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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Post mortem

di Vincent Darlovsky
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Pubblicato il 05/08/2020 09:57:49

Il ragazzo aveva notato che i nervi del collo avevano continuato a pulsare per più di un minuto dopo che il padre era spirato, poi si era recato in infermeria dove il medico di turno stava sonnecchiando e gli aveva comunicato che il paziente era morto. Il dottore era andato nella stanza a verificare ed era tornato in infermeria, dove aveva estratto da una pila di fogli il modulo precompilato del certificato di morte. Questa era sopraggiunta per cachessia. Due infermiere (che dalla faccia sembravano zoccole) entrarono in camera con la barella, la accostarono al letto, avvolsero un lenzuolo attorno al cadavere e prima che lo caricassero, l'orfano disse loro che voleva essere lui ad abbassare le palpebre del padre che erano rimaste aperte a metà. Pure la bocca era rimasta semi-aperta ed il giovane si preoccupò di chiudere anche quella. Era l'una di notte e all'obitorio l'addetto non c'era. E non c'erano altri morti distesi sui marmi. L'operatore sanitario che aveva traghettato la salma rassicurò il giovane: il papà sarebbe stato al fresco, avrebbero abbassato la temperatura a -18 e la decomposizione sarebbe stata scongiurata fino alla mattina dell'indomani, per cui poteva andare a dormire, ma lui, prima di andar via, volle scoprire il viso del morto per salutarlo e, quando sollevò il sudario, vide che del liquido fuoriusciva dalla commissura labiale, colava giù per il collo fino a macchiare il marmo di bluastro. Allora prese un lembo del lenzuolo che avvolgeva il corpo e cercò di pulire. Al termine dell’operazione, il padre gli sembrava pulito ma sulla lastra di marmo era rimasta una patina e Tony constatò che, al momento, sarebbe stato impossibile far sì che la nitidezza della lastra di marmo tornasse uguale a quella del bianco delle mattonelle che erano sulle pareti. Andò a dormire e tornò in obitorio alle 07:00. Trovò sul posto l'addetto alla sistemazione dei corpi e notò che il padre era in compagnia di un altro defunto il cui corpo sembrava pennellato tutto di giallo. Il preposto chiese al ragazzo se volesse assistere alla rimessa in sesto del genitore, questi annuì e gli si posizionò davanti. Il tipo procedette prima alla pulitura dei genitali, poi al tamponamento delle vie aeree: prese della bambagia e la inserì nella gola e nelle narici del morto con un oggetto in metallo, sembrava un bisturi. Il defunto, ora, doveva essere vestito e il ragazzo porse l’abbigliamento che nel frattempo gli aveva portato la sorella. Prima, però, si accertò che nel taschino interno della giacca non ci fossero dei soldi perché si era ricordato che il papà aveva il vizio di mettervi da parte gruzzoletti di banconote.

La vestizione era terminata e il trapassato era pronto per mostrarsi in sala ai visitatori. Ma il figlio non trovava pace e continuava a chiedersi in quali pantaloni dell’armadio di casa il babbo avesse potuto mettere da parte dei risparmi.


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