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Il vacillante domani

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Quale amor si possa per te provare,

ed insieme, erigere il piedistallo per il futuro,

se poni l’animo nell’angoscia,

per l’azzardo celato nell’oscuro;

nella taciuta incognita dell’essenza umana,

che al rischio incorre, di non averti più.

 

Frutto di tranelli insorti alle spalle,

svelate dal cospetto delle realtà,

descrivono negli occhi della gente la paura ingente,

nell’incognita di un domani debole e vacillante,

rinnegante la luce della serenità.

 

E non cessa di vagheggiar il pensiero,

timoroso, perplesso per quel che l’attende,

in una vita opaca né logica discende,

dove incerto, tutto appare, e perenne non perdura,

ma il solo crudele destino assiste inerte.

 

È lo spettro che tra l’umane genti dilaga,

vivere nel vuoto del deserto della speranza,

ove nessuno possa udir il grido nella lontananza,

quando il dolore affligge le membra,

prive di forze per tirare avanti.

 

Il continuo meditar di una sorte,

che vede tramontar i sogni,

e abbattuti i solidi castelli che alzati sul podio,

con duro vigore e sudato stento,

ora volati via, trascinati dal vento.

 

Perpetuo ed unanime nell’invocare,

da tutti, un domani migliore,

perché dinanzi al volto del destino avverso ed oscuro,

di tale vacillante fine, l’essere mortale non era sicuro.

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