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Il tenero tormento di Swann e Odette..

Argomento: Letteratura

Saggio di Giovanni Raboni 

Proposta di Giuliano Brenna »

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Pubblicato il 10/05/2008

"Il tenero tormento di Swann e Odette. La gelosia secondo Proust."

L' incontro tra il raffinato gentiluomo e la spregiudicata «cocotte»

Ho fatto i conti: sono esattamente cinquant' anni che ho incontrato Charles Swann e Odette de Crécy e la storia del loro amore. Impossibile sbagliarsi: era l' estate del 1950, avevo appena superato l' esame di maturità liceale e mio padre - sicuro, nella sottigliezza del suo affetto, di non potermi fare regalo più gradito - mi fece trovare a casa la Recherche di Proust nell' edizione Gallimard in quindici volumi, indimenticabile anche per chi, come me, ha avuto poi lungamente a che fare con i tre grossi tomi rilegati dell' edizione Clarac-Ferré e, più tardi, con i quattro ancora più grossi dell' edizione Tadié. I libri - lo dico, in particolare, per chi è convinto che un giorno o l' altro si potrà farne a meno - non hanno solo un' anima, ma anche un corpo; e ogni volta che penso ai tormenti di Swann e alle bugie di Odette e alle perfidie di Madame Verdurin, a venirmi per prime sotto gli occhi della memoria non sono le pagine luminosamente impalpabili della «Pléiade», ma quella piuttosto spesse e ruvide d' una vecchia brochure postbellica...
Era, dunque, l' estate di mezzo secolo fa: anche allora, vedi caso, un Anno Santo, tant' è vero che la prima lettura di Proust andò quasi di pari passo, per me, con un' altra festa della mente e del cuore, la stagione di concerti alla Scala imperniata su una stupenda rassegna di capolavori della musica sacra, dai Vespri della Beata Vergine a Un requiem tedesco. Ma non divaghiamo; non è di me, qui, che voglio parlare, bensì di loro, di quei due strani amanti senza felicità e forse senza amore, sebbene a parlare (almeno per lui, per Swann) di «amore» sia proprio, e nel più appariscente dei modi, lo stesso autore della storia. Un amour de Swann si intitola, infatti il «romanzo nel romanzo» cui Proust affida (all' interno del Du côté de chez Swann, cioè della prima delle sette sezioni nelle quali il gran libro è suddiviso) una sorta di profezia di quella che sarà poi la principale occupazione sentimentale del narratore-protagonista, colui che dice «io» e che solo un paio di volte (un paio di volte in più di tremila pagine!) ammette o si lascia sfuggire di chiamarsi Marcel: la gelosia.
Un amore di Swann, dunque: di Charles Swann o (come lo chiamava, per distinguerlo dal padre di cui era amico, il nonno del narratore) di «Swann figlio». Chi è Charles Swann? Quando il racconto del suo amore ha inizio, noi lettori ne sappiamo già qualcosa; non molto, giusto quanto basta per cogliere a tempo debito la portata madornale di certi equivoci. Ebreo, figlio di un agente di cambio (l' amico del nonno, appunto) enormemente arricchitosi in Borsa, Swann è, diremmo oggi, uno che vive di rendita: un raffinato conoscitore e collezionista d' arte, un «dilettante» nel senso superiore e più squisito del termine, che dedica la maggior parte del suo tempo e delle sue cospicue entrate, oltre che alla pittura italiana e fiamminga, all' altra grande passione della sua vita: le donne. Inoltre, Swann è un personaggio molto in vista della migliore società, uno dei pochissimi borghesi accolti e vezzeggiati dall' alta aristocrazia. Ma di quest' ultima cosa i parenti di Marcel (un Marcel, nella prima parte del Du côté, giovanissimo, anzi ancora bambino), ai quali Swann, durante le vacanze estive, fa regolarmente visita da buon vicino di campagna, non sanno niente; o, meglio, pur avendone qualche sentore, si