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🖋 Intervista a Pedro Eiras
 
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Commenti al testo di Luc Laudja
Hai voglia ...

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 Luc Laudja - 06/11/2012 23:25:00 [ leggi altri commenti di Luc Laudja » ]

Eh, Kafka, dici poco ... straordinario romanzo e magnifico passo la tua scelta, Amina ... che dire? innanzitutto che quella Therese è una ragazza molto in gamba, che sa percepire e cogliere le "umane occasioni" felici che la vita, a volte, regala .... e poi, e poi mi verrebbe da scrivere tanto altro su una vicenda del genere ma ... forse è meglio di no, prima che qualcuno mi "bacchetti" (sorrido) ... dico solo "dovrebbe venire sempre con me" ...
Grazie, Amina. Narimi!

 Luc Laudja - 06/11/2012 23:19:00 [ leggi altri commenti di Luc Laudja » ]

E allora ditelo che ce l’avete con me! ... Scherzo, scherzo ...
Vedi, mia cara Amina, la casa "perfetta", come la definisci Tu, non è affatto per me la casa "chiusa", definitiva, dall’equilibrio immodificabile e imperfettibile, ove tutto è calcolato e studiato in funzione di gioie illusorie o ipocriti egoismi, tutt’altro ... intendo Casa quella condizione, quello stato in continua evoluzione, in metamorfosi costante, ove ogni suo abitante genera ossigeno per l’altro, ove ciascuno alimenta ogni dì il fuoco comune, quel vivere - e con_vivere - che non teme il viaggio né la sosta forzata, non l’accamparsi nel deserto né gli smottamenti terrestri, perchè la casa "perfetta", sa che può rigenerarsi e rinascere e rielevarsi sopra ogni catastrofe e tragedia, senza che importi il luogo o le risorse disponibili, ed eventuali rattoppi o rinforzi visibili, non saranno meri difetti estetici, ma la più autentica testimonianza della volontà e della tenacia dei suoi abitanti a man_tenere viva quella ’casa’, consapevoli che il suo abbandono è sconfitta, e non per amore di quattro pareti di memoria o nostalgia, ma semplicemente perchè loro SONO quella casa ... demolendola, produrrebbero le loro stesse macerie.
Sì, lo so, può sembrare un po’ contorta come spiegazione, e forse lo è, ma non è facile spiegare, e trasmettere pienamente, un sentimento (o desiderio) tanto forte di Appartenenza.

 Cristiana Fischer - 06/11/2012 22:19:00 [ leggi altri commenti di Cristiana Fischer » ]

Mi rendo conto (ancora!) che aver utilizzato la metafora dei conti e delle ragioni ha suscitato antipatie verso la matematica. Ma... che c’entra? E’ anche un pensiero vicino al divino, se proprio si vuole. L’equilibrio (va meglio così?) delle ragioni e dei torti era evocato a proposito della dialettica catastrofista espressa dal testo. Ma tu, Luc, dici che i conti li hai fatti e che quindi i termini sono realmente questi.

 Amina Narimi - 06/11/2012 22:18:00 [ leggi altri commenti di Amina Narimi » ]

Una volta la settimana, per il cambiamento di turno, aveva ventiquattr’ore libere, che in parte impiegava per fare qualche visita alla capocuoca e per scambiare poche parole con Therese, adattandosi al suo scarso tempo libero, in qualche angolo, in un corridoio, e più di rado nella sua stanza. Talvolta l’accompagnava anche in città a fare le sue commissioni, che erano tutte urgenti.
Allora andavano quasi di corsa fino alla stazione più vicina della metropolitana, Karl le teneva la borsa, il viaggio era brevissimo, come se il treno fosse trasportato senz’alcun impedimento, e non appena scendevano, senz’attendere l’ascensore che per loro era troppo lento, si precipitavano su per le scale e davanti a loro apparivano grandi piazze da cui le strade si dipartivano a raggiera, percorse in ogni direzione dal fragore di traffico che scorreva lineare, ma Karl e Therese correvano l’uno accanto all’altra nei vari uffici, lavanderie, magazzini e negozi in cui dovevano fare qualche ordinazione o reclamo che non era facile sbrigare per telefono o comunque non particolarmente importante. Therese si accorse ben presto che l’aiuto di Karl non era da disprezzare, anzi, accelerava notevolmente i tempi. Quando era con lui non le succedeva mai, come le era capitato più volte, di dover aspettare che i negozianti superindaffarati le dessero retta. Karl si avvicinava al banco e vi batteva sopra le nocche finché riusciva a farsi ascoltare, gridava al di sopra di una barriera umana nel suo inglese ancora un po’ troppo caricato, facilmente riconoscibile tra centinaia di voci, e si avvicinava alle persone senza esitare, anche se queste si allontanavano con alterigia nel fondo di lunghissimi negozi. Non lo faceva per arroganza, era disposto a tollerare qualsiasi difficoltà, ma si sentiva in una posizione sicura che gli dava dei diritti, perché l’Hotel Occidental era un cliente con cui non c’era da scherzare e in fondo Therese, nonostante la sua esperienza commerciale, aveva bisogno d’aiuto.
«Dovrebbe venire sempre con me», gli diceva a volte ridendo contenta quando qualche impresa era riuscita particolarmente bene.
Durante il mese e mezzo in cui rimase a Ramses, solo tre volte Karl si trattenne più a lungo, per un paio d’ore, nella stanzetta di Therese. Naturalmente era più piccola di qualsiasi altra stanza della capocuoca, le poche cose che conteneva erano quasi ammassate attorno alla finestra, ma Karl, dopo l’esperienza del dormitorio, sapeva apprezzare il vantaggio di una stanza propria, relativamente tranquilla, e anche se non lo disse apertamente, Therese si accorse che la sua stanza gli piaceva. Non aveva più segreti per lui, né sarebbe stato facile averne dopo la visita che gli aveva fatto la prima sera.

Franz Kafka, America

 Amina Narimi - 06/11/2012 22:10:00 [ leggi altri commenti di Amina Narimi » ]

non credo nelle cose ultime,nelle case "chiuse" per sempre
tra le montagne e il deserto c’è il movimento perenne d’_istanti infiniti di isbe,di tende improvvisate
Credo che l’Idolo invece partorisca quella distanza :la casa "perfetta" è l’insidia più grande,le Matematiche Nostre Macerie

 Luc Laudja - 06/11/2012 19:32:00 [ leggi altri commenti di Luc Laudja » ]

Capisco il senso, plausibile, della Tua riflessione, Cristiana ... si dovrebbe sempre partire da una onesta e spietata autoanalisi (e così, nel caso specifico, è stato) ... ma, nello stesso tempo, non credo che la "matematica" sia adatta e d’aiuto alle questioni sentimentali. Specie se non si conosce il problema. Grazie per l’intervento, gradito ed apprezzato.

 Cristiana Fischer - 06/11/2012 18:56:00 [ leggi altri commenti di Cristiana Fischer » ]

mi sembra che non hai fatto bene il conto dei torti e delle ragioni