Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Proposta_Saggio
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 2159 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Thu Nov 26 07:01:33 UTC+0100 2020
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Giorgio Caproni, poeta della leggerezza

Argomento: Letteratura

Saggio di Giuseppe Grattacaso (Biografia)

Proposta di Loredana Savelli »

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 24/01/2015 07:42:47

http://giuseppegrattacaso.it/?p=804

 

Giorgio Caproni, poeta della leggerezza

Lavoro oggi intensamente sul tema della leggerezza e dunque mi capita (come sarebbe possibile farne a meno?) di leggere più volte alcune poesie di Giorgio Caproni. Mi torna alla mente così che il poeta livornese è morto proprio il 22 gennaio, di 25 anni fa. Non posso non dedicargli un tributo. Leggero, mi riprometto. caproni2
A parlare di leggerezza non si può fare a meno di ricordare la prima delle Lezioni americane, in cui Calvino parla, tra l’altro, di una “leggerezza della pensosità” che può far apparire la “leggerezza della frivolezza” pesante e opaca. Massimo esempio di un tale modo di interpretare la leggerezza è Guido Cavalcanti, capace di tradurre filosofia, scienza e letteratura in versi di perfetta levità. Del resto la più famosa delle poesie di Cavalcanti, comincia con queste parole: “Perch’io non spero di tornar giammai, / ballatetta, in Toscana, / va’ tu, leggera e piana, / dritt’a la donna mia”. La qualità che viene richiesta alla ballata, perché possa raggiungere agevolmente la donna amata, e raccontarle però “novelle di sospiri / piene di dogli’ e di molta paura”, è appunto quella d’essere leggera.
Se Cavalcanti è, a detta di Calvino, il “poeta della leggerezza”, di un titolo analogo potrebbe fregiarsi, tra i nostri autori del Novecento, senza dubbio Caproni. L’indagine metafisica, che caratterizza tutta l’ultima parte della sua produzione, è sempre contrassegnata da un tono leggero, da una tendenza a spingere lo sguardo verso l’alto e a scoprirlo, il luogo lontano sede delle nostre speranze, tanto impalpabile da coincidere con il nulla, da una propensione alla sottrazione, che va a insinuarsi anche all’interno dei versi, resi più brevi e più scarni, lasciando sulle pagine tutto il bianco, il vuoto appunto, in cui il tenue tende a sfumare. Così, nella Pensatina dell’antimetafisicante: “Un’idea mi frulla, / scema come una rosa. / Dopo di noi c’è il nulla. Nemmeno il nulla, / che già sarebbe qualcosa”.
Del resto in questo la poesia di Caproni procede di pari passo con le acquisizioni della fisica: più l’universo si fa grande, più si scopre formato da particelle piccolissime, elementari. Impalpabili e leggere. Fotoni, elettroni, quarks, gluoni, neutrini: è la fisica (la metafisica?) dei quanti.
La scelta in direzione di una pensosa levità trova una prima coerente e consapevole dichiarazione nei Versi livornesi, dedicati alla madre Anna Picchi, contenuti ne Il seme del piangere, che raccoglie poesie scritte tra il 1950 e il ’58. Caproni non può che associare la figura della madre a immagini che richiamino un’idea di delicatezza e vaporosità: le strade livornesi sono ventose, la donna procede in bicicletta, si fa riferimento a una “scia di cipria”, alla nuca sottile, all’andatura “ilare”, alle rime che devono essere “chiare”, alla mano del poeta che deve farsi “piuma” e “vela”.
Versi livornesi, che porteranno Caproni ad affrontare comunque il doloroso tema della mancanza, della morte, dell’attraversamento dell’assenza in una sorta di viaggio verso gli inferi, cominciano proprio con un esplicito riferimento a Cavalcanti e alla sua “ballatetta”: “Anima mia, leggera / va’ a Livorno, ti prego”. Se nel poeta amico di Dante era la stessa ballata ad essere investita del compito di essere messaggera delle pene e della sofferenza del suo autore, l’inviata di Caproni è invece l’anima, che deve comunque dimostrarsi leggera se vuole raggiungere il difficile obiettivo di essere ponte tra i vivi e i morti, anzi se vuole provare “se per caso Anna Picchi / è ancor viva tra i vivi”.
L’invito alla leggerezza e il legame con la ballata cavalcantiana attraversano tutto il corpo delle poesie dedicate alla madre: “Mia mano, fatti piuma: / fatti vela; e leggera / muovendoti sulla tastiera, / sii cauta (…)” (Battendo a macchina); “Mia pagina leggera: piuma di primavera” (Piuma); fino ad arrivare all’Ultima preghiera, nella quale il poeta invita ancora una volta l’anima a muoversi agile e lieve per superare l’ostacolo del tempo e della morte: “Anima mia, fa’ in fretta. / Ti presto la bicicletta, / ma corri. E con la gente / (ti prego, sii prudente) / non ti fermare a parlare / smettendo di pedalare”. 
La “preghiera” conclude così: “Anche se io, così vecchio, / non potrò darti mano, / tu mormorale all’orecchio / (più lieve del mio sospiro, / messole un braccio in giro / alla vita) in un soffio / ciò ch’io e il mio rimorso, / pur parlassimo piano, / non le potremmo mai dire / senza vederla arrossire. // Dille chi ti ha mandato: / suo figlio, il suo fidanzato / D’altro non ti richiedo. / Poi, va’ pure in congedo”.
La poesia deve essere più lieve del sospiro, più leggera di un soffio, se vuole arrivare a penetrare il mistero, varcare i confini della morte.


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Loredana Savelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Loredana Savelli, nella sezione Proposta_Saggio, ha pubblicato anche:

:: [ Letteratura ] La Bibbia e la poesia d’amore , di Yehuda Amichai (Pubblicato il 11/02/2012 14:09:16 - visite: 2255) »

:: [ Educazione ] da Fantasia , di Bruno Munari (Pubblicato il 15/12/2011 08:05:23 - visite: 4102) »

:: [ Psicologia ] Intelligenza e benessere psicologico , di Elisa Balconi (Pubblicato il 12/07/2008 07:16:30 - visite: 1540) »

:: [ Letteratura ] Sull’Amore , di Filippo Tommaso Marinetti (Pubblicato il 02/07/2008 12:58:18 - visite: 1544) »

:: [ Filosofia ] L’esperienza dell’infinito o della libertà , di F. Nietzsche (Pubblicato il 16/05/2008 - visite: 1803) »

:: [ Filosofia ] L’attesa e la speranza , di Umberto Galimberti (Pubblicato il 16/05/2008 - visite: 5813) »