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Perché c’è identità tra mente e cervello

Argomento: Filosofia/Scienza

di guido brunetti
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Pubblicato il 13/02/2021 09:41:45

Guido Brunetti

Perché c'è identità tra mente e cervello

 

   A cominciare dagli anni Novanta del secolo scorso, le neuroscienze hanno sostenuto che la mente è un "prodotto" del cervello, ossia ha una natura biologica, fisica, materiale. I neuroscienziati in tal modo possono procedere ad analizzare, seguendo il metodo scientifico, l'organizzazione e il funzionamento degli stati mentali e degli stati cerebrali.

  Di qui, l'assunto di Francis Crick secondo cui l'essere umano è " un fascio di neuroni". La mente diventa una proprietà del cervello (Damasio), il collegamento di insiemi di neuroni. Tutti i processi mentali, perfino i processi psichici più complessi, "derivano"- ha scritto il premio Nobel per la medicina, Kandel- da "operazioni del cervello", poiché ciò che comunemente chiamiamo mente- ha aggiunto- rappresenta "un insieme di funzioni svolte dal cervello".

   Attualmente, il pensiero dominante tra i neuroscienziati è decisamente "riduzionista" nella sua insistenza sulle spiegazioni neurali. E' una operazione che ha "strappato" il controllo dell'anima e della mente dalle mani  dei filosofi e dei teologi.

 

   Come, quando e perché la mente emerge? Invero, le caratteristiche "uniche" dell'essere umano comprendono, la coscienza di sé e degli altri, il linguaggio e la vita sociale. Su queste capacità emerge uno speciale attributo umano che chiamiamo mente (Rose).

   Il problema irrisolto e forse irrisolvibile verte su come la mente, che è immateriale, sorga dal cervello, che è materia. Permane dunque un mistero il rapporto mente-cervello. Alcuni neuroscienziati ritengono insolubile questo problema, altri studiosi invece pensano che un giorno possa essere superabile.

 

   C'è poi un'altra importante questione. Se le decisioni sono prese dal cervello, che è un oggetto fisico e quindi sottoposto alle leggi della fisica, la nostra volontà non è "libera" di scegliere fra opzioni diverse proprio in quanto meccanismo neurale elettrochimico.

   Finora, non è ancora dimostrato che noi siamo "un fascio di neuroni", un "pacco di neuroni" o "cellule nervose" in una regressione all'infinito. I neuroscienziati inoltre tralasciano di chiedersi chi siano i "noi" che dovrebbero capire come funziona questo "fascio di neuroni". L'assunzione perciò che la mente non è altro che un prodotto del cervello ci appare un concetto scadente, e comunque deve essere verificato.

   La domanda in che modo da una serie di meccanismi cerebrali un evento acquisti significato, diventi cioè coscienza, rimane ancora senza risposta. Per Cartesio, esistono due istanze ontologiche: la "res extensa" (la materia, il cervello) e la "res cogitans", cioè l'anima che pensa, riflette ed è consapevole di se stessa (coscienza). " di neuroni e di altre cellule, ma siamo anche esseri umani, Siamo un' essenza, una mente che si costituisce attraverso l'interazione evolutiva, ontogenetica e storica dei nostri cervelli e dei nostri corpi con gli ambienti sciali, esperienziali e naturali che ci circondano. Abbiamo la capacità di creare e ricreare i nostri mondi. La nostra conoscenza può essere arricchita dal sapere neuroscientifico, ma non può essere sostituita. Abbiamo una spiritualità, che non può essere "ridotta" (riduzionismo scientifico) ai neuroni e alle sinapsi.

 

Certamente, la mente e la coscienza sono passibili di investigazione scientifica, ma esse non si prestano ad essere "ingabbiate" dai metodi scientifici con le tecniche di brain imaging, gli elettrodi e i nostri armadietti dei medicinali"(Rose). Le nostre menti quindi sono "attivate" dai nostri cervelli, ma non sono "riducibili" ad essi.

    L'emozione che si prova di fronte a un brano musicale o a un tramonto, la gioia di uno sguardo di una persona che amiamo, lo struggimento che si avverte per tanti eventi della vita, lo stato soggettivo, unico che si sperimenta per la "rossità" del rosso, per l'aroma del caffè o per "un buon bicchiere di vino", che per Thomas Mann, è "un dono di Dio", sono tutti stati d'animo che vengono sentiti come diversi da un evento fisico, anche se per ognuno di essi si individuano aree cerebrali attive.

   Concludendo, non possiamo spiegare gli eventi soggettivi soltanto con il loro correlato fisico (neuronale, biologico).

 

  

 

 

 


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