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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il drago del pozzo

Narrativa

Antonia Mazzotta
Edizioni Gazebo

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 23/04/2013 12:00:00

 

Celato dentro una favola che vede protagonisti un drago e una bimba, troviamo una sorta di catechismo buddista. Attraverso i racconti che il drago fa alla piccola Ania, che immagino essere l’autrice rivestita dei suoi panni fanciulleschi per poter meglio parlare ai bimbi, ed in particolare al nipote Mirko, menzionato in prefazione, il lettore si addentra nella filosofia, o religione – non so – , buddista.

Lungo il viaggio immaginario di Ania attraverso un mondo fatato in cui prendono corpo gli insegnamenti buddisti, la bimba continua a tessere un parallelo con la vita e gli insegnamenti del nonno. Si costruisce così una sorta di ponte con quella che è l’antica saggezza dei più umili, capaci di relazionarsi agli altri con animo semplice e sereno, scevro di cattiverie e rivalità. Questa semplice filosofia di vita la ritroviamo nel buddismo, mostrandoci così quest’ultimo molto più radicato nella nostra cultura di quanto non si possa immaginare, considerando la provenienza esotica e distante in termini culturali e geografici.

Il libro si legge in un soffio e in un soffio è racchiusa la sua soavità di favola per bimbi e di insegnamento sussurrato anche per gli adulti. Immagino non sia esaustivo per una conoscenza del buddismo, ma penso che per chi intenda muovere i primi passi verso la buddità possa essere un buon inizio, soprattutto perché pone l’accento su aspetti che a ben guardare dovrebbero animare qualunque persona, come il rispetto per il prossimo e l’armonia con la natura e quel che ci circonda. Io sono poco addentro questa filosofia, ma dalla lettura l’ho percepita come vicina all’essere umano, forse molto più di certe religioni radicate alle nostre latitudini che talvolta si inceppano in una stratificazione gerarchica, in cui l’uomo semplice appare come l’ultima parte di un meccanismo governato da altri; il buddismo appare come una religione in cui ciascuno è artefice della propria vita e della conseguente salvezza. Ma non voglio dilungarmi in un campo che non padroneggio e che appare insidioso per uno poco incline alle religioni.

Resta una graziosa e delicata lettura per bimbi, siano essi di età o di inclinazione e curiosità.

 


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