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Comunicare il futuro!? - ricerca sociologica 3

Argomento: Sociologia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 22/03/2023 15:30:52


Comunicare il Futuro!?


- Investigazione e cooperazione nella comunicazione:
(l’organizzazione, gli strumenti e le tecniche)

La società globalizzata, caratterizzata com’è dal forte sviluppo delle nuove forme di aggregazione, si trova qui – pur nello spazio esiguo di questa tesi – ad occupare un posto di rilievo per le sue peculiarità sociali e culturali, proprie di un passato rivolto alla carta stampata che, in forma di libri, quotidiani, magazine, (forma scritta), si rivolgeva a un numero esiguo di popolazione. Ma è attraverso la Radio e la TV (forma dicta e visiva) che, successivamente, ha potuto espandere la sua diffusione alla portata di tutti, facendo quel salto di qualità che infine ha permesso di raggiungere quella visione amplificata dell’uso dell’“informazione” e della “comunicazione” che ci coinvolge tutti. Quella stessa società che si ritrova a utilizzare simultaneamente, inoltre a quegli stessi strumenti, le ultime tecnologie digitali a disposizione come: meta piattaforme, computer, cellulari, iPad, tablet, mezzi televisivi e radiofonici, emissioni satellitari e quant’altro, che hanno dischiuso (spalancato) ulteriori spazi di intervento alla ‘pubblica utilità’ e, contemporaneamente, in grado di mobilitare milioni di persone in ogni parte del mondo.

Ma in quello che potrebbe sembrare uno scontro tra fazioni, fra ‘detentori della conoscenza acquisita’ e ‘virtuali abitatori del cyberspazio’, si riscontra una certa equivalenza positiva di valori e meriti a sostegno di un ‘work in progress’ di un pubblico (utenza, consumatori) sempre più addentro alla ‘comunicazione’, sia nel trasferire ‘informazioni’ che nella ‘diffusione’ delle nuove tecnologie tra/fra le diverse piattaforme digitali; sia nel recepire e comprendere una moltitudine di ‘messaggi virtuali’, che stanno invadendo tutti i campi formativi ed educativi. Dando così luogo a un certo numero di problematiche fin qui inusuale, sia sul piano dell’utilità (temporanea) che su quello dell’efficacia (definita, stabile), in termini di ‘attendibilità’ nella comunicazione e ‘credibilità’ nell’informazione, in quanto surrogati delle forme di aggregazione più consuete, (movimenti, partiti politici, sindacati di riferimento, organizzazioni associative), che non riescono a trovare politiche economiche condivise.

Non in ultimo il problema inclusivo della strabordante affermazione pubblicitaria in tutta la sua multiforme varietà di applicazioni, (statica e tabellare, luminosa, in movimento ecc.) utilizzata per promuove prodotti di largo consumo e/o determinati ‘eventi’ che hanno una forte attrattiva sul pubblico, come mostre d’arte, spettacoli musicali e teatrali, sfilate di moda, avvenimenti sportivi, viaggi e turismo, ecc. che, all’occorrenza vengono offerti a milioni di consumatori, a loro volta suddivisi in differenti fasce di utenza, cui una distinta forma di ‘comunicazione’ si rivolge. Come, ad esempio, una maggiore offerta in fatto di prestazioni nei servizi pubblici, inoltre che a favorire la produzione e l’acquisto di vari beni di consumo, (mobili, immobili, auto, apparecchiature ed altri benefit), che ampliano le possibilità di innovazione di idee e favoriscono una maggiore occupazione al lavoro del capitale umano.

Si comprende pertanto come la gamma degli ‘strumenti di relazione’, peculiare della ‘comunicazione integrata’, sia tanto più ampia quanto è più esteso il campo di chi comunica (sponsor nazionali e transnazionali, provider finanziari, ecc.) che ripongono il loro interesse nel fare arrivare il proprio messaggio ‘in tempo reale’ alla più vasta utenza di consumatori, ma ed anche una più ampia conoscenza nella gestione tecnologica del futuro. Nonché l’efficacia del supporto tecnologico come opportunità a livello strategico, con altre forme di contatto (individuale e/o collettivo), derivata dall’attività coordinata dalla ‘ricerca di mercato’ (Marketing-mix); indipendentemente se indirizzata ad una fascia selezionata di servizi di qualche utilità pubblica, oppure di formalizzare un livello apprezzabile di utenza socialmente distinguibile nel suo insieme, efficace ed efficiente.

Di fatto con ‘comunicazione integrata’ si vuole qui intendere una sorta di ‘unicità nei comportamenti complessi e articolati’ che richiedono unitarietà dimostrativa verso l’informazione propedeutica alla cooperazione e alla collaborazione di quanti operano all’interno di essa: (enti pubblici, imprenditori aziendali, manager e appaltatori, impresari, ecc.), disponibili all’innovazione e al miglioramento di nuovi sistemi organizzativi, (nella scuola, nella sanità, nelle istituzioni più in generale, ecc.), affinché le molteplici iniziative messe in campo, trovino nella partecipazione, un’attiva quanto più necessaria corresponsabilità di consenso.

