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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Tamerisco X seconda parte

di Salvatore Solinas
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Pubblicato il 27/05/2022 16:20:03

 

X

 

Visita di Susanna



Quando rincasai era mezzanotte. Trovai la porta socchiusa e la luce del salotto accesa. Seduta sul divano, quasi distesa, era Susanna. La riconobbi dalla forma delle gambe inconfondibili per la loro perfetta grazia. 

“Quasi dormivo aspettandoti. Sono qui dalle nove”

“Come sei entrata? Ma, già, sembra che tutti abbiano la chiave di questa porta!”  

“Mi ha aperto Gina, le ho detto che avevo necessità di vederti. E’ stata davvero gentile: voleva assolutamente che rimanessi a cena a casa sua, ma ho rifiutato e l’ho pregata di aprirmi casa tua”. Aveva un’espressione strana negli occhi, come se fosse in preda a una forte eccitazione. Il viso smagrito e pallido tradiva l’ansia che nemmeno il torpore del sonno interrotto era capace di nascondere. 

“Cosa sta succedendo, Susanna?”

“Non lo so. C’è qualcuno che ce l’ha a morte con Pietro e  Maria, e con me. Gente terribile, pericolosa, almeno così si dice… non mi ricordo da quanto tempo non dormo!”

“ Tu sai chi sono?” 

“Ho qualche sospetto, ma mi sembra tutto così incredibilmente strano!”

“Se hai dei sospetti, perché non ne parli con la polizia?”

“Perché sono soltanto impressioni. E’ una storia inverosimile e nessuno mi crederebbe”

“Stai ancora dai Cabrini?” Domandai dirigendomi verso il bagno.

“No, non più. Sono accadute cose che non mi sono piaciute. Ma ora non ho voglia di parlarne, scusami!” 

“Hai cenato? Guarda in frigorifero, deve esserci qualche cosa da mangiare.” Entrato in bagno feci scorrere l’acqua del lavandino e composi il numero del cellulare di Tango inviando un breve squillo.

“Mi hai cercato un’altra volta, mi ha detto Gina. E’ stato il giorno prima che entrassero i ladri. Sai che ho avuto la visita dei ladri?  Se pure lo erano veramente.”

“Lo so. Gina mi ha raccontato”

“ Cosa pensi che cercassero? C’è stato un momento che ho pensato che volessero te!”

Si era messa a mangiare un Yogurt, lentamente, assaporandolo con la lingua. Il capo reclino era nascosto dall’ampia cascata di capelli e non potei vedere che piangeva. Quando levò il capo, liberando la fronte dai capelli con un gesto nervoso della mano, le guance erano rigate da grosse lacrime.

“Aiutami, ti prego!”

“Come posso aiutarti, cosa devo fare? Non capisco cosa stia accadendo! Ti ricordi quella festa a casa dei Cabrini? Da allora sei scomparsa e sono successe delle cose strane! Anzi, a quella festa ho assistito senza volerlo a un litigio con Pietro…” E le raccontai con ogni particolare dell’incontro con Coito e delle voci dietro la porta, lei che parlava di usurai e così via. “E mi hai lasciato a piedi. Ho dormito sopra un divano e quando sono tornato in ufficio ti ho scritto che eri una cretina. Ma tu eri scomparsa” 

“Ho trovato il tuo biglietto. Lo porto sempre con me per ricordarmi che sono una cretina. Lo sono proprio!” Sorrise con amarezza.

“Ora ti ritrovo qui, in casa mia, smagrita, triste, ansiosa, davvero, proprio ansiosa, e ti metti pure a piangere. Per non parlare di tutti i misteri!

Vorrei sapere cosa c’è dietro tutto questo. Ho visto Pietro, vive come un mendicante…” 

“Pietro è molto malato, per questo sono venuta a trovarti, ha bisogno di cure e Maria non lo vuole ricoverare in Ospedale. Così  morirà presto” 

“E cosa sai dirmi di quei criminali che vorrebbero ucciderlo: lui e Maria, e forse anche te”

“Questo è il punto! Maria afferma che se Pietro si ricovera quelli lo verrebbero a sapere e lo ucciderebbero. Ma così morirà molto presto, perché si vede benissimo che è alla fine: ha dei momenti che non riconosce nessuno, non sa nemmeno dove si trova”

“E tu dove ti trovi? Voglio dire, dove vivi ora, dove ti nascondi?”

Suonò il campanello. Susanna ebbe un sobbalzo. Con un’espressione di paura mi intimò di non aprire e di spegnere la luce.

La tranquillizzai, era solo Michele, l’ispettore Tango.

Credevo di avere un cuore refrattario alla commozione, invece quando vidi Susanna piangere, domandare aiuto, quando mi palesò tutto il suo amore per Pietro, un amore così grande e disinteressato, ne fui commosso. Avrei voluto bene a Susanna come un fratello, se non avessi provato per lei una forte attrazione fisica. Mi dispiaceva, come era già accaduto con Coito dai Cabrini, che degli estranei profanassero la sua intimità. Mi dispiaceva che Tango la vedesse così in pianto, piegata dal dolore. Michele le fece un rapido gesto di saluto, senza lasciare apparire di aver notato niente d’insolito, oppure lasciando intendere che tutto ciò per lui era perfettamente normale. 

