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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Poesia della settimana

Questa poesia è proposta dal 15/10/2018 12:00:00
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Traduzioni

di Guido Ceronetti (Biografia/notizie)

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Ibant obscuri…

 

Era l’andare, dalla notte solinga

Avviluppati di oscurità

Per gli antri vacui, le smateriate

Dominazioni, a Dite. Similmente

Va il viaggiatore per luoghi silvestri

Dove stenta velato un raggio scarno

Di luna quando la divina ombra

Abbia sepolto il mondo e i suoi colori

Nel nulla della caligine notturna.

Là sull’entrata dove le sue gole

Orco spalanca ebbero dimora

I Lutti, le Vendette smaniose,

I giallognoli Morbi, la Vecchiaia turpe,

I Terrori. E con loro la Fame

Che atrocità persuade, la Privazione abbietta,

La Morte e l’Agonia facce tremende,

Il Sonno quasi già Morte, il Godimento

Che stravolge la mente hanno la tana.

La ferrea stanza posero le Erine

E la Guerra che irradia morte

Sul varco opposto; da sanguinose

Bende stretti i serpenti della chioma

La Discordia delira

 

Virgilio, Eneide, libro VI, vv. 268-81

 

 

 

L’animula

 

Fiamma di smorta lampada

Dolcemente oscillante,

Straniero che il mio esule

Corpo seguivi, adesso

In quali luoghi andrai?

Esangue agghiacciata spoglia

Tu mai più i tuoi piaceri

Ritroverai

 

Adriano Imperatore

 

 

 

*

 

In coro con me cantate:

Sapere, nulla sappiamo.

Arcano, il mare da cui veniamo.

Ignoto il mare in cui finiremo.

Posto tra i due misteri

È il grave enigma: tre

Casse che chiuse una perduta chiave.

La luce nulla illumina

Il sapiente nulla insegna.

La parola dice qualcosa?

L’acqua, alla pietra, dice qualcosa?

 

Antonio Machado, da Proverbios y Cantares

 

 

 

Monaxià

 

Là, dove sempre tende ogni partire

Si ritorna: all’essere più soli.

Una brancata di terra, in un cavo

Di mani vuoto.

 

Giorgio Seferis, da Una parola per l’estate

 

 

 

That time of year thou mayst in me behold

 

Tu puoi vedere in me quell’epoca dell’anno

Quando, fatte rare dalla caduta, pendono

Ingiallite le foglie dai rami assiderati,

Cantoríe di rovina dove dolci uccellini

Cantavano.

Tu vedi in me il giorno che finisce,

Il suo svanire a Ovest dietro il sole

Tramontato quando la nera Notte

Lo porta via di colpo, e la gemella della Morte

Affonda tutto e tutti nel riposo.

Tu vedi in me il fuoco languescente

Che nelle ceneri della sua giovinezza

Ancora ha slanci e il suo stesso alimento

Lo va spegnendo, come nel posarsi

Estremo del sospiro.

E questa percezione fa il tuo amore

Più forte: tu con più ardore ami

Colui che presto ti dovrà lasciare..

 

William Shakespeare, Sonetti, 73

 

 

 

[ Poesie tratte da Trafitture di tenerezza - Poesia tradotta 1963-2008, Guido Ceronetti, Einaudi ]

 

 


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