Va detto, che a una diversità organizzativa ‘globalizzata’ – scrive L. D’Abramo in “Mass-media e comunicazione” (2008), non può che corrispondere una ‘comunicazione’ sempre più interculturale, in ragione del fatto che deve necessariamente confrontarsi con la diversità formativa dei popoli e delle diverse culture educative: “Recenti studi hanno rilevato che tutte le culture devono confrontarsi con una serie di problematiche legate all’esistenza dell’uomo e al suo rapporto con la natura (proprio habitat), si trovano esempi di questi orientamenti sia nelle culture nazionali, sia in quelle proprie dei diversi gruppi etnici”, distribuiti su tutto il territorio geografico e raggiunti dalla ‘comunicazione satellitare’.

Spettano invero alla ‘comunicazione interculturale’ ruoli non secondari a supporto di una continua ridefinizione del proprio campo d’azione da parte delle organizzazioni, sia per favorire l’innovazione e il cambiamento nei diversi settori della gestione delle risorse, che nel rafforzamento dei percorsi trasversali, necessari ai ‘processi organizzativi’; sia per una maggiore integrazione della comunicazione interna verso l’esterno, che viceversa, a supporto della quale si è predisposta una rinnovata terminologia linguistica, largamente accettata, come base per lo scambio reciproco delle informazioni scientifiche e non solo; vieppiù ampiamente improntata a sostegno della cooperazione unificata (partnership), e della gestione delle risorse rinnovabili, a fronte di un futuro della ‘comunicazione’ più estesa e più sostenibile.

Nondimeno, inoltre a parlare di diversità organizzative in ambito sociale (ONLUS, ONG ecc.), vanno qui elencati anche quegli ‘orientamenti valoriali’ (patterns variable), che il fautore del ‘funzionalismo strutturale’ T. Parsons ha classificato esaustivamente, in “Il sistema sociale” (1965); cioè di quelle che comunemente chiamiamo ‘relazioni sociali di riferimento’ con “la gestione delle espressioni e delle emozioni, nell’interiorizzazione del modello sociale”. Un’alternativa di orientamento (e d’azione) in grado di aumentare la capacità di risposte adeguate alle preferenze date dalle esperienze in fase di costante cambiamento: “da ricercare nelle linee guida della ‘comunicazione interdisciplinare’, mirata a trarre vantaggi competitivi proprio dalle diversità (problem solving), che danno forma, attraverso un più ampio spettro di prospettiva di analisi, al processo cognitivo decisionale (decision making)”.

Un processo prioritario questo che, nel restituire fiducia a quanti operano nel settore (addetti, operatori, businessman), si rivolge alle aziende attive nei diversi settori industriali e a quei mercati (merceologici e non solo), che si misurano con le sfide del futuro, cui la “comunicazione interculturale” può dare un risvolto, economicamente valido, allo sviluppo dei rapporti interpersonali. Approfondire questo aspetto si è rivelato determinante nella riorganizzazione di diversi settori (aziendali, industriali, turistici, ecc.), con l’aver restituito ad essi quella vitalità ‘emozionale’ di cui avevano bisogno, come, ad esempio, negli scambi delle esperienze (utilità), alla partecipazione (consigli, istruzioni per l’uso, insegnamento), oltre a risvegliare la curiosità degli individui preposti, ossia il desiderio di sapere, di conoscere, come arricchimento del progresso sociale.

La ‘comunicazione’ dunque, come leva principale per lo sviluppo istituzionale (economico, sociale, professionale e culturale) d’ogni singolo paese e della comunità mondiale intera, con l’obiettivo di avviare un dialogo fattivo ‘in rete’ tra la folta community dirigenziale-imprenditoriale, tra:. top-manager, comunicatori, opinion leader, decision maker ed operatori delle strategie di mercato ecc., afferenti alle istituzioni, all’economia e al mondo dell’informazione sparsi per il mondo, al fine di elaborare, attraverso il confronto, incontri, convegni, workshop e quant’altro, onde ispirare iniziative socio-culturali e professionali nell’ambito di una imprenditoria sempre più eco-sostenibile.

Ma se l’adozione di specifiche applicazioni tecnologiche nella comunicazione intraorganizzativa ‘in rete’, in quanto frutto di un avanzato progetto che risponde a particolari esigenze organizzative tecnico-economiche, si presta ad una serena analisi sulla possibile convivenza tra specializzazione e integrazione nell’odierna organizzazione del lavoro imprenditoriale; ancor più la scelta di entrare nella ‘rete telematica’ diventa strategica, in quanto consente una più decisa penetrazione sul mercato (Internet), inoltre ad accrescere l’integrazione intraziendale (Intranet) e interaziendale (Extranet) tra le parti, quanto più offre la possibilità di estendere all’indotto quelle implicazioni informatiche che sono di supporto alle decisioni manageriali e alla formazione di tecnici specializzati in ogni ambito lavorativo; non in ultimo, di sviluppare la collaborazione e la cooperazione (groupware) tra i diversi settori dell’imprenditoria.

