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All’altro capo


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Pubblicato il 22/03/2021 12:00:00

 

AL POSTO DI UNA BALLATA

 

A volte in sogno passano i miei morti,
Quelli veri, consunti dalla vita,
Quelli che ho ucciso da me
Con leggerezza e giusto rimpianto.


Quando giungono all’estremo dell’occhio
Qualcuno ancora si volta, mi saluta
Chiamando nomi diversi dal mio.


Al risveglio apro la tenda, se è primavera
Guardo oltre i vetri, allungo il braccio,
Strappo una foglia. E tutto qui,
In quest’aria che nuovamente invoglia.

 

 

 

TUTTI INSIEME

 

Ci sono state guerre o qualcosa che ricordi come tali
Un letto grande, ma a sera diventava così stretto
Come il mare dell’infanzia quando si ritira su un’isola triste
I respiri si accavallavano nel sonno e pure l’isola
Si accavallò sul suo atollo disperso e poi svanì
Come un ricordo fortuito. Sotto la crosta del lenzuolo
Un mondo di bugie, di sospetti, il nascondino
Delle colpe e dei segreti coltivati come un raccolto
Fuori stagione. Non c’erano più numeri
Per potervi ancora contare. La storia che vi ha inghiottiti
Non l'ho inventata, non l'ho scritta io.

 

 

 

FOTOGRAFIA DELLA TOVAGLIA

 

Infine giunse il piatto. La barca era arrivata in porto
Perfettamente allineata alla banchina.
Ogni gesto occupava fette di cielo
E disegnava sulle pieghe ali di poiana
E le posate erano arpioni.
Non potevano esserci aquiloni −
Non c'era una spiaggia dove correre.
Ma risate, queste non mancarono,
E il plenilunio intermittente di un flash.

 

 

[ da All’altro capo, Roberto Deidier, Lo Specchio Mondadori ]

 

 

 


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