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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Ma...

di E. Wiesel - P. Levi 

Proposta di Roberto Maggiani »

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Pubblicato il 27/01/2012 18:43:09

Ma fu l’istante in cui abbandonai mia madre. Non avevo avuto neppure il tempo di pensare che già sentivo la pressione della mano di mio padre: restammo soli. In una frazione di secondo potei vedere mia madre, le mie sorelle andare verso destra. Le vidi allontanarsi; mia madre accarezzava i capelli biondi di mia sorella, come per proteggerla, mentre io continuavo a marciare con mio padre, con gli uomini. E non sapevo certo che in quell’istante io abbandonavo mia madre per sempre. Continuavo a marciare. Mio padre mi teneva la mano. Dietro di me un vecchio crollò per terra. Accanto a lui una S.S. rimetteva la rivoltella nel fodero. Un’altra guardia disse: “Avreste dovuto impiccarvi dove eravate piuttosto che venire qui.

Vedete laggiù il camino? Lo vedete? Le fiamme, le vedete? (Si, le vedevamo le fiamme). Laggiù, è laggiù che andrete. È laggiù la vostra tomba. Non avete ancora capito? Figli di cani, non capite dunque nulla? Vi bruceranno! Vi arrostiranno), vi ridurranno in ceneri” -

Il suo furore divenne isterico. Noi restammo immobili, pietrificati.

Un autocarro si avvicinò e scaricò il suo carico: erano dei bambini. Dei neonati. Si. L’avevo visto, l’avevo visto con i miei occhi ... dei bambini nelle fiamme.

(C’è dunque da stupirsi se da quel giorno il sonno fuggì i miei occhi?).

Ecco dunque dove andavano. Un pò più avanti avremmo trovato un’altra fossa, più grande, per adulti. lo mi pizzicai la faccia: ero ancora vivo? ero sveglio? Non riuscivo a crederci.

 

Elie Wiesel

 

 

 

Ma consideri ognuno, quanto valore, quanto significato è racchiuso anche nelle più piccole nostre abitudini quotidiane, nei cento oggetti nostri che il più umile mendicante possiede: un fazzoletto, una vecchia lettera, la fotografia di una persona cara. Queste cose sono parte di noi, quasi come membra del nostro corpo; né è pensabile di venirne privati, nel nostro mondo che subito ne ritroveremmo altri a sostituire i vecchi, altri oggetti che sono nostri in quanto custodi e suscitatori di memorie nostre.

Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente a chi ha perso tutto, di perdere se stesso.

Si comprenderà allora il duplice significato del termine ‘campo di annientamento’: giacere sul fondo.

Haftling: ho imparato che io sono uno Haftling.

Il mio nome è 174517; siamo stati battezzati, porteremo finchè vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.

 

Primo Levi



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