale a quella delle mattonelle che erano sulle pareti.

Andò a dormire e tornò in obitorio alle 07:00.

Trovò sul posto l'addetto alla sistemazione dei corpi e notò che suo padre era in compagnia di un altro defunto. Questo non era coperto bene dal lenzuolo, che sembrava fosse stato buttatogli addosso di fretta, come uno straccio ammucchiato sul pavimento. Tony riuscì a intravederne una coscia, un braccio e i piedi. Sembravano pennellati di giallo.

Il preposto chiese al ragazzo se volesse assistere alla rimessa in sesto del genitore, questi annuì e gli si posizionò davanti.

Il tipo finì di bere un caffè da un bicchierino usa e getta, lo buttò nel cestino e procedette prima alla pulitura dei genitali, poi al tamponamento delle vie aeree: prese della bambagia e la inserì nella gola e nelle narici del morto con un oggetto in metallo, che pareva un bisturi.

Il defunto, ora, doveva essere vestito e il ragazzo porse l’abbigliamento che nel frattempo gli aveva portato la sorella. Prima, però, si volle accertare che nel taschino interno della giacca non ci fossero dei soldi perché si era ricordato che il vecchio aveva il vizio di mettervi da parte gruzzoletti di banconote.

La vestizione era terminata e il defunto era pronto per mostrarsi in sala ai visitatori.

Tony, però, continuava a chiedersi in quali pantaloni dell’armadio di casa il babbo avesse potuto mettere da parte dei risparmi.


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