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Commenti al testo di Roberto Maggiani
Rivisitazione matematica di “L’infinito” di Giacomo Leopardi

Sei nella sezione Commenti
 

 Roberto Maggiani - 02/07/2019 22:35:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Ciao Jacob, Rosa Maria, Lorenzo e Gil, grazie per avere letto/ascoltato/visto la rivisitazione e per avere lasciato il gradito segno del vostro passaggio. Ho apprezzato i commenti, come parziale risposta rimando al mio commento sottostante datato 24/06/2019 ore 00:35:00. Un caro saluto.

 Gil - 28/06/2019 06:32:00 [ leggi altri commenti di Gil » ]

Sia per mia ignoranza sia per intensit di tema ci dovr riflettere ancora, tuttavia, nell’immediato condividerei l’atteggiamento del Tosco; effettivamente, se matematica e poesia hanno in comune la Bellezza formale, hanno per linguaggi (o significanti) diversi, sicch della prima riscritta in versi si danno i contenuti e non l’estetica che le propria. Certo anche la poesia si pu "tradursi" in matematica, basti pensare alle sue possibili strutture metriche ovvero musicali, quindi, appunto come la musica, ha nella sua creazione formale o pu avere un substrato nunerico, matematico. Tornando quindi al testo del Maggiani, ne riconosciamo la qualit d’autore, non tanto di scienziato se non evidentemente nei contenuti, poich trattasi certo di poeta-scienziato.

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 Rosa Maria Cantatore - 26/06/2019 12:13:00 [ leggi altri commenti di Rosa Maria Cantatore » ]

credo che Leopardi- da grande filosofo della natura qual era- avrebbe apprezzato.

S, credo proprio di s.

 Jacob l. - 25/06/2019 12:32:00 [ leggi altri commenti di Jacob l. » ]

Mi pare che qui entri anche il calcolo statistico. Bisognerebbe analizzare la varianza, a questo punto...

 Roberto Maggiani - 24/06/2019 20:09:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Grazie Klara per questo interessante raffronto che non avevo fatto se non a intuito nella composizione cercando di riprendere una musicalit, un po’ come intonarsi su una nota.
Grazie Antonio per la tua testimonianza.
Entrambi mi avete indotto a riflessione.

 Antonio Terracciano - 24/06/2019 19:36:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Sembra strano, ma la matematica, quando raggiunge alti, altissimi livelli, pu congiungersi con la poesia, con la grande poesia. Ho avuto la fortuna, alla fine degli anni Sessanta, di essere allievo, a Napoli, negli ultimi anni della scuola superiore, di don Savino Coronato, che era stato, fino a dieci anni prima, l’unico e fidatissimo assistente del mitico Renato Caccioppoli alla "Federico Secondo" (oltre ad essere stato, prima della guerra, uno dei pochissimi a frequentare degli elitari seminari di Ettore Majorana) ; don Savino, con altro nome, interpretato da un attore in alcune scene del noto film "Morte di un matematico napoletano" , di Martone (non capisco perch a nessuno sia venuta l’idea di dedicargli una voce in "Wikipedia" , mentre ne esistono, a volte, perfino per mediocri giocatori di calcio di quarta serie! ) Ebbene, le sue lezioni erano brevi ma intensissime: a un certo punto cominciai a non capirci pi niente, ma avevo comunque l’impressione di intravvedere talvolta un sia pur pallido riflesso del sole al di fuori della caverna platonica (per usare un’immagine presente alla voce "Matematiche" dell’ "Enciclopedia Einaudi" ) ... Consapevole di essere troppo oscuro per ragazzi di sedici, diciassette anni, don Savino interrompeva volentieri le sue spiegazioni e dimostrazioni per mettersi a recitare qualche verso di Baudelaire, l’altra sua grande passione (come pare, del resto, che Caccioppoli fosse dedito al culto di Rimbaud) , facendoci cos intuire la sostanziale contiguit di matematica e poesia. P . S . Non so perch, ma nella mia attivit di docente di francese alla scuola media inferiore, alla fine di ogni anno scolastico i voti da me dati agli alunni erano quasi sempre molto pi simili a quelli che essi riportavano in matematica che in italiano o in inglese.