L’utilizzo di Intranet, ad esempio, permette agli appartenenti a una stessa organizzazione, l’integrazione con un ambiente più fattivo del lavoro, di conoscere, informare e interagire ‘in tempo reale’ con l’apparato manageriale addetto alla gestione del personale (house-organ, scambio di mail e newsletter, ecc.); nonché di migliorare i servizi rivolti agli utenti individuali (forza lavoro interna ed esterna); così come di ampliare le possibilità di collaborazione e lo scambio di conoscenze reciproche. Malgrado ‘entrare in rete’ comporti per un’azienda un ulteriore impegno economico e costi iniziali aggiuntivi, dovuti alla riorganizzazione e all’apprendimento del nuovo mezzo di comunicazione e di gestione delle rinnovate tecnologie acquisite, va considerato che ciò, nel medio-lungo termine, viene assorbito portando una maggiorazione dei benefici (benefit, welfare ecc.) da entrambe le parti interagenti.

“La ‘rete’ – suggerisce F. Maimone, professore di Marketing & Digital , nel suo “Dalla rete al silos” (2010), è il modello ideale cui le nuove organizzazioni dovrebbero tendere, per la rilevanza strategica nel management delle persone, delle relazioni, del capitale di conoscenza e, non in ultimo, per il successo delle nuove forme organizzative aziendali”, in quanto si offre possibilità di “innovazione, competitività, pro attività, che sono le “tre competenze distintive” dell’organizzazione imprenditoriale al tempo della globalizzazione. La base tecnologica degli algoritmi in cui prende forma la ‘rete’ (WWW) costituisce quindi la piattaforma virtuale su cui costruire i ‘linguaggi’ necessari al trasferimento del sapere formale in ogni organizzazione che guardi alla programmazione della produzione (manodopera) e all’uso della conoscenza (esperienziale) tra imprese che operano nello stesso ambito di lavoro, fondamentali nella condivisione di un sapere codificato.

Non di meno, permette all’azienda e/o all’impresa una forte riduzione dei costi nelle operazioni di ‘marketing commerciale’, oltremodo necessario per la condivisione della comunicazione e la cooperazione con altri enti e altri mercati. Infatti, grazie all’uso di Internet, i costi di ricerca delle informazioni e la scambio colloquiale (corrente e informale), si riduce in quanto procede attraverso uno strumento assai potente in grado di monitorare il proprio mercato sulla base della concorrenza e sul mercato globale. Inoltre, permette di ridurre i costi d’intermediazione eliminando alcuni passaggi interposti nella catena di distribuzione e/o di vendita (prodotti, servizi ecc.), come a fornire maggiore sicurezza nelle transazioni e nei pagamenti on-line operando più liberamente a livello nazionale che internazionale, senza dover stabilire interminabili e costose clausole contrattuali associate alle rispettive opportunità.

Con l’approdo all’Intelligenza Artificiale (I.A.), cui si è giunti grazie alle tecniche di programmazione integrata tra informatica e telecomunicazioni, siamo ‘di colpo’ proiettati “…al largo dei bastioni di Orione”, come è appunto detto nel monologo conclusivo di “Blade Runner” (1982), il film diretto da Ridley Scott, andiamo incontro allo spostamento della curva esponenziale dall’obiettivo ‘umano’ (influenza culturale), verso quello tecnologico del piano fisico (scientifico) rigorosamente matematico, a quello esclusivamente cognitivo della ‘fantascienza’, da non considerarsi più come un’astrazione della mente (passione), che pure in qualche modo sta cambiando il modo di concepire l’organizzazione sociale fin qui accertata, sia all’interno delle reti locali e/o private che all’esterno dalle reti geografiche extranazionali.

Lo sconvolgimento virtuale cui assistiamo con I.A. pertanto, è indicativo che qualcosa sta cambiando, che il prodotto accumulato di tutto il sistema informativo del sapere (comunicazione, linguaggio, messaggio) va ridefinito sull’esperienza del nuovo. Ciò che fin qui permetteva di ridurre la distanza, ad esempio, fra l’ ‘autore’ di un documento (non più idea, sviluppo, messaggio), e l’ ‘utente’ (lettore, ricettore, usufruente), sarà inevitabilmente multimediale e multidimensionale, fornirà principalmente un insieme di nuove ‘connessioni’ in fatto di collegamenti e nuove ‘relazioni’ a supporto dell’informazione, favorendo diversi gradi di libertà alla ‘comunicazione’ direttamente sul piano (desktop, lavagna luminosa, video olistico ecc.) dell’utente finale.

“Esiste uno spazio residuo per pensare a un possibile oltre?”, si chiede avvedutamente S. Mati nella riflessione critica a “Soglie: l’esperienza del pensiero” (2011) di F. Rella, per poi rispondere un secco ‘sì’, deciso e ultimo, quand’ecco che la volontà (di ricercatrice), mette in gioco lo spirito della sua avventura informatica e si appropria della sostanza creativa: “…la vita nell’apparenza come scopo, l’arte come unica attività metafisica dell’esistenza, la creazione che decide della verità, il mondo vero (reale) che diventa ambito leggibile del nostro futuro”.

(continua)


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