Fotoni onirici
Onirici sentieri ridipinti
negli occhi neri e sempre vinti
da tinte visionarie e antiformali,
onirici sentieri privi d'ali.
Figure nelle stelle, segni sogno
chiusi guerrieri guide non agogno,
mangio nel tempo di porpore e di miele
manne native, pagane e antifiele.
Onirici filati dipanati
di riti sconosciuti e trapelati;
inutile spiegar le sorti e i mondi,
a chi abita nei regni che non sondi,
disciogliere col ghiaccio la parola
a chi di protofedi si innamora.
Lama di mano acceca la pendenza
fedel carezza fotonica mi sfiora,
recido fior di planetaria essenza,
scrivo a spirali la tema che l'onora.
Lenti oscure
La più grande arsura che mi viene
corre nel cenno che sembra rinnegare
la grande forza scorrevole di piene
d'energia floriale in direzione mare.
(Che cosa oscura quelle lenti
nell' evidente meta, e le contorte menti
frontali pali alla natura
mia inquieta?)
La più grande arsura che mi viene:
anticipando ormai la rifrazione
corro per dirvi, urlare la questione
respiro lungo senza tornare azione.
(Che cosa annulla quegli intenti
nell'innocente meta, e le di storte menti
salti abissali nella fossa
terra e creta?)
La più grande altezza che trattiene
resta nel fuoco, nel rosso timbro
del mio giuoco.
La grande insensatezza che non tiene
sta nella carta, nel nero dito
di quel vendicativo
che vi scarta.
Vani corpi
Cosa disegna questo fiore
chi mi discosta il fondo
ormai matto tremore
ormai lontano dal voler
brunire il tondo a cuore?
Amor movesse il mondo!
Come tornare, come
librare il moto primo
e primordiale nuoto?
Cammino nel deserto
ricado in fondo a valle,
il tuffo è irrigidito
ghiaccio che blocca
più solido le spalle.
Nel buio del profondo
tasto i miei vani corpi
è il fuoco che mostruoso
rivendica i suoi torti.
[ Tratte da flordimanto, Edizioni Gazebo ]