 Klara Rubino - 24/06/2019 09:56:00 [ leggi altri commenti di Klara Rubino » ]

Sempre caro mi fu questermo colle,
sempre cara mi fu questa spoglia gaussiana
E questa siepe, che da tanta parte
e questa delta di Dirac ammortizzata
o qualunque risonanza della funzione
e ogni discontinuit
Dellultimo orizzonte il guardo esclude.
che da tanta parte dellultima infinit
mi esclude la comprensione.
Ma sedendo e rimirando, interminati
ma calcolando interminati
Spazi di l da quella, e sovrumani
integrali sulle cose gaussiane
Silenzi, e profondissima quiete
fino al limite -al di l di ogni interruzione-
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Io nel pensiero simulo ogni soluzione
Il cor non si spaura. E come il vento
e temo la non linearit del problema.
Odo stormir tra queste piante, io quello
E come unidea avverto
muoversi tra i neuroni
Infinito silenzio a questa voce
pi comprensibile e semplice di quella
articolata e astratta
Vo comparando: e mi sovvien leterno,
Questa la comparo a quella e mi sovviene
lintuizione dellassurdo
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Cos tra questa
e la logica leggera e semplice del finito
intorno al massimo della funzione
privo di complessit
Immensit sannega il pensier mio:
Cos in questa matematica
sannega il mio pensiero
E il naufragar m dolce in questo mare.
e il naufragare tra i numeri
tutto sommato mi rende sereno

Ci che pi mi colpisce in questo raffronto serrato che dove c " ma sedendo e mirando" tu scrivi " ma calcolando" ed come una sorta di contemplazione applicata ; S in fondo la matematica non che questo!
In effetti il contrasto lessicale si armonizza nello stesso moto dellanimo indagatore/ esploratore che alla fine si arrende piacevolmente allEterno chiamato in matematica lintuizione dellassurdo : non che il collasso del Veliero Pensiero a cui segue il dolce naufragar la Resa o accettazione dellessere uomini.
( in balia della loro naturale "funzione")

 Roberto Maggiani - 24/06/2019 00:35:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

La poesia di Leopardi uno spunto utilizzato per affermare che il concetto di infinito, cio lo spaziare dello spirito umano oltre il contingente, non ci dato soltanto dall’esperienza della natura e della sua bellezza e vastit ma anche dall’esperienza dell’intelligenza logica, esperienza che un uomo pu fare di fronte a un ragionamento astratto nei territori della matematica, la quale ha configurazioni ben pi vaste e allettanti rispetto a quelle imparate alle scuole superiori... bisogna salire di un gradino sopra e affrontare studi del livello universitario per capire meglio cosa intendo, ma ci sono numerosi testi divulgativi che in ogni caso ne danno un’idea. Grazie Alberto per il commento.

 Alberto Becca - 23/06/2019 16:56:00 [ leggi altri commenti di Alberto Becca » ]

Stranamente o fortunatamente leggendo il testo Leopardiano , come anche leggendo questa pirotecnica e algebrica rivisitazione, si ha la netta sensazione che noi, cio ogni essere vivente, siamo un "nulla" un meno di niente di fronte alla complessit, alla perfezione e alla vastit dell’ infinito che di per s illogico e incomprensibile (come la maggior parte delle formule matematiche): l’ importante non scoraggiarsi, non perdersi e essere certi che nella quotidianit, nei sentimenti, nelle intuizioni, nella poesia, non sempre 2 + 2 fa 4 !!!!

 Roberto Maggiani - 22/06/2019 18:20:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Caro Antonio, grazie per il tuo incoraggiante commento, talvolta certi tentativi di comunicazione (in questo caso tra poesia, scienza, autore e lettore) sono un po’ azzardati e non si sa mai da che parte prenderli, ma ci che succede che mi diverto. Ultimamente sto lavorando in questo senso, non facile, quando si cerca di far dialogare poesia e scienza, non cadere nel didascalico. Grazie. Un abbraccio.

 Antonio Terracciano - 22/06/2019 17:25:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Ecco un tentativo poetico davvero originale, degno di apparire in giornali anche pi diffusi della "Repubblica / Napoli" ! Non entro nel merito della terminologia matematica, che mi ha sempre affascinato ma con la quale ho perso la confidenza da tantissimo tempo; dico solo che penso che il pensiero di Leopardi fosse innanzitutto filosofico-matematico, prima ancora che poetico. Il Maggiani, anche questa volta, mette positivamente in comunicazione l’arte con la scienza, abolisce quei confini che le hanno innaturalmente separate per secoli. (Ieri sera, vedendo un bel documentario su Leonardo da Vinci alla "Rai" , ho appreso che la sua biblioteca personale, di pi di duecento libri - un bel numero, per i suoi tempi! - , era costituita per meno di met da trattati scientifici e tecnici, e per il resto da poesie, romanzi, novelle... )