Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)
Poesia della settimana
Questa poesia è proposta dal 03/03/2014 12:00:00
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De memoire de rose on n’a jamais vu mourir de jardinier. Sull’infanzia dei germi e delle fronde Il marzo sbuffa; alle ospitali gronde, Alle tiepide tane Fa ogni sbuffo assassino Delle speranze dell’aprii bottino, E alle rive lontane Caccia un popol di morti e di feriti. Son sibili e garriti E fischïate fesse: Fin le tegole anch’esse, Forse per l’abitudine dei nidi, Si credon rondinelle e volan via. Fra le spighe gli steli e gli arboretti È un lottar di equilibrio e di scambietti Per non schiantarsi, agli schiaffi potenti Opponendo gli inchini e i complimenti. E una lepida quercia a una rugosa Sua vicina dicea: ― Monna Ghiandosa, Rammentate il seicento? Fu in maggio, se non erro, Di quell’annata, la maggior tempesta. Un mio ganzo, un bel cerro, Asfissiato morì nel turbinìo, E noi, bontà di Dio! Siam vive e sane, e brille Toccheremo il duemille! — E che pensava il fiorellin divelto Udendo il cicalìo della vegliarda? Egli che all’alba ancor non era nato Morir canuto a sera avea sperato... Nel fango invece a mezzodì giacea, E dolorando l’anima rendea. [ Tratta da Penombre (1864), sezione Vespri ]
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