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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Genealogia imperfetta


Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 02/03/2015 12:00:00

 

(Bosco)

 

M'innamoro a d e s s o

del bosco che mi racconti con la voce,

di quel verde lucido che sbuca

come un frutto appena colto, fresco,

dopo tutta questa quiete, dopo troppi

fantasmi di vento, dopo passi di foglie

morte e un filo ruggine che ha stretto

mani e alberi in un nodo senza cielo,

parlami ancora con i tuoi occhi

io voglio scrivere per te così parole

nuove e tante io voglio perdermi

per sentieri di mattoni gialli e rossi

per il tuo sguardo, fino al bosco

che mi racconti con la voce, e poi

trovare un punto di sole tra le ombre

in cui spogliarmi di ogni desiderio

e di ogni forma, in cui mangiarmi lenta,

voglio venire a cercarti come un lupo

parlare la lingua del bosco che tu

m'insegni ad e s s o, senza voce e occhi.

 

 

 

Un piccolo bottone rosso

 

Se questa rabbia fosse tutta

un piccolo bottone rosso:

potessi prenderlo tra le dita tirare forte

sentire il filo di cotone che scivola via

come erba secca, potessi sostenere

tutto nello sguardo il vuoto che sprofonda

fino al cuore dall'asola scoperta

e con le dita piano cercare un battito

uno solamente, sentire che la fine

si allenta come una camicia aperta

cade a terra e di colpo io non ho più freddo,

potessi cadere a terra anch'io – erba cotone

filo stretto – gli occhi due bottoni appesi

a ciò che resta, potessi prenderli tra le dita

e dirti indossali, e adesso guardami con quelli,

nuda come non mi hai mai vista.

 

 

[ Poesie tratte da Genealogia imperfetta, La Vita Felice ]

 

 

 


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