rifiutano di prenderne atto, chiusi in una visione immobilistica della società per la quale è inconcepibile che il figlio di un agente di cambio sia uno dei migliori amici della duchessa di Guermantes e faccia colazione con il principe di Galles. Noi, invece, lo sappiamo; e nel momento in cui - con un salto all' indietro di parecchi anni e con un passaggio inatteso, e proprio per questo estremamente suggestivo, dalla narrazione in prima persona a quella in terza persona - ha inizio il racconto della sua relazione con Odette de Crécy, siamo così in grado di valutare l' incommensurabile distanza sociale che separa Swann dall' oggetto del suo innamoramento.
Odette, infatti, non è altro che una cocotte, una demimondaine o, per dirlo in italiano, una mantenuta «d' alto bordo»: ultima scoperta di un' intellettualoide snob e a sua volta ricchissima (e non esente, pur essendo sposata, da qualche tendenza omosessuale), Madame Verdurin, che fa mostra di mecenatismo e spregiudicatezza accogliendo nel suo salotto artisti promettenti e gente d' ogni risma. È facile capire che solo l' attrazione per Odette, incontrata per caso, può spingere il raffinato Swann a frequentare l' oscuro e pretenzioso salotto borghese di Madame Verdurin; più difficile capire l' origine e la natura di tale attrazione. Possiamo cercare di farlo muovendo da due diversi punti. Il primo è questo: con il passare degli anni, si è accentuata in Swann la tendenza a «dissociare» i suoi gusti erotici dalle sue propensioni sociali. In altre parole, egli tende sempre di più a innamorarsi di donne estranee al giro aristocratico che frequenta e al quale appartengono invece tutte le sue amicizie. Secondo punto: all' età cui Swann si sta avvicinando può succedere che un uomo si innamori dell' amore che una donna gli dimostra, che si lasci trascinare, come da un riflesso condizionato, da una «canzone d' amore» di cui lei gli ricorda l' attacco. E Odette, andando sempre più spesso, dopo il loro primo incontro fortuito, a fargli visita, lusingando (da donna ignorante ma accorta) i suoi gusti e le sue abitudini, fingendo d' interessarsi ai suoi studi (per la verità da tempo abbandonati, e usati da Swann solo come una sorta di alibi davanti alla propria coscienza) sulla pittura di Vermeer, finisce con l' ispirargli una sorta di riconoscente tenerezza che può preludere all' amore. È questo, e non l' attrazione fisica (Swann la trova bella, ma di una bellezza troppo delicata e sofferta, opposta a quelle che di solito accendono il suo desiderio), a far nascere in lui l' amore, ammesso che di questo si tratti. Ma, d' altra parte, in un campo psicologico tanto vasto e complicato, chi può distinguere a colpo sicuro l' autentico dall' illusorio, chi può negare diritto di cittadinanza a questa o quella forma, per anomala o singolare che possa apparire?
Chiamiamolo, dunque, per semplicità, amore: e ricordiamo che ad accelerarne l' evolversi in passione, anzi in ossessione, intervengono due elementi di diverso se non opposto segno. Il primo emerge durante la seconda visita che Swann fa a Odette nella calda, gremita, civettuola palazzina in cui lei vive (e dove lo accoglie, come già la prima volta, con le più avvolgenti premure). Di colpo, Swann è colpito dalla straordinaria somiglianza di Odette con un affresco di Botticelli raffigurante Sefora, la figlia di Ietro. È una scoperta decisiva, perché giustifica e nobilita ai suoi stessi occhi ciò che cominciava (soprattutto, forse, per amor proprio) a provare per lei, e fa sì che il compiacimento dell' esteta, il capriccio dell' amatore d' arte, la vanità e la sensualità del collezionista suppliscano, da quel momento, al desiderio che la bellezza sofisticata e dolorosa di Odette non gli aveva mai ispirato.
