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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 29/09/2014 12:00:00
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I niül

di Franco Loi

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*

 

Ah Italia scunda, che nissün pö vêd,
Italia che laura e se despera
Italia sensa gloria e sensa mêd
tèra d’un diu scundü sensa paüra,
mì te cunussi e cerchi el giüss del crêd
che tègn insema i gent denter la scüra.


Ah Italia nascosta che nessuno può vedere/Italia che lavora e si dispera/ Italia senza gloria e senza possedimenti/ terra d‘un dio nascosto senza paura/ io ti conosco e cerco il succo del credere/ che tiene insieme le genti dentro l’oscurità.

 

*

 

În niül rösa cun di buff de scür
ch’j passa su Milan nel scend la sera...
În niul ch’j sparìss int un fàss ciar
- se sent bujà un quaj can nel fàss de cera
i tecc luntan di câ, rümur se sfànn...
e dré dun quaj barcun quajvün fa lera,
dü tri bagaj, ’na balla, el fer d’un tram...
’Me che patìss ne l’òm la luntanansa!
Cume patiss la vita nel tran tran!
Che bèla sera! ’Me taja’l cel la ransa
che fa vegnì süj câ quèl rìdd legger
e a l’umbra di purtun la lüna dansa
tra quèl tasè di üsèi ch’j par penser.


Sono nuvole rosa con sbuffi di scuro/che passano su Milano nel scendere la sera.../ Sono nuvole che spariscono in un chiarore/-si sente abbaiare qualche cane nel farsi di cera/i tetti lontani delle case, rumori si smorzano.../ e dietro un qualche balcone qualcuno canticchia,/ due tre bambini, una palla, il ferro di un tram/ Come patisce nell’uomo la lontananza!/ Come patisce la vita nella monotonia dei giorni/ Che bella sera! Come taglia il cielo la falce/che fa venire sulle case quel ridere leggero/ e all’ombra dei portoni la luna danza/ tra quel tacere d’uccelli che sembrano pensieri.


[Poesie tratte da I niül, Interlinea; traduzioni, dal dialetto milanese all'italiano, dell'autore]

 



Premio “Paolo Bertolani” 2014 per la poesia dialettale

sezione del Premio LericiPea

 

MOTIVAZIONE: Molti sono i linguaggi della poesia di Franco Loi, naturalmente al primo posto il suo milanese, parlato e lirico, con cui a partire dagli anni ’70, ha profondamente rinnovato la tradizione lombarda, di Porta e Tessa; poi il genovese, della sua città natale, ma anche il sardo e l’emiliano dei genitori, infine l’italiano della sua prosa saggistica e delle sue autotraduzioni.
La polivalenza espressiva si specchia nella ricca articolazione dei suoi temi e motivi, che in mezzo secolo di attività, ha fatto di Loi uno dei maggiori poeti ‘nostrani’ di statura europea, come attestano, tra l’altro, le non poche traduzioni in varie lingue.
La sua è una poesia capace di scenari diversi, dalla teatralità narrativa al lirismo più intenso e spirituale, dall’acuta rilevazione di un dettaglio quotidiano all’osservazione cosmica; una gamma ricca e cangiante, che mostra la sua grande capacità di ascolto ed interpretazione dell’umano, della natura e dell’‘altro’.

 

 


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