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Commenti al testo di Laura Turra
Quest’acqua che ancora piove

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 Laura Turra - 10/02/2021 06:13:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

Leggere poesia è sempre lasciarsi toccare dentro da qualcosa che fa bene anche quando fa male...
Grazie, Salvatore, un augurio di giorni lievi.

 Salvatore Pizzo - 10/02/2021 02:22:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Fa male, sento che mi fa male, quel filo di inquietudine che serpeggia di verso in verso, in questa tua breve ma intensa poesia, proprio come la pioggia di questi giorni.

"...e cade
da un angolo sbagliato
la luce,"
Ecco, è qualcosa che mi entra negli occhi, dandomi ragione di ciò che mi capita di guardare nel giorno.
Grazie con un grande abbraccio.

 Laura Turra - 08/02/2021 08:52:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

Grazie a te, Giovanni, per questo tuo commento e, sempre, per la tua scrittura.

 Giovanni Rossato - 08/02/2021 08:39:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Rossato » ]

Per me questa tua poesia è una delle migliori tue cose; è perennemente e continuamente al bivio, ci vedo la certezza di un significato e nel contempo la difficoltà nel trovare il bandolo della matassa per poter arrivare a comprenderlo, comunque, per ciò che più conta per me, è profondamente umana e di ciò ti ringrazio.

 Laura Turra - 08/02/2021 07:40:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

Grazie di cuore, Gil, grazie per ciò che sai cogliere. Un abbraccio

 Gil - 07/02/2021 18:05:00 [ leggi altri commenti di Gil » ]

Ci sono delle certezze di rinascita, seppure in una incertezza di segni, perché siamo consegnati ad un mondo fenomenico, che oltrepassa la nostra possibilità di controllo e ci costringe ad una inquietudine l’improvvisa accadere delle cose - luce, pioggia ed il suo silenzio -, poiché anche la sorpresa migliore inquieta se diventa il nostro straniamento; così la chiusa ci dice il segreto della poetica turriana ovvero la tematizzazione da ella prediletta: nulla vale la rinuncia ad una "stranietudine", a quell’"esilio" del poeta nel mondo, che vive con fierezza un altrove che abita il suo qui, ovvero una rinuncia che avrebbe senso, quando il qui e l’altrove si congiungessero in un’epifania alle soglie terrene della Poesia; che sovente assumono nei suoi versi, nei versi della Turra, il volto amato del cielo, degli uccelli - il loro volo come simbolo di quell’altrove poetico desiderato - delle piante e dei fiori, quasi piccoli messaggeri sulla soglia dell’ispirazione, che diventano le "voci" mute del suo "salmodiare" il tempo incerto di un’attesa, ovvero quell’attendere un natale di luce o un viaggio che nevinsegua la scia.