Il secondo e ancor più fondamentale elemento è - l' ho anticipato sin dall' inizio - la gelosia, tema ricorrente e portante di tutta la Recherche (al punto che un grande critico, Giacomo Debenedetti, ha definito «interrogatorio della gelosia» la specifica tecnica conoscitiva adottata da Proust nei confronti non solo dell' amore, ma dell' intera realtà). Odette, lo sappiamo, è una mantenuta, e ben presto è Swann a mantenerla. Ma questo non le impedisce di continuare a comportarsi come è abituata a comportarsi, cioè manifestando naturalmente e quasi inconsapevolmente agli uomini (e forse, chissà, anche alle donne) la propria disponibilità. Ai tormenti quotidiani che per Swann ne derivano si aggiunge quello della gelosia retrospettiva: vorrebbe sapere tutto, anche i particolari più scabrosi e per lui dolorosi (ma anche eccitanti), del passato di Odette; e lei, tanto avvezza a mentire quanto sventata, alterna dinieghi e reticenze a improvvise e forse finte confessioni. A complicare e aggravare ulteriormente le cose interviene l' antipatia che, dopo un iniziale periodo di favore, Madame Verdurin concepisce per Swann, avendo capito che frequentava il suo salotto solo per incontrare Odette e che la sua vera vita mondana continua a svolgersi a ben altri (e per lei inaccessibili) livelli. Da luogo deputato del suo amore per Odette, il salotto Verdurin diventa così per Swann un ostacolo, il pretesto che lei usa per sfuggirlo, per negarglisi, per tradirlo...
Da un certo punto in poi, insensibilmente e fatalmente, la storia dell' amore di Swann si trasforma nella storia di una malattia, di un supplizio, di una profana via crucis. Più di una volta è tentato di rompere, di riacquistare la propria libertà e la propria dignità; ma qualcosa oscuramente lo avverte che questa vicenda dolorosa lo ha rivelato a se stesso, lo ha aiutato a maturare psicologicamente e moralmente, ha dato un senso alla sua vacua esistenza di esteta. Tutta la parte centrale del racconto è costellata di episodi nei quali si estrinseca questo dibattito interiore, questa lotta di Swann per liberarsi di un tormento senza il quale, tuttavia intuisce di non essere più in grado di vivere. Quanto a Odette, sempre più sicura del proprio potere su di lui, diventa via via più crudelmente evasiva e al tempo stesso più esigente; sa di averlo in pugno e si permette (con la perfida collaborazione della sua amica e protettrice Madame Verdurin) qualsiasi insolenza e sopruso, salvo, di tanto in tanto, tornare - un po' per capriccio, un po' per ribadire i legami con i quali lo tiene avvinto - alle seducenti lusinghe di un tempo.
Come può finire questa storia struggente e infernale? In realtà, ci suggerisce Proust, non può finire. Nell' ultima pagina, Swann (che ha appena pagato all' amante e ai suoi amici una costosa crociera dalla quale lei lo ha tranquillamente escluso) decide - questa volta, sembra, per davvero - di lasciarla; e, con una battuta amaramente divertita che mi sembra giusto riportare alla lettera e per intero, così commenta fra sé e sé la storia di questo suo amore: «E dire che ho sciupato anni della mia vita, ho desiderato di morire, ho avuto il mio più grande amore, per una donna che non mi piaceva, che non era il mio tipo!» Parla al passato, come di un' esperienza conclusa, di un capitolo chiuso: e forse è davvero così. Sta però di fatto che quando, proseguendo nel cammino della Recherche, torneremo ad imbatterci in Swann, lo troveremo sposato - sposato con Odette -. E proprio Gilberte Swann, unico frutto di questo matrimonio, fornirà a Marcel l' occasione o il pretesto per muovere a sua volta i primi passi sulla sua personale via crucis di amore e gelosia.

dal Corriere della Sera, 15/08/2000

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