“Ciao, credo che convenga ogni tanto venire a trovare i vecchi amici! Cosa ne pensi Susanna?” Susanna, che non si era ancora riavuta dalla sorpresa, si asciugava il viso con un pezzo di carta da cucina.

“Ciao, si, penso che faccia bene. Non sapevo che voi due foste amici” 

“Ci siamo conosciuti non molto tempo fa. E’ stato il tuo Pietro a farci conoscere. Dove sei stata in tutto questo tempo?”

Susanna lo guardava intensamente senza rispondere

“Dove ti sei nascosta? Se non ti troviamo noi ti possono trovare altri e per te non sarebbe certamente un bene!” Come dissi, soffrivo nel vedere Susanna in quello stato. Michele sembrava dominarla con la forza degli occhi soltanto. Così accorsi in suo aiuto:

“Insomma chi sono questi misteriosi individui che perseguitano Pietro e Maria, cercano Susanna, entrano in casa mia e distruggono il mobilio…”

“Tu chi dici che siano?” Domandò Tango rivolgendosi a Susanna che, tenendo i capelli raccolti dietro la nuca con la mano sinistra, con la destra tormentava il bicchiere dello yogurt vuoto.

“Non lo so, ho dei sospetti, ma non sono sicura. So soltanto che non posso fidarmi di nessuno, nemmeno di te!”

“Eppure faresti bene a fidarti di noi perché il momento è critico e l’animale quando è braccato, messo alle strette, può diventare feroce!”

“Di quale animale stai parlando, fatte partecipe anche me, visto che in un modo o nell’altro, senza volerlo, in questa storia c’entro anch’io”

“Quando ero ospite dei Cabrini ho sentito Mario confabulare con un uomo dall’aspetto poco rassicurante. Ho captato qualche frase: parlavano di problemi di banche, di cambiali. Insomma mi era parso di capire che Mario non è così ricco come si crede, che il suo patrimonio è in grave difficoltà. Quell’uomo lo informava che non l’aveva trovato, che bisognava lasciar scappare la cerva per trovare i cuccioli. Qualche giorno dopo capii chi era la cerva: eravamo a pranzo, Marta parlava di Pietro e Maria che erano molto malati, che bisognava trovare il modo di soccorrerli senza che se ne accorgessero, senza far loro pesare, senza umiliarli, perché erano ricchi e avevano perso tutto.

 – E si sa, chi ha conosciuto la ricchezza rimane ricco per sempre, almeno del proprio orgoglio – diceva. Marta ha un cuore grande e vuole fare del bene ad ogni costo, pure a chi rifiuta il suo denaro. – Si, disse Mario, io pure vorrei sapere dove sono quei cuccioli – Allora compresi che se Pietro e Maria erano i cuccioli, io ero la cerva. E se Mario li faceva cercare da quell’uomo, che aveva tutto l’aspetto di un delinquente, non era certo per fare loro del bene. Così decisi di scappare, ma non andai da Pietro. Anzi mi tenni ben lontano da loro”

“Chissà perché ti chiamava cerva” Dissi senza seconde intenzioni

“Forse perché Pietro l’ha cornificata” Ironizzò Michele.

Susanna gli lanciò un’occhiata densa di disprezzo. 

“Non prendertela! Scherzavo, tanto per rompere la tensione. Sono in possesso, riguardo a Pietro e ai Cabrini, di documenti molto interessanti. Ma quei fogli dicono e non dicono, non sono per niente chiari. Si capisce che manca qualcosa. Ce l’hai tu, vero? Se no, come mai si accaniscono tanto con te?

Bene, sarebbe meglio che mi consegnassi tutto, immediatamente, se non vuoi che ti facciano la pelle”

Susanna si era alzata ed era andata verso l’ingresso.

“Non ho nulla, non so di cosa parli” quindi rivolta a me “ Se puoi, fa qualcosa!”

Uscì tirandosi dietro la porta. Tango andò alla finestra: “Non può andare via! E’ troppo rischioso. Stai qui alla finestra e sappimi dire da che parte va” Quindi si avviò di corsa per le scale. Quando fu sotto casa mi domandò da che parte fosse andata Susanna, ma io non l’avevo vista uscire. Rimase un istante pensieroso, mi diede la buonanotte e si allontanò camminando senza fretta verso il centro.

Susanna si era volatilizzata. Come era possibile! Era un bel rebus che alle due di notte non avevo voglia di risolvere. Mi era venuto sonno e neppure le novità di quel giorno riuscivano a tenermi sveglio. Mi addormentai pensando che l’indomani avrei avuto parecchie cose da raccontare ad Adelina, e magari non mi avrebbe creduto.

 


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