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In che luce cadranno


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Pubblicato il 07/09/2020 12:00:00

 

In memoria di Gabriele

 

*

 

I morti tentano di consolarci
ma il loro tentativo è incomprensibile.
Sono i lapsus, gli inciampi, l’indicibile
della conversazione. Sanno amarci
con una mano – e l’altra all’Invisibile.

 

*

 

Ho conosciuto un uomo che leggeva
la mano ai morti. Preferiva quelli
sotto i vent’anni. Tutte le domeniche
nell’obitorio prediceva loro

 

le coordinate per un’altra vita.

 

*

 

Giorno di Venere; i morti si sposano.

 

La loro casa è colma di fiori;
sui pavimenti, sui muri, sui letti.

 

La stoffa si sfilaccia. Gli invitati
passano il pomeriggio nella luce

 

abbagliante del mare, su un tappeto.

 

*

 

Ecco perché le maschere mortuarie.
I morti recitano spesso i classici
nei pozzi pieni d’acqua o nelle vasche
da bagno. Li stravolgono con varie
amenità: li narrano al contrario
o li chiudono dopo tre battute.

 

*

 

Si parlava dei morti. Sulla tavola
i resti sparsi della cena – quelle
bistecche appena cotte. Il frigorifero

 

in dialogo amoroso con le stelle.

 

*

 

Se la madre dei morti è sempre polvere,
i morti cercano la loro madre

 

ogni sabato sera sulle spiagge
libere; sotto le sedie o nei gelati

 

caduti di mano ai ragazzini
in chissà quante estati, in chissà quanti

 

alberghi, marciapiedi, lungomari.

 

 

[ da In che luce cadranno, Gabriele Galloni, RPlibri ]

